27.6.18

La favola di sinistra e destra

Storie e Notizie N. 1587

C’era una volta un paese in conflitto.
Nato da esso, cresciuto nel medesimo e talmente abituatosi allo stesso da ritenerlo soltanto una delle molteplici possibilità di un’armoniosa società.
Nel paese in conflitto vivevano e si contrapponevano, con più o meno consapevole coerenza, due differenti tipologie di creature.
Le persone inclini a utilizzare la mano sinistra come prioritaria soluzione.
E coloro che al contrario preferivano la destra.
Si potrebbe rendere tutto più facile, sintetizzandole in mancini e destrorsi.

Ma questa, malgrado quel che vi raccontino, non è affatto una storia semplice.
A riprova di ciò, all’inizio di quest’ultima era assai più immediato distinguere i due schieramenti.
Banalizzando, mano sinistra voleva dire prediligere la via pacifica alla risposta bellicosa, la soluzione diplomatica a quella armata, schierarsi senza indugio dalla parte dei più deboli, peraltro senza alcuna discriminazione tra essi, combattere le disuguaglianze sociali o meramente umane, mantenere un atteggiamento sempre aperto e flessibile innanzi ai cambiamenti e alle riforme del vivere che in qualche modo dimostrassero di essere coerenti con i reali bisogni, il tutto con il vincolante riferimento e condizione ineludibile nella forma dei membri più svantaggiati della comunità.
A fronte di ciò, la mano destra era riconoscibile per il suo imperativo legame con le tradizioni e le norme, a prescindere dalla loro quotidiana efficacia, con la scelta muscolare e virile rispetto a quella ritenuta troppo morbida e attendista, con le classi più opulente e il potere istituzionale e istituzionalizzato, con la versione morale ancor prima che vivente delle cose, con i tabù e i recinti a dispetto delle libertà e gli affrancamenti, il tutto con il vincolante riferimento e condizione ineludibile nella forma dei membri più individualisti della comunità.
Tuttavia, soprattutto a causa di un clamoroso trucco da volgare quanto astuto imbonitore, il paese in conflitto si ritrovò vittima di un sorprendente abbaglio.
Malgrado la mano mancina fosse stata protagonista indiscussa dell’indispensabile prologo alla nuova, comune narrazione, al netto di una destra parte recitante quale primo ostacolo al democratico vagito, le fondamentali premesse vennero confuse, rese illeggibili e vergognosamente depennate perfino dalle preziose note a margine.
Al punto da ritenere addirittura plausibile affermare di non trovar differenza tra le due quanto mai antitetiche mani.
Inutile dire quale tra esse poté approfittare maggiormente dell’inganno, e se mal comune val mezzo gaudio, colpevolezza condivisa si traduce spesso in assoluzione per tutti.
Ciò malgrado, quel che nel tempo significò per l’una rinnovata arroganza e rivalutazione di vergognosi errori, ancor prima che principi, per l’altra comportò insicurezza e confusione, sfiducia e perdita di autorevolezza.
Perché questo è sovente ciò che accade a chi lasci cancellare una verità irrinunciabile da un oblio programmato a tavolino.
Ovvero, quella di esser nati, allevati e assuefatti a un paese in conflitto.
Le conseguenze furono di natura grottesca.
Con il passare degli anni, le persone che preferivano la mano destra si dedicarono a dar sfoggio di quest’ultima con crescente sfrontatezza, palesando col tempo un’assenza di scrupoli totale, degna di colui che sa di poterla fare franca malgrado qualsiasi sentenza venga emessa dalla Storia pregressa.
Frattanto, lo smarrimento di coloro che erano usi a favorire la mano sinistra raggiunse livelli inaspettati e le file cominciarono a dividersi pericolosamente.
Ci fu chi prese a nascondere l’arto mancino perennemente in tasca e chi si esercitava a tenerlo dietro le spalle, come se non esistesse, come se fosse qualcosa di qui vergognarsi.
Ci furono anche coloro che arrivarono a tagliarlo di netto, rinunciando al più importante tra i gradi di libertà e movimento.
Quello del pensiero e della memoria dei propri valori.
Ci fu altresì chi, da un giorno all’altro, si alzò dal letto e come se fosse nato esattamente in quel momento, prese a prediligere la mano un tempo nemica.
Ma le scelte più paradossali furono quelle di chi continuò a ventilare la mano sinistra come la scelta prioritaria, ma nei fatti utilizzandola per ogni azione degna di quella avversa.
Fu il tallone d’Achille, ovvero la mano, più indifesa innanzi all’avanzare dei signori di quella destra.
Perché da che mondo è mondo, ciò che sa far meglio per natura qualcosa non potrà mai esser eguagliato da chi decida di apprenderlo da un istante all’altro.
C’era una volta, quindi, un paese in conflitto.
Costruito su uno scontro che non ha mai scritto la parola fine sullo schermo.
Dove chi aveva il ruolo meritevole ha perduto se stesso e chi quello infamante ne ha approfittato.
C’era una volta un paese diviso.
Tra persone che con la loro mano destra, proprio in questo preciso momento, stanno strangolando il presente e il futuro di tutti, e coloro che devono ricordare e capire che nonostante lo insegnassero perfino a scuola.
Scegliere la mano sinistra non è peccato, non si va all’inferno, proprio no.
E con essa, in alcune storie e taluni paesi, come è già accaduto in passato.
Si può salvare il mondo...


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