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Ius scholae significato Ius Soli e il paese del Futuro

Storie e Notizie N. 2009

Leggere le farneticanti obiezioni di leghisti e affini all’ennesimo tentativo della politica di concedere a nostri indubbi concittadini diritti che gli spettano umanamente, ancora prima che legalmente, mi ispira il seguente racconto:

Il paese del Futuro

C’era una volta un paese.
Potremmo chiamarlo Italia, ma non oso sino a tanto.
Perché qualcuno potrebbe apprezzarlo e il cielo o chi per lui sa quanto ne sarei rallegrato, ma altrettanto sarebbe capace di approfittarne per strumentalizzare a proprio vantaggio una parola o l’altra. E sarebbe un vero peccato, a mio modestissimo parere.
Dicevo, nel paese che potrebbe essere il nostro, ma immaginiamo in grande, ancor prima che in generale, vi erano tre soli abitanti e avevano nomi assai fuori dal comune: Passato, Presente e Futuro.


Ciò malgrado, non era il nome a distinguere l’uno dall’altro, bensì le peculiari caratteristiche, che potrei anche definire malformazioni, le quali rendevano la loro convivenza per nulla facile.
Si dà il caso che Passato soffrisse di una rara malattia volutamente degenerativa della memoria selettiva, conosciuta in ambito medico come Alzheimer revisionista a proprio vanto e consumo, più che uso.
Per capirci, facendo un esempio tra tutti, taluni giorni il nostro si svegliava convinto che l’aver compiuto un vero e proprio crimine contro l’umanità come il colonialismo nel Corno d’Africa, riuscendo perfino a rimanerne impunito, fosse un qualcosa di cui andar fieri e da ammirare celebrato senza alcuna vergogna tramite targhe, busti e monumenti nelle vie e nelle piazze principali delle città.
Presente, invece, era un caso davvero da manuale per i maggiori esperti di pazienti affetti da un chiaro disturbo della personalità mozzata o addirittura evanescente, più che multipla. Difatti, costui non aveva alcuna consapevolezza di se stesso, pregi o difetti, segni particolari e tratti inconfondibili. A tale proposito, la sua patologia lo rendeva incapace di riconoscersi innanzi a uno specchio, quanto era altresì convinto di vedere il riflesso di se stesso in un poster o qualsivoglia immagine fittizia che lo ritraesse bello, alto, magari biondo, ma di sicuro possente e coraggioso.
Niente di più paradossale, perché le conseguenze di siffatta menomazione divenivano eclatanti qualora si imbatteva nel terzo abitante, di nome Futuro, per il quale provava un terrore indicibile.
Perché Futuro era pericolosamente giovane. E perché Futuro era anch’egli alla ricerca di se stesso, ma nel suo caso ne aveva più che ragione vista l’età. Perché Futuro capiva ogni giorno meglio chi era e ciò suscitava invidia nell’altro. E perché, più di ogni altra cosa, Futuro non aveva alcuna paura di guardarsi allo specchio. Anzi, il suo più grande desiderio era che tutti gli altri vedessero ciò che vedeva lui.
Al contempo, i rapporti con Passato erano altrettanto difficili, poiché quest’ultimo, a causa dei ricordi auto manipolati, finiva quasi sempre per attribuire a Futuro aggettivi e appellativi, definizioni e dettagli che l’interessato semplicemente non sentiva come suoi. Difatti, suoi non erano, bensì appartenenti al Passato, come detto.
Indi per cui per Futuro la vita con entrambi era assai faticosa, per non dire di peggio. Presente faceva di tutto per escluderlo e isolarlo, mentre Passato al meglio lo faceva sentire invisibile e al peggio lo mortificava.
Nondimeno, Futuro non aveva alcuna intenzione di andarsene.
“Perché questo è anche il mio paese”, si disse un giorno “e perché cercare di essere felice nel luogo a cui mi sento di appartenere e voler essere rispettato dalle persone di cui desidero far parte è un diritto inviolabile in ogni tempo e storia.”
Tempo e storia, già, furono le parole magiche che si ritrovò a pronunciare senza volerlo.
Una piccola storia e un po’ di tempo, furono i regali che fece agli altri due per aprir loro gli occhi e il cuore.
Il tempo di una storia, la medicina per guarire entrambi.
La storia del tempo che è stato, c’è ancora e sarà qui anche domani, da raccontare e ascoltare per vivere civilmente, se non serenamente insieme.
Quella che esige che il Passato abbia la decenza di ammettere le proprie colpe e l’onestà di chiedere umilmente perdono alle vittime e ai loro discendenti.
Quella che obbliga il Presente a smetterla una buona volta di travestirsi da gigante con i deboli e da vigliacco con i forti.
Quella che infine permetterà al Futuro di mettere radici in pace nella terra che ha scelto e da cui è stato scelto a sua volta. Affinché nessuno osi mai più porsi di traverso di fronte a tale naturale danza della vita.


Vieni ad ascoltarmi sabato 9 aprile 2022 alle 17.00, Libreria Lilli, Roma

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