15.11.18

Il sogno del diverso

C’era una volta un bimbo.
Uno di quelli definiti diversi, ma non per nascita, va detto e ribadito.
Si viene alla luce unici, ci deve essere impresso sulla confezione dell’anima, ma trattasi di una tra quelle avvertenze eccezionali, scritte con caratteri talmente minuscoli che per decifrarli servirebbero occhi aperti per davvero.
Il fatto è che il bambino diventò diverso non appena spalancò l’uscio della sua esistenza a quelle degli altri.
Mi riferisco a differenze veniali, alla stregua di quasi tutte quelle che definiscono i confini di quel che non dovrebbe averne mai.
Chiamala pure la tanto sottovalutata intelligenza.
Ciò nonostante, esse erano con lui quotidianamente, sin dai primi giorni del giovane protagonista di questo racconto, sotto forma di trame sempre più dense ed evidenti a far da contorno alla figura riflessa.
“Una stregoneria”, pensò il nostro, “questo è un crudele sortilegio, ovvero di bieche intenzioni, in grado di incatenarmi a uno specchio del tipo imbroglione, che ti garantisce solo due dimensioni, al meglio tre, piuttosto che infinite...”

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