27.11.18

In cerca di vita

Storie e Notizie N. 1620

Perdonate.
Davvero, perdonateci tutte.
Non era nostra intenzione sconfinare nel vostro tempo.
Invadere il vostro orizzonte.
Divenire storia nella vostra senza preavviso, scrivendo pagine inattese nell’umano racconto.
Il fatto è che si nasce per caso da qualche parte e, spesso, si muore nel luogo sbagliato per le ragioni più diverse.
Per malattia, sostengono i più esperti.
Che sia del corpo o della mente potranno affermarlo con un minimo di fondatezza unicamente i più accorti esploratori di creature sfortunate.
Un’epidemia piuttosto ingorda, nel caso che ci riguarda personalmente, visto che in più di cento quaranta abbiamo percorso l’ultimo miglio del differente tragitto, trovando identica fine.
Balene morte sulla spiaggia
Più di 140 balene sono morte su una spiaggia in Nuova Zelanda
Tuttavia, servirà a qualcosa, ovvero a qualcuno, scoprire la verità dietro cotanto male?
Domanda importante, nonché sotto testo essenziale della vicenda, questa.
Alcuni ipotizzano invece che la causa fu soltanto un fatale errore di navigazione.
Soltanto, già.
È proprio così che al giorno d’oggi si decide il destino di molti, in realtà, troppi.
Difatti, per un crudele soltanto la maggior parte di ciò che è vivo su questa terra è a rischio.
Perché soltanto una piccola quanto sopravvalutata minoranza sta inconsapevolmente anticipando la chiusura del comune sipario.
Ciò nonostante, laddove si appurasse l’evidenza di tale motivazione, se ne trarranno proficui frutti per il tempo a venire?
Quesito fondamentale, in ogni storia, figuriamoci quella che tutti ci vede protagonisti.
A ogni modo, altri ancora suggeriscono quale ragione da non sottovalutare un eccessivamente drastico calo della marea.
Se è così, sarebbe proprio triste sapere che sia stata l’acqua a tradirci.
Colei che ci è al contempo madre e casa, nutrimento e amore, maestra e solidale compagna.
In breve, mare.
In altre parole, ciò che è, o dovrebbe esser per voi, la terra.
Più o meno ferma.
Ciò malgrado, allorché tale spiegazione venisse accreditata come la più assennata, sarebbe d’interesse per chi guarda le nostre ormai inerti figure e ascolta l’eco del nostro addolorato ultimo canto?
Dubbio di consistenza notevole, e questo scritto ne è testimone, ce lo auguriamo con tutto il cuore che non abbiamo più.
D’altra parte, taluni considerano quale motivo plausibile per il nostro superamento della naturale quarta parete che ci divide la fuga da un vorace predatore.
Ebbene, mi sento di escludere senza tema di smentita tale possibilità, poiché non esiste cacciatore al mondo capace di metter paura a più di cento tra noi altre.
A meno che la minaccia vivente viva in superficie. E quello è un tipo di mostro particolarmente narcisista, il quale, qualora ti inseguisse, farebbe di tutto per toglierti la vita con le proprie stesse mani.
Avremmo quindi le sue impronte digitali impresse su di noi quale prova schiacciante.
A ogni buon conto, seppur fosse questa la verità – e non lo è – quale giovamento comporterebbe per chi resta?
Interrogativo prezioso, comprovato dal medesimo testo che lo ospita.
Infine, ci sono alcuni che attribuiscono la nostra plateale uscita di scena come l’ennesimo sintomo di un clima ormai impazzito.
Ecco, questo è il movente che nessuna tra noi è in grado di comprendere.
La follia del vento, il freddo dissennato e la pioggia delirante sono spauracchi alieni a noi altre, che alla nascita affidiamo tutto a un ordine supremo che non esige di essere adorato e tantomeno pregato.
Ma l’assoluta e cieca fiducia sì che la richiede, e la fede per noi è tutto.
Tuttavia, nel caso fosse questa la risposta, c’è qualcuno tra voi, là fuori, che la sta effettivamente cercando?
È una domanda tutto fuorché banale, a nostro modesto parere.
Per voi, non per noi.
Perché se non riuscite a capire perché qualcuno decida di abbandonare il proprio mondo per trovare la morte sulle vostre rive, non sarete mai in grado di comprendere altrettanto chi invece bussa alle vostre porte.
In cerca di vita...


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