giovedì 4 giugno 2020

Ogni sei secondi

Storie e Notizie N. 1877

Ogni sei secondi.
Ogni sei secondi, il tempo di inspirare lentamente l’aria nei polmoni e di assaporare l’essenziale e quanto mai sottovalutato riflesso condizionato.
Solo sei secondi, il tempo altresì di espirare ciò che resta dell’umano rituale, con cui nutriamo sia organi che vita, innanzi alla cui connessione siamo ancora come degli infanti al cospetto dell'incommensurabile vastità della volta celeste.
In tali trascurati sei secondi, la sopravvalutata

specie di cui facciamo parte si arroga il diritto di cancellare dal sacro disegno naturale un’intera foresta primaria, anche detta vergine, grande come un campo di calcio.
È esattamente ciò che è accaduto durante l’anno scorso. E be’, i presupposti attuali fanno mal sperare che saremo capaci addirittura di battere tale orribile primato.
Ogni sei maledetti secondi...
Prendete fiato, allora, magari con la poetica
aspirazione intesa qui sopra, e recitiamo assieme il tempo dell’insano misfatto: uno, due, tre, quattro, cinque e… sei! Via, tasto canc o del, e l’ennesima opera d’arte ambientale sparisce di fronte ai nostri nostri occhi e da tutti i sogni sui quali avremmo potuto fare affidamento.
Un campo di calcio
Quanto è grande un campo di calcio? Proviamo a essere magnanimi con noi stessi e limitiamoci alle dimensioni minime, ovvero circa quattromila metri quadrati.
Quattro volte mille metri quadri di meravigliosi alberi e preziosa acqua, inestimabili creature viventi, non meno degne di considerazione nel totale dell’intreccio terrestre, e ogni singolo,
minuscolo e perfino infinitesimale frammento di pianeta del quale non abbiamo ancora compreso appieno il valore. Da uno a sei, e... puff! Tutto scomparso come se non fosse mai esistito, poiché l’umana stoltezza è il più infido tra i
sortilegi: aggredisce l’occhio e al contempo la memoria. E quando finiremo per dimenticare di aver avuto il meglio gratuitamente, renderemo immensamente facile il compito di chi vuol farci pagare per il peggio.
Tale abominio scioccamente tollerato è stato perpetrato maggiormente in alcune parti del mondo, come la Bolivia e la Repubblica Democratica del Congo, l’Indonesia e il Perù. Tuttavia, c’è una nazione in particolare che da sola si è resa responsabile di ben un terzo di tali incomprese forme di suicidio planetario: il Brasile di Jair Bolsonaro, l’uomo – giammai nel senso di umano – reo di stare addirittura accelerando tale perversa autodistruzione.
Quanto sappiamo essere beffardamente grotteschi come specie vivente. Il paese del calcio è il maggiore indiziato quale divoratore di foreste vaste quanto il relativo campo.
Ogni sei assurdi secondi
Immaginiamo, allora, di far collassare in un solo spazio, e in un unico tempo, quelli che abbiamo già bruciato nell’anno che ci ha preceduto: più di trentuno milioni di secondi, ovvero cinque milioni e passa di campi di calcio che si dissolvono tutti assieme.
In sei terribili secondi
Eccoci, mandiamo indietro le lancette dell’orologio vivente e sediamoci sugli spalti a inorridire, più che ammirare, innanzi a tali folli partite dall’esito già scritto.
Un secondo e… sbrighiamoci a guardare, perché su quel campo ci sono i nostri figli che corrono dietro a un pallone con la forma e i colori di un pianeta che non vedranno più.
Due secondi e… voltiamoci a osservarli arrampicarsi sui rami di un albero o anche solo nell’atto di abbracciarlo come il fratello che tutti, nessuno escluso, possono sentirsi liberi di amare come tale.
Tre secondi… e gioiamo ancora per poco vedendoli distesi su un prato a lasciarsi cullare dal ritmo di un enorme cuore ferito, dal quale dipende ogni creatura esistente, anche quelle più stupide e ignare.
Quattro secondi… e invidiamoli, sì, è così, mentre si tuffano nell’acqua di un fiume o un lago senza paura di ciò che ha generato tutti, pure quelli più codardi tra noi.
Cinque secondi e… facciamo in fretta, se vogliamo unirci alla seppur breve nostalgica festa, perché il tempo stringe e siamo stati noi per primi a strangolarlo.
Sei secondi… e restiamo in silenzio, ora, perché la magia è finita ed è tutto vero.
Quanto è vero che siamo ancora qui, malgrado con scarsi meriti e un’infinità di colpe, e che abbiamo incredibilmente tra le mani la possibilità di liberarci dei pazzi assassini di bellezze a cui nel giorno infausto abbiamo affidato il nostro fragile destino.


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