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The Facebook Files Wall Street Journal: responsabilità diretta e indiretta

Storie e Notizie N. 1934

Tra le notizie di oggi spicca l’ennesima conferma di quanto Facebook e anche Instagram facciano danni a ciascuno di noi in ogni istante, ambito e luogo. Mi riferisco alla pubblicazione da parte del Wall Street Journal di una lodevole inchiesta, The Facebook Files, la quale è basata su documenti interni al noto Social Network. In breve, nel primo capitolo il giornalista Jeff Horwitz scrive che Facebook afferma che le sue regole si applicano a tutti. Tuttavia, i report analizzati dimostrano che in privato l'azienda ha costruito un sistema che ha esentato gli utenti di alto profilo da alcune o tutte le sue normative. Molti di costoro abusano del privilegio, pubblicando materiale che include molestie e incitamento alla violenza che di solito porterebbero a sanzioni, ma nessuna nel loro caso. Nel secondo, lo stesso Jeff Horwitz, insieme alle colleghe Georgia Wells e Deepa Seetharaman, ci dicono che i ricercatori di Facebook studiano da anni come Instagram, di proprietà di FB, faccia del male a milioni di giovani utenti, in particolare le ragazze adolescenti. In pubblico, Facebook ha costantemente minimizzato tali effetti negativi, anche nei commenti al Congresso, ma non ha reso la sua ricerca pubblica o disponibile agli accademici o ai legislatori che l'hanno richiesta. Infine, nel terzo capitolo la giornalista Keach Hagey e sempre Horwitz hanno scoperto che Facebook ha apportato una modifica al suo algoritmo nel 2018 per migliorare la piattaforma e arrestare i segnali di calo del coinvolgimento degli utenti. Tuttavia, alcuni dipendenti dell'azienda hanno segnalato che il cambiamento stava avendo l'effetto opposto e che il suddetto algoritmo rende virali contenuti rabbiosi e incitanti all’odio, in quanto divengono più facilmente virali e di conseguenza redditizi per il il signor Zuckerberg e i suoi amici investitori. Ora, chi segue Storie e Notizie, o conosce un pochino il sottoscritto, sa che per i suddetti motivi e anche altri dopo un lungo periodo di riflessione nell’aprile del 2019 ho chiuso tutti i miei profili (anti)sociali e relative pagine, compreso Twitter. Questo per dire che tale inchiesta con me sfonda una porta, digitale o meno, assai più che aperta. Non c’è più alcuna porta, ecco. Perché l’azienda sopra citata è questo che vende: chiusure, ostacoli, muri, ma a te sembra il contrario e soprattutto che sia tutto davvero gratuito… Nondimeno, credo ci voglia ancora molto tempo prima che un numero considerevole di miei simili si renda conto della gravità della questione. Questo mi induce a pensare alle sigarette. Avete presente quei ridicoli messaggi intimidatori sui pacchetti, con il fumo che uccide e causa il cancro ai polmoni? A quanto sono serviti per dissuadere i tabagisti?

Okay, analogamente, facciamo un giochino. Ecco qui di seguito i titoli di alcune testate che hanno riportato da noi la notizia dell’inchiesta:

WSJ, nuova inchiesta su Facebook: le ricerche evidenziano gli effetti negativi di Instagram sugli adolescenti (Corriere della sera)

Facebook cavalca la rabbia sociale per ottenere più traffico e introiti pubblicitari”: la 3° puntata dell’inchiesta del Wall Street Journal (Il Fatto Quotidiano)

Instagram è pericoloso per la salute mentale delle ragazze. E Facebook lo sa (Il Sole24ore)

Facebook ha creato una lista di persone privilegiate che non seguono le regole degli altri (La Repubblica)

Il report interno di Facebook su Instagram: «Fa male agli adolescenti: 1 su 3 ha ansia e depressione» (Open)

Facebook: ricerca interna, Instagram non fa bene adolescenti (ANSA)

“Instagram è pericoloso per le ragazze”: la ricerca che Facebook non vuole pubblicare (Forbes Italia)

Wsj, ricerca interna Facebook: Instagram non fa bene agli adolescenti (RAI news)

“Instagram è tossico per le ragazze”: lo dice uno studio del social (Fanpage)

Potrei andare avanti a lungo, ma mi fermo qui. Ed ecco il quiz, ovvero trova l’errore.

Va be’, non la faccio lunga, l’errore, ovvero il problema grande quanto la rete stessa, è che tutti i sopra citati giornali sono quotidianamente onnipresenti sia su Facebook che Instagram. Li alimentano senza risparmio, anzi, con guadagno, ogni singolo secondo.

Ecco perché, quando diciamo che un social network danneggia questo o quello forse dovremmo cominciare a mettere in discussione anche chi lo frequenta, soprattutto se è un soggetto particolarmente influente. Perché queste aziende, se non avessero gli utenti iscritti, non esisterebbero.

PS: L'aspetto più tragicomico, a dirla tutta, è che su Facebook e Instagram c'è anche il Wall Street Journal...

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Il mio libro più recente: A morte i razzisti

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