giovedì 10 settembre 2020

Quando i Bianchi uccidono un nero

Storie e Notizie N. 1885

Quando i Bianchi uccidono un nero.
La storia è tutta qui. La storia nella notizia. La narrazione di quest’ultima e di un intero paese, che insiste da quando ho - e ha - memoria nel cercare strenuamente di nascondersi dietro un dito, il quale digita a casaccio sulla tastiera componendo discorsi vani, composti di parole e frasi vuote come il cuore che le ha partorite.
Perché quando i Bianchi – che siano i famigerati fratelli o i loro alleati di rissa, poco interessa – uccidono un nero, per la maggioranza contano più le ignobili chiacchiere che una vita mozzata.
A indiscussa riprova di ciò, allorché fossero stati i Neri a uccidere un bianco, la nostrana compagnia berciante degli editorialisti moderatamente sensibili e quelli condannati al ruolo degli impertinenti di professione, dei vips dalla bacheca social sempre calda e quelli che hanno una strofa pronta, alla bisogna musicata, per ogni occasione, dei politicanti fascistoidi sbavanti di affamato livore innanzi all’agognato pasto e di quelli solitamente avversi per esigenze di copione, dell’ormai popolosa porzione di naviganti del web che ha un parere su tutto e ha sempre tempo per comunicarlo al prossimo, la cacofonica congrega di costoro si sarebbe unita in un coro compatto e armonioso: cattivi Neri e baci e abbracci per il povero bianco! Perché – in fondo – i Neri sono cattivi fino a prova contraria per tutti.
Siamo onesti, almeno qui, no? Ammettiamolo. Perché dalle nostre parti lo erano ieri e lo saranno domani. È nella biografia del personaggio che abbiamo inventato, dài. Come variante del peggio, criminali e fannulloni, sporchi e incivili, disonesti e irrispettosi, ignoranti e, più di ogni altra cosa, occupanti abusivi di una terra che non è e mai sarà loro.
Al meglio, nell’incredibilmente amara morale di questa nostra storia, sono quelli che muoiono. Le cui esistenze scompaiono in fretta dalla sceneggiatura, come refusi o vocaboli ridondanti che rallentano la trama e di cui ci si libera con facile noncuranza in fase di revisione.
Così, a pochi giorni dal barbaro assassinio di un giovane di ventun anni, mentre si percepisce ancora il calore dei cuori e delle fiammelle delle fiaccole di coloro che hanno sfilato a Paliano - il solo che è riuscito un po’ a scaldare il gelo che mi trasmette ciò che leggo - già si comincia a parlare più della terribile aggressione
(guarda il caso da una nera...) subita dal generatore nazionale quanto seriale di odio e paure nel nostro paese.
E allora la questione più urgente diventa per alcuni difendere a ogni costo il buon nome delle Arti Marziali Miste, in breve MMA.
Tra le dimostrazioni di solidarietà spicca, come capita sovente, la fascia nera al braccio dei calciatori e la prevedibile maglietta dedicata.
Lasciandomi più esterrefatto che disgustato – il che è tutto dire - il quotidiano che quotidianamente si dimostra complice del suddetto seminatore di fobie al solo scopo elettorale arriva addirittura a scrivere: che tristezza usare un crimine per propaganda…
La Wanna Marchi della destra, la quale a piè sospinto utilizza le vicende delle anime migranti come se fossero prodotti da smerciare a proprio unico profitto, ipocritamente si inalbera di fronte agli avversari che, a suo dire, usano la morte per attaccare
Eppure, per accorgersi dell’evidente didascalia di questa dolorosa vicenda, basterebbe leggere i commenti che via via sono comparsi sul web nelle ore successive all’omicidio. Sai? Ma sì che lo sai, sono lì ogni giorno, in ciascuna ora, minuto, secondo, dentro e fuori internet…
Eppure, ripeto, per Luca Bizzarri i Bianchi sono presunti assassini. Davvero? Be’, per l'opinione pubblica i Neri, invece - presunti o meno - lo sono sempre. Alcuni, anche quando muoiono, pensa un po’.
L’unica dichiarazione che mi ha confortato, dal mio personale punto di vista, è di Ghali: cari colleghi, chiede il rapper, perché non parlate?
Be’, se vuoi rispondo io, amico mio. Non ne parlano, i colleghi, ma anche i parenti, gli amici o i semplici conoscenti, perché in questa maledetta faccenda di Bianchi e Neri, siamo tutti responsabili, in questo paese.
Tutti colpevoli. Tutti un po’ assassini e tutti un po’ razzisti. Anzi, in questo caso, non poco, bensì molto. E finché non iniziamo ad ammetterlo ogni santo giorno, perlomeno a noi stessi, quale incipit di ciascun discorso sulla civile tolleranza, la pacifica convivenza e il doveroso rispetto verso coloro che sono diversi da noi, di neri e anche bianchi ne vedremo ancora molti altri cadere sotto i colpi dell’odio più ottuso. E un attimo dopo, assisteremo di nuovo a vergognosi caroselli come questo…


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É uscito il mio nuovo libro: A morte i razzisti

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