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La scuola che nasconde

Storie e Notizie N. 2030

Le persone che cercano di raggiungere l'Europa, una volta rimpatriate in Libia, vengono uccise, torturate, violentate e imprigionate in centri di detenzione statali. Eppure, come ha recentemente dichiarato Federico Soda, capo della missione dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni in Libia,  la maggior parte degli Stati membri tace su tali questioni.  “Ciò che mi preoccupa”, ha aggiunto “è una specie di acquiescenza: non è un problema sulla nostra sponda, quindi teniamolo lì”.

Immaginate ora di trovarvi in una scuola, ovvero seduti al banco in una classe. Che sia elementare, media o superiore conta poco. Non è la nostra età che permette l’inganno in oggetto e la Storia con l’iniziale autoritaria, più che autorevole, lo dimostra ampiamente.
Tuttavia, essendo in tutta sincerità la categoria più perspicace e con ancora qualche indubbia chance di cambiare le cose in futuro, scegliamo un’aula di bambini alle elementari.
Pensate quindi di assistere quest’oggi a un lezione intorno a un argomento scottante, ma solo per chi ha paura di bruciarsi il cuore, o peggio l’anima, più che le dita delle mani.
“L’immigrazione è un fenomeno mondiale”, esordisce l’insegnante a cui tocca il gravoso compito, tale soltanto per coloro che hanno i muscoli sfiancati dall’indifferenza verso le umani questioni. A tal proposito, il nostro tenta di sintetizzare al massimo l’esposizione per poi passare ad altro di meno spinoso, ecco.
“Essendo il nostro paese tra quelli più a sud in Europa, e maggiormente vicini al continente africano, da alcuni decenni siamo soggetti a significative ondate migratorie da parte di popolazioni in fuga da guerre, vari tipi di calamità naturali, o anche solo alla ricerca di una vita migliore.”
Il prof si convince di aver concluso e gira con un sospiro di sollievo la pagina del libro per affrontare un rassicurante capitolo sull’agricoltura e l’allevamento del bestiame. Sfortunatamente, quella ficcanaso di capelli rossi in terza fila alza la sua curiosa manina perché ha delle domande, e che il cielo o chi per lui la benedica per questo.
“Dimmi, Sara…” fa sbuffando il maestro, ma con tono arrendevole, conscio che non avrebbe potuto fare altrimenti.
“Cosa succede alle persone che arrivano qui da noi?”
Che ti frega? Pensa dentro di sé l’insegnante. Ah, come vorrebbe urlarglielo in faccia. Ma quand’è che hanno inventato il diritto di parola per gli studenti? Si domanda con sarcasmo.
“Le persone che arrivano qui da noi finiscono in centri specializzati per accoglierle e identificarle, per poi capire dove indirizzarle, ecco.”
L’uomo si dà una metaforica pacca sulla spalla e riporta gli occhi sulla pagina suddetta, dove ammira ritratto nella foto un placido gregge di pecore con tanto di pastore e cane al seguito. Come invidia il contadino in quel momento, perché la rossa ha solo iniziato il suo interrogatorio: “E vengono tutte fatte entrare in Italia?”
E vengono tutte fatte entrare in Italia? Le fa il verso a mente il nostro, ma è un piacere ben misero, perché la bambina lo fissa con sguardo attento ed esigente, e anche tutti gli altri si sono improvvisamente come risvegliati.
 “Eh no”, esclama con eccessivo vigore. “Mica possiamo lasciar passare tutti, cribbio!”
Si rende conto di aver alzato la voce e cerca di rimodulare toni e modi: “Cara, voglio dire che quando arrivano troppe persone, e non c’è posto per tutti, alcune di esse vengono rimandate indietro.”
Non è certo che sia proprio così, ma gli sembra una buona risposta e si concentra di nuovo sulle pecore. Adesso invidia una di esse invece che il pastore, gli andrebbe bene anche il cane o perfino l’erba che stanno brucando in santa pace. Perché chioma di fuoco ha alzato di nuovo la mano e stavolta la fa anche oscillare, come a pretendere una spiegazione, più che chiederla.
“Cosa c’è, Sara?”
“Ma quando le persone provengono da paesi in cui ci sono guerre o calamità naturali, come si può riportarle indietro da dove sono fuggite?”
Questa la so, pensa raggiante il maestro, ce l’ho sulla punta della coscienza... cioè la lingua, volevo dire lingua. Ciò nonostante, quando inizia a dar fiato alle parole, la favella si dimostra vittima di una sorta di incantesimo: “Vengono trasportate in… quella nazione lì, no? Quella là, insomma, e poi le mettono in una di quelle cose lì… e le... gli fanno... e poi ci restano finché… già finché? Eh sì, fino a quando poi non si può che… capisci, no?”
Incredibile a dirsi, ma nonostante il puerile farfugliare dell'unico adulto nella stanza, Sara capisce eccome e così i suoi compagni. O almeno è ciò che spero con tutto me stesso. Perché, malgrado ridotta al classico lumicino, ho ancora fiducia che saranno in grado di ricacciarci in gola la nostra acquiescenza e ogni altra disumana vergogna.

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