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Se il Coronavirus fosse un’invasione aliena

Storie e Notizie N. 1894

Immagina. Immagina con me, per un minuto, al massimo due. Immaginiamo insieme, per un breve istante, che al posto del coronavirus l’invasore della nostra globale comunità – già gravemente ammalata e disumanamente distanziata di suo – fosse una civiltà aliena. Già, proprio loro, come li abbiamo quasi sempre descritti e temuti, tra romanzi e film di fantascienza: gli extraterrestri ostili, giunti sul nostro pianeta con il solo scopo di ucciderci, al meglio, sfiancarci e soprattutto separarci l’uno dall’altro quale risultato minimo, giacché la nota locuzione latina divide et impera pare essersi diffusa dappertutto nell’universo, ovunque alberghi la brama di dominare le vite altrui. Sforzandoci di far aderire il più possibile l’alternativo scenario a quello funestato dal Covid-19, mettiamo che le navi stellari nemiche atterrino nella famigerata città di Wuhan, in Cina, e che da lì abbia inizio l’invasione mondiale. Ebbene, presumo sia scontato quale sarebbe l’inevitabile conclusione nella testa di molti, a cominciare dall’ormai ex presidente degli Stati Uniti, lo dico senza scaramanzia, e con sentita speranza. In ordine di tempo, secondo un climax delirante, con moto andante giammai moderato: primo, la Cina ci ha venduto agli alieni. Secondo, i cinesi sono gli alieni stessi arrivati qui in tempi non sospetti, rimasti sino a ora in attesa dell’istante propizio in cui lanciare l’attacco. Terzo, gli alieni non esistono, sono solo i soliti cinesi che vogliono comandare il mondo. Ispirata dall’ultimo momento di tale grottesca sinfonia, nell’interpretazione di fatti così eccezionalmente evidenti, la fucina della negazione a prescindere inizierebbe il suo infaticabile lavoro. Il tutto al seguente motto: se non sai, nega. Se sai, nega quello che ignori. E se hai capito che sei un’idiota, rinnega te stesso. In ogni caso, ovunque la voce sia in grado di urlare il proprio ottuso scetticismo fine a se stesso, tra piccoli schermi e grandi monitor, un solo pensiero unico si farebbe forte, nutrendosi della propria capacità di serrare occhi, orecchie e cervello: “Gli alieni ci hanno invaso, sterminando più di un milione di nostri simili, ma non sono per questo pericolosi, anzi. Con le cavallette ne sono morti anche di più, perché nessuno ne parla?” Così inizierebbe il discorso ufficiale dei feticisti del no. E continuerebbe con il medesimo tenore: “Si può convivere con gli extraterrestri nemici tranquillamente grazie all’immunità di gregge, anche se ancora non siamo pecore, ma dateci tempo e riusciremmo finalmente a belare all’unisono, in modo ordinato e compatto. Loro, quelli, essi, mica noi - i quali avete avuto modo di identificare tramite il nostro alacre servizio di disinformazione informata come radical chic buonisti, immigrazionisti, relativisti e finto barra pacifisti - vogliono rinchiuderci nei nostri quartieri tramite zone dipinte con il pennello dei colori forti e in casa per mezzo di lockdown senza cuore, imponendoci lucchetti e catenacci prodotti ovviamente dai fabbri del nuovo ordine mondiale.” Inutile dire quali esponenti della propria vanità e del personale tornaconto, più che politici, sfrutterebbero tale condizione di incertezza costruita a casaccio, più che ad arte. Il grido di Salvini diventerebbe: “Volete chiudere l’orbita terrestre per impedire agli alieni di entrare e lasciate i porti aperti? Perché gli alieni no e i migranti sì?” La Meloni, invece, inizierebbe a postare sui social foto a iosa – ovviamente ritoccate digitalmente – di barconi ricolmi di viaggiatori africani mescolati a extraterrestri. “Ecco come arrivano sulle nostre coste gli alieni, altro che astronavi…” la conseguente accusa della Sorella d’Italia. E nelle giornate annunciate con tempo gradevole dal meteo, la gente che in ogni stagione ha bisogno di sfogare contro qualcuno, chiunque si trovi di mezzo, il proprio atavico malessere, scenderebbe in piazza a protestare. Ma protestare contro chi? No, dico sul serio. È la domanda che nascerebbe spontanea solo una volta in strada: contro chi inveiamo oggi? E mentre i rivoltosi si dispererebbero invano pur di trovare la fondamentale risposta, ecco che arriverebbe la forza pubblica in tenuta anti sommosa. E allora via alla pugna, che vedano a casa, on e off line quanto siamo arrabbiati. Con noi stessi, prima di tutto. Sapete cosa penso? Che di fronte a un contesto del genere, gli alieni si guarderebbero in faccia, e dopo averne discusso brevemente risalirebbero di corsa sulle astronavi per non tornare mai più. “Non vale la pena cercare di conquistare una specie come questa”, chioserebbe il capitano della nave madre, con amarezza di palese flaiana memoria. “Per mettere questi umani l’uno contro l’altro basterebbe un’influenza…” E via nello spazio infinito, di cui indegnamente, per nostra immeritata fortuna, facciamo ancora parte.

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É uscito il mio nuovo libro: A morte i razzisti

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