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Dietro l’ombra della Cina sull’Africa

Storie e Notizie N. 2049

C’era una volta un'ombra, okay? L’ombra cinese, senza sorprese, giacché il titolo la dice tutta, o quasi. E in tal caso quest’ultimo rivela assai di più di ciò che si vede.
Perché stiamo parlando dell’ombra di una nazione complessa e poco compresa, per tradizioni e politica, stili di vita e varietà di idiomi, usi e costumi, che il più delle volte vengono erroneamente tradotti in una superficiale miscela di luoghi comuni in salsa agrodolce.
Ma l’ombra esiste eccome, d’accordo? Mi riferisco al continente africano, come premesso. Perché il gigante d’oriente ha ficcato entrambe le sue ingorde mani tra le ricchezze naturali di tutti tranne che dei nativi, e qualora osino accampar diritti o ragioni, ecco che diventano terroristi, separatisti, o peggio. Brutta gente, insomma, anche laddove si trovino a casa loro, figuriamoci allorché decidano di cercar fortuna altrove.
Così, con il passar del tempo, cambiano gli invasori, ma tu leggi pure come lungimiranti investitori, nuovi amici, generosi finanziatori e disinteressati elargitori di donazioni a interessi solidali.
Quale comune risultato, sin da quando  a sud dell’occidentale avidità fu scoperta la gallina dalle uova d’oro, ma anche petrolio e diamanti, vi è un crescente, gigantesco quanto criminale debito sulla testa di generazioni di africani, poveri in canna ancor prima di essere immaginati, più che messi al mondo.
E allora, eccola che va in scena la suddetta coltre, come uno scuro sipario che si fa spettacolo da sé a vario titolo, quello della trappola del debito cinese e del debito da cancellare, dello strapotere cinese in Africa e della presa della Cina sull’Africa, della zavorra cinese per i paesi africani e soprattutto dei predatori cinesi che si gettano sul debito degli africani, a difesa dei quali si invocano ancora una volta i presunti super eroi statunitensi.
Tutto giusto, tutto vero, o quasi, e – come detto all’inizio – è quest’ultimo a fare la differenza che conta. Perché grazie al lodevole rapporto redatto dall’organizzazione internazionale Debt Justice, dietro quell’ombra si cela una realtà sconcertante e paradossale, la quale ci dice che solo il 12% del debito estero dei governi africani è dovuto a prestatori cinesi rispetto al 35% nelle mani di privati occidentali. I governi africani hanno un debito tre volte superiore nei confronti di banche, gestori patrimoniali e commercianti di petrolio occidentali rispetto alla Cina, e – fatto ancora più grave - pagano il doppio degli interessi.
Secondo Tim Jones, capo della politica di Debt Justice, il Regno Unito e gli Stati Uniti sono particolarmente importanti per tenere a freno gli istituti di credito occidentali perché la maggior parte dei contratti di debito privato internazionale sono stipulati secondo il diritto britannico o statunitense. Ricordando che le società occidentali, a differenza della Cina, non hanno sospeso il debito neanche durante la pandemia, Jones  sintetizza
così il concetto: “I leader occidentali incolpano la Cina per la crisi del debito in Africa, ma questa è una distrazione.”
C’era una volta quindi l’ombra della Cina sull’Africa e molto altro.
C’era una volta e, a quanto pare, per fortuna di alcuni c’è ancora.
Perché al suo riparo ci si arricchisce il triplo e si passa pure per i soliti difensori del bene, della pace e della giustizia nel mondo.

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