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Diritti per tutti o privilegi per alcuni: la storia dell’isola

Storie e Notizie N. 1927

Da oggi, 8 luglio 2021, la cosiddetta legge anti-Lgbt del governo Orbán è entrata in vigore in Ungheria...

C’era una volta, tanto tempo fa, ma neanche troppo, in un luogo molto lontano, ma anche no, un’isola.

Un'isola… diciamo pure un minuscolo isolotto, un solo albero da frutta, quattro cespugli striminziti e una altrettanto trascurabile striscia di spiaggia.

Sull’isola situata in un luogo lontano, ma pure vicino, molto tempo addietro, ma non è detto, vivevano due uomini. Due soli abitanti. Soli. Due.

I due soli uomini, due abitanti, soli, erano tali. Ovverosia, nella stessa isola, assai lontano, anche se vale pure l’inverso, in un’altra epoca, ma va bene anche questa, i nostri erano soli all’interno di se stessi e non facevano poi molto per cambiare questo stato di cose.

D’altra parte, non siamo forse in molti, troppi, a comportarci in modo identico da codeste parti?

Ora, si dà il caso che dopo molti anni venne il giorno in cui la famigerata coppia, che lo era solo sulla carta, anzi, sulla sabbia, si incontrò/scontrò su quest’ultima, sotto il sole cocente e con il fragore delle onde come colonna sonora, perché un membro di essa aveva delle rimostranze da fare all’altro.

Le ragioni erano semplici: essendo i nostri dei naufraghi, non erano approdati all’isola, diciamo pure un isolotto, dalla medesima costa. Uno era finito sul lato sabbioso e l’altro aveva toccato terra su quello roccioso. Di conseguenza, il primo aveva piantato la sua metaforica bandierina sulla riva dal profilo dolce, rivendicandone l’assoluta proprietà, e all’altro erano rimasti gli scogli.

A corredo di ciò, va ricordato che non vi fu merito alcuno in tale destino. Che so, una migliore capacità natatoria o un’innata abilità nell’individuare la riva preferibile in un'isola, anzi isolotto, in caso di naufragio. Niente di tutto questo. Fu solo il caso, sia messo a verbale in maiuscolo, con urlante grassetto e indelebile inchiostro, se uno dei due aveva la sabbia sotto i piedi e l’altro la ruvida roccia.

Da ciò si può facilmente dedurre che a protestare era proprio quest’ultimo. “L’isola, ovvero isolotto, appartiene a entrambi”, esordì l’interessato andando dritto al punto. “Mi sembra giusto che, malgrado le esigue dimensioni, noi altri si condivida la sabbia.”

“Non è giusto affatto. Anzi, è contro natura.”

“Contro natura?”

“Certo. Tu sei un uomo degli scogli e io un tipo da spiaggia.”

“Si vede…” osservò l’altro dando un eloquente sguardo agli occhialoni da sole, i bermuda colorati, la sdraio e l’ombrellone con tanto di bevanda fresca e cannuccia sul tavolino.

“Non capisco cosa tu intenda...”

“E invece capisci perfettamente e fai lo gnorri, perché ti fa comodo.”

“Gnorri?”

“Paraculo, preferisci?”

“No, meglio gnorri. A ogni modo, non capisco cosa mi faccia comodo.”

“Semplice: la sabbia sotto il sedere, così come la sdraio e l’ombrellone che…”

“Bello? Nessuno ti impedisce di costruirti anche te una sdraio e sistemarla insieme all’ombrellone con cui…”

“Mi prendi per i fondelli?”

“Io? Non lo farei mai.”

“Ascolta, sei mai venuto sulla mia sponda?”

“No, sto bene dove sto.”

“E ci credo. Ma a tua volta dovresti credermi sulla parola quando ti dico che su quegli scogli dove ho avuto la sventura di approdare non v’è maniera di sistemarci alcunché.”

“Non è mai stato un mio problema.”

“Ah sì? Lo è da oggi.”

“E perché proprio da oggi?”

“Perché oggi è il giorno che ho capito che non c’è scritto da nessuna parte che tu hai la sabbia e io la roccia. Ho anch’io i miei diritti. Siamo in due su questa terra.”

“Non c’è scritto da nessuna parte, dici? Okay, lo faccio io adesso, allora.”

Di conseguenza, il fortunello dalle classiche orecchie da mercante si accinse a incidere sulla riva le seguenti parole: la spiaggia appartiene a me e gli scogli a lui.

“Ecco, vedi? Ora è scritto da qualche parte. Non puoi incolpare me per i tuoi problemi. Qui lo spazio è quello che è e se io rispettassi i tuoi diritti, come dici, lederei i miei, costringendomi a vedere rimpicciolirsi la spiaggia e anche il tratto di mare a mia disposizione. È stata la natura ha decidere i nostri rispettivi destini e andare contro di essa è sbagliato.”

Nel frattempo, l’uomo degli scogli aveva distolto lo sguardo dall’altro e aveva preso a fissare la scritta appena impressa.

“Inoltre”, insisteva il tizio con i bermuda, “se tu ti trasferissi da questo lato, porteresti con te le tue abitudini da classico abitante delle rocce e così finiresti per inquinare l’habitat che nel tempo ho costruito. Ripeto, è la legge di natura a volerlo, noi io.”

Nel mentre, il ribelle continuava a fissare la frase di cui sopra e sgranava sempre più gli occhi.

“Caro mio, non si discute con la legge di natura”, proseguiva l’altro. “E la legge di natura prevede che ogni creatura viva nel lato dell’isola che il fato ha decretato. Altrimenti, i pesci uscirebbero dal mare per volare in cielo, gli uccelli traslocherebbero sotto terra e i fiori comincerebbero a sbocciare sulle nuvole…”

“E laddove ciò accadesse, chi siamo noi due per arrogarci il diritto di vietarlo?”

“Chi sono io? Io sono il padrone della spiaggia e… ma cos’hai da sorridere? E che cosa stai fissando…?”

In quel momento l’uomo che aveva avuto la buona sorte di raggiungere per primo la riva composta di sabbia seguì lo sguardo dell’altro e osservò quest’ultima. Precisamente mosse i suoi occhi verso il punto in cui pochi secondi addietro aveva trascritto il suo invalicabile diritto di proprietà. Diritto, o presunto tale, che era stato rapidamente cancellato dalle onde del mare.

“Amico isolano”, disse l’uomo delle rocce avvicinandosi con sincera compassione all’altro. “Invocavi la legge di natura? Ebbene, quest’ultima ha esaudito il tuo desiderio e ha parlato.”

“E cosa ha detto?”

“Che tu e io siamo solo esseri umani e come ciascuna creatura della terra possiamo solo cercare di convivere al meglio. Perché i diritti ottenuti a scapito di quelli del prossimo non sono affatto diritti. Si chiamano privilegi. E prima o poi chi vive sull’altro lato del mondo verrà da noi a chiedercene conto...”

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