Passa ai contenuti principali

Equa distribuzione dei vaccini e altre favole

Storie e Notizie N. 1907

C’era una volta la distribuzione dei vaccini contro il Covid-19.

Anzi, no. Ricomincio. Non mi è mai piaciuta particolarmente la parola contro. Preferisco a favore di.

Indi per cui, diventa c’era una volta la distribuzione dei vaccini a favore di

Ecco, ragionando con un minimo criterio di realtà, qui diventa difficile. Estremamente facile con un pizzico di immaginazione, ma del tipo umano, secondo il più naturale dei significati.

Così, potremmo completare l’incipit nel modo seguente: c’era una volta la distribuzione dei vaccini a favore degli esseri umani.

Perché di questo stiamo parlando, giusto? Di nostri simili e altre favole. Perché… come diceva quel tizio su zoom l’altro giorno? No, anzi, era una tipa in presenza in un incontro del secolo scorso, giacché trattasi di concetto atavico e ormai trito: un problema globale si può risolvere soltanto con una risposta globale. Altrimenti, sarebbe come nascondere la classica polvere sotto il tappeto,  oltre confine, oltre oceano, oltre muro, scegliete voi.

Nondimeno, nel ruvido mondo del reale capita che le Nazioni Unite segnalino con quanto mai condivisibile preoccupazione il fatto che almeno 130 paesi al mondo non hanno ricevuto ancora una singola dose di vaccino.

Quale sarà il criterio a giustificare tale selvaggiamente ingiusta - così definita dall'ONU - disparità di distribuzione a favore di tutti gli esseri umani?

Che? Non avevo detto tutti, prima? Ops, chiedo venia, ma lo davo per scontato. Eh, sì, lo so, malgrado l’età continuo a dare per buone troppe cose e sono talmente ingenuo da sorprendermene ogni volta. A ogni modo, ripeto, qual è la condizione in accordo alla quale è stato stabilito l’ordine di precedenza nella gigantesca fila sino al bancone dove ricevere il prezioso mantello salva vita?

In altre parole, dove si troverà la maggior parte dei famigerati 130 paesi che non sono stati ammessi in graduatoria, molti dei quali probabilmente non potranno neppure accedere alla coda della coda per la coda in coda?

In Europa? Acqua. Acqua in quantità esorbitante. Quanto basta a riempire mari e oceani, di acqua torbida e morti innocenti.

Nel Nord America? Ancora acqua. Acqua in misura eccezionale. Tutta quella che si può sognare giorno e notte, arrancando fieri sotto il sole cocente sperando di trovare una breccia compassionevole in quel mostro chiamato frontiera.

Stiamo forse parlando dei piani nobili del palazzo chiamato Medio Oriente, tra Emirati Arabi, Bahrein o Israele? Acqua. Anzi, petrolio. Ma anche lacrime e sangue dei disgraziati a margine. Dove spesso non arriva un’aspirina, figuriamoci il vaccino…

O magari si tratta di isole? Che so, le Seychelles o le Cayman, per dirne due a caso? Anzi, a proposito? Acqua. Ovvero, semplice liquidità. Basta che sia al sicuro e lontano da occhi legali, più che discreti.

Scusate… ma non saranno mica i soliti paesi africani? O anche l’Iraq e la Siria o l’Afghanistan? Fuoco, vero?

Be’, avrei dovuto capirlo fin dall’inizio. Come si dice, cherchez la femme. Nel nostro caso si scrive le fiamme, con le quali in molti, troppi, hanno dovuto imparare a convivere. Rinunciando del tutto ad attendere l’arrivo degli eroici pompieri, il più delle volte rei inconfessi di aver dato inizio al focolaio.

C’era una volta, infine, l’equa distribuzione dei vaccini a favore di tutti gli esseri umani. La quale, se non sarà tale, ci vedrà ripetere di nuovo l’errore più colossale di un’intera specie: quello di pensare di poter affrontare le urgenze di un pianeta preoccupandosi unicamente di casa propria…

Il video:

Iscriviti per ricevere la Newsletter per Email

Il mio ultimo libro: A morte i razzisti

Commenti