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I nostri impegni con il mondo e con noi stessi

Storie e Notizie N. 2006

Il 2 marzo scorso insieme all’ONU ci siamo impegnati a ridurre il consumo di plastica e a rivedere il processo di riciclo.
A ottobre del 2021 insieme agli altri paesi del G20 tra le altre cose abbiamo preso l’impegno di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali e di accelerare le nostre azioni tese a conseguire zero emissioni nette di gas serra oppure la neutralità carbonica entro la metà del secolo o intorno a tale data.
In occasione dell’ultima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nota come COP26, l’impegno di mettere al bando le auto a benzina entro il 2035 non l’abbiamo preso e di questo dovremmo parlare tutti i giorni tutti, nessuno si senta ingenuamente pedone o sufficientemente ecologico.
Sempre all’ultimo G20 invece l’impegno di garantire sicurezza alimentare e una nutrizione adeguata a ogni abitante della terra, senza lasciare nessuno indietro, lo abbiamo preso eccome.
Ma come non citare i ben 17 impegni che abbiamo preso insieme a tutte le nazioni dell’ONU con altrettanti obiettivi da raggiungere entro il 2030, ovvero nei prossimi otto anni: sconfiggere la povertà, fare lo stesso con la fame, ottenere salute e benessere per tutti, un’istruzione di qualità per ciascun individuo, la parità di genere, acqua pulita e servizi igienico-sanitari ovunque, energia pulita e accessibile dappertutto, lavoro dignitoso e crescita economica a ogni latitudine, imprese, innovazione e infrastrutture laddove occorrano, ridurre le disuguaglianze, città e comunità sostenibili, consumo e produzione responsabili, l’immancabile lotta contro il cambiamento climatico, la cura della vita sott'acqua come di quella sulla terra, difendere la pace, la giustizia e costruire istituzioni sempre più solide, e più che mai realizzare partnership per gli obiettivi sopra citati.
Il che vuol dire lavorare insieme, fianco a fianco, per arrivare al più presto alla meta comune. È altrettanto doveroso, da europei, ricordare il nostro continentale impegno nel garantire a ogni cittadino il giusto salario, poiché come recita il sesto principio del pilastro dei diritti sociali: “I lavoratori hanno diritto a una retribuzione equa che offra un tenore di vita dignitoso”. Così come è necessario rammentare gli impegni sottoscritti più volte, come quello di destinare lo 0.70% della nostra ricchezza a sostegno di obiettivi internazionali di sviluppo, ma che alla prova dei numeri più che dei fatti ci ha visto spendere lo 0.30 nel 2017, cifra che pare addirittura calata negli anni successivi. E così via, di proclami e promesse si riempiono pagine e discorsi, come il nuovo impegno dell’Italia per i diritti di donne e minori e quello per l’ambiente perché la transizione ecologica non è una scelta, è una necessità, l’impegno contro la corruzione di uno dei paesi più corrotti d’Europa e l’impegno del governo ancora una volta per la parità di genere e per l’autonomia dei giovani. E ovviamente, dulcis in fundo, arriviamo all’impegno preso
nel 2014 insieme alla NATO di portare le spese militari sino al 2% del PIL entro dieci anni.
Adesso immaginiamo di essere una famiglia. Un’enorme famigliola di circa sessanta milioni di persone. E come in ogni famiglia piccola o grande capita di prendersi degli impegni per questo o quello, ma la vita e le sue precedenze ti mettono quotidianamente di fronte a delle scelte. Sia nell’impegnarsi in prima istanza che nel decidere quale scopo sia da considerare prioritario rispetto agli altri.
Perché il più delle volte una strada ti impedirà definitivamente di percorrere l’altra e con questo ci dovrai far pace, parola quanto mai attuale.
In tutta onestà e con umana lungimiranza, scorrendo i suddetti obiettivi in una ideale classifica di urgenze a quale posizione credete che si collochi l’aumento delle spese militari?


Vieni ad ascoltarmi sabato 9 aprile 2022 alle 17.00, Libreria Lilli, Roma

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