Storie sull'ambiente: la rapina perfetta

Storie e Notizie N. 1207 

Sabato 28 marzo alle 20.30 scoccherà l’inizio dell’ottava edizione dell’Earth Hour (Ora della terra), iniziativa creata dal WWF per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’urgente tema del cambiamento climatico.
Quella del 2015 verrà ricordata per un furto.
Un furto di parole…

C’era una volta la rapina perfetta.

Questo rispose l’indomani la terra alla luna, allorché quest’ultima chiese lumi sull’ora di buio.
Che avrebbe dovuto far luce sulla fine.
Inevitabile, ma perlomeno procrastinabile.
Dimmi di più, incalzò la regina della notte.
Sono curiosa.
La terrà esitò, alimentando suspense anche nelle stelle.
Le solite spettatrici abusive.
Ti dirò molto di più, disse.
Ti dirò tutto.
Ovvero tutta, la storia.
C’ero io e c’erano loro.
Gli arroganti tra i terrestri, i veri alieni, i clienti sgraditi.
I soli clandestini che, spesso, andrebbero espulsi da ogni suolo.
Gli umani.
Conto alla rovescia, sipario e… buio.
Giammai oscurità totale, condizione ideale per uno spettacolo preciso.
Tuttavia, sono ormai usa a fare a meno della perfezione, laddove entri in scena la cosiddetta specie superiore.
E così ho fatto buon, anzi, miglior viso a cattivo gioco e sfruttando la minore attenzione dei guardiani del dire ho rubato.
Sì, lo ammetto e non me ne vergogno, perché ho rubato parole.
I bipedi pensanti lo fanno di continuo e l’insieme di lettere che adorano trafugare, per celarlo nelle profondità della memoria, è il più paradossale.
Quale? Chiese la luna, facendosi voce di tutte le luci presenti.
Umanità, ci credi?
No, rispose la signora dal mantello blu, lo vedo. Ogni notte che sogno i loro giorni.
Ma quali parole hai rubato? Domandò curiosa.
Quelle che facevano al caso.
Il mio, che poi è anche il loro.
Ho rubato il dopo.
Affinché non potessero più dire ci pensiamo dopo, dopo vedremo o chi lo sa cosa accadrà, dopo?
E ho rubato il domani e il futuro, così nessuno potrà più recitare il sopravvalutato domani è un altro giorno e l’ipocrita il futuro è dei giovani.
Perché oggi è oggi e domani pure.
E perché il futuro non è dei giovani, bensì di tutti.
O di nessuno.
Poi ci ho preso gusto, ho preparato un sacco di dimensioni ciclopiche e ci ho ficcato dentro tutti i verbi al condizionale, iniziando da dovrei e potrei, capirei e saprei, vedrei e, più che mai, cambierei.
Tuttavia, ad essere onesta, non ho solo rubato.
Ho pure barato.
Anch’essa pratica appresa dai presunti maestri che si arrogano il diritto di regnare sulla mia pelle.
Quella di prendere in prestito parole per rimetterle al loro posto distorte.
Come civiltà, pace e diritti, per citarne alcune a caso.
Dal canto mio, non avevo dubbi e con mano lesta ho afferrato la sola parola che mi interessasse.
Orizzonte.
Il loro, è chiaro.
Credimi, non pensavo che fosse diventato così piccolo, osservandolo da vicino.
Quindi ho compiuto l’inganno.
Ne ho preso i lembi e ne ho allargato l’ampiezza oltre misura.
Umana.
A quale scopo? Domandò la musa dei lupi dall’ugola caliente.
Oh, giammai per creare altri sognatori.
Chi non punti un solo centesimo della propria esistenza sull’inammissibile disegno non muterà mai opinione.
Sono i coltivatori di speranze perdenti che hanno bisogno d’aiuto, al giorno d’oggi.
Sono pochi, come sempre, e bisognosi di incoraggiamento.
Basterebbe un nonnulla.
Pensa, quindi, cosa potrebbe fare un orizzonte sproporzionato.
E cosa è successo alla fine della tua ora? Chiese la luna. Tanto poi tutto tornerà come prima.
La terra sorrise con un’espressione trionfante.
E rivelò la parola più importante tra quelle che aveva rubato.
Fine.

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