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La fame nel mondo sconfitta dai paesi del C8

Storie e Notizie N. 1946

A quanto pare, recenti proiezioni hanno rivelato che gli obiettivi globali per sradicare la fame nel mondo entro il 2030 non saranno raggiunti a causa di una sorta di "cocktail tossico" tra la crisi climatica, i vari conflitti ancora in atto e la pandemia di Covid-19.

A causa di, per colpa di qualcosa o qualcuno. Nondimeno, comprendere le radici di una situazione tragica in un paese specifico nel mondo, con scenari all’orizzonte ulteriormente nefasti, richiede una riflessione complessa.

A mio modesto parere, è doveroso considerare anche la storia trascorsa di ogni Stato, navigando tra gli eventi maggiormente determinanti del passato più o meno recente. Magari, sottolineando quale mero spunto di riflessione gli elementi in comune tra le differenti zone del mondo che si trovano ad affrontare crisi umanitarie di proporzioni enormi.

Per esempio soffermandoci sulle cinque nazioni che nella classifica mondiale diffusa in questi giorni mostrano i livelli di fame peggiori, definiti non a caso allarmanti: Madagascar, Repubblica Democratica del Congo, il Ciad, la Repubblica Centrafricana, lo Yemen e la Somalia, in ordine di gravità crescente.

Da cui, l’immaginaria riunione urgente dei paesi del C8:

Lo storico incontro si svolge su una nave in mezzo al mare. Una nave… diciamo pure un barcone, va’. Ma è solo una precauzione, sapete? Se i nostri provano a fuggire, si toglie il tappo e l’imbarcazione di giustizia, più che fortuna, va a picco.

È un semplice contrappasso, siamo assai distanti da ogni costa e ciascun aiuto è vietato perché loro se ne devono restare a casa… anzi, no, se ne sarebbero dovuti restare a casa propria nel secolo scorso, non so se mi spiego.

“Signore e signori, delegati, segretari e ambasciatori tutti, siamo qui per far sì che l’obiettivo di sradicare la fame nel mondo entro il 2030 sia raggiunto dimostrando piena responsabilità delle vostre azioni presenti, passate e future”, fa un bambino dalla carnagione clandestina e gli occhi affamati di equità, connubio quanto mai letale per i professionisti della memoria ritoccata.

Per la cronaca, sono presenti all’assemblea sulla fragile e oscillante carretta i rappresentanti di Portogallo, Paesi Bassi, più che mai Francia e Gran Bretagna, Belgio, Italia, Arabia Saudita e, ovviamente, Stati Uniti e Russia.

Il ragazzino prende un foglio, inforca gli occhiali più per scena che reale necessità, e legge con uno strano sorriso sulle labbra: “Come saprete dal promemoria che vi è stato consegnato quando vi siete svegliati su questa specie di zattera, che finora avevate visto solo in tv e quasi sempre mentre affondava, ciascuna delle nazioni da voi rappresentate avrà occasione di rimediare ai torti compiuti nel secolo scorso. Allora, andiamo per ordine. Allo sradicamento della fame in Madagascar si dedicherà un bel gruppetto di voi: il Portogallo, prima di tutto, ma anche i Paesi Bassi, la Gran Bretagna e la Francia.”

Well, but…”borbotta l’inglese. “Mas…” ripete in coro il portoghese.

“Silenzio, prego, ricordatevi il tappo.” E il silenzio si fa assordante, ovviamente.

“La fame della Repubblica Democratica del Congo sarà invece sconfitta ancora una volta dal Portogallo e i Paesi Bassi, ma più che mai dal Belgio, mentre quella del Ciad dalla Francia. Saranno di nuovo il Belgio e la Francia a risolvere il problema della fame nella Repubblica Centrafricana.”

Oui, mais…” provano entrambi a obiettare.

Oui, cioè certo che sì, ma senza mais e neppure si, ovvero senza se e senza ma. Infine, la fame nello Yemen sarà debellata dai britannici e dagli arabi - quelli col petrolio, per capirci - mentre in Somalia scenderanno in campo ancora questi ultimi, insieme a italiani e francesi. Naturalmente, per ovvie ragioni, Stati Uniti e Russia, al contrario di ciò che hanno fatto in passato, daranno il loro supporto economico per la virtuosa realizzazione dell’umano scopo, invece di profittare dell’insuccesso.”

Fame nel mondo risolta, fine della riunione del C8, ovvero gli otto paesi colonialisti. O, se preferite, colpevoli.

E a tutt’oggi impuniti.

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