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Che Dio salvi le Regine

Storie e Notizie N. 2061

La Regina se n’è andata.
Nessuna polemica, davvero.
Dopo 96 anni di vita e 70 più 214 giorni di regno, Elisabetta II è morta.
Nessun paragone, ve l’assicuro.
Per almeno due settimane, ma probabilmente il fatto occuperà ancora parte dei media nei prossimi giorni, la notizia del decesso dell’anziana donna seduta a capo della monarchia britannica ha tenuto banco in gran parte del mondo occidentale.
Sino al suo culmine, ovvero il sontuoso funerale con i molti Capi di Stato e le riprese televisive da ogni luogo del pianeta.
La Regina ha vissuto, la Regina ha regnato, la Regina sarà per sempre nella Storia.
Nondimeno, com’è tradizione da queste parti, sono le storie con l’iniziale trascurata, che hanno la precedenza.
Senza alcuna polemica o confronto, lo ripeto, non posso fare a meno di ignorare le celebrazioni più o meno autorevoli lì in alto e concentrare la coscienza, oltre che lo sguardo, per esempio sul Corno d’Africa, zona d’origine del mio compianto papà, dove 15 milioni di bambini non vanno a scuola, e ora si prevede che a causa della siccità in 3,6 milioni abbandoneranno altrettanto gli studi.
Secondo le varie testimonianze degli insegnanti sono particolarmente le ragazze a correre questo rischio e, per loro, perdere l’istruzione vuol dire rinunciare ai propri diritti, per trasformarsi quanto mai precocemente in mogli, madri o semplicemente per aver cura vita natural durante di tutto e tutti, tranne che di se stesse.
Eccole le mie Regine.
Coloro che potranno essere anche letteralmente tali, in futuro, e nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di impedirglielo. Neanche la siccità, figuriamoci l’avidità, l’egoismo e l’indifferenza di chi, con le proprie infami politiche di sfruttamento neo o post coloniali, ha contribuito in modo essenziale alle loro disgrazie.
Le Regine del proprio destino, mozzato ingiustamente.
Le Regine delle loro madri, mancate sovrane della propria vita, ma con il seppur vano desiderio di scrivere una trama differente per il frutto del proprio grembo.
Le Regine senza alcuna corona sulla testa e men che meno uno straccio di trono da cui contemplare il mondo, ma che al contrario meritano tutta la nostra ammirazione per il coraggio con cui affrontano ogni secondo della loro esistenza.
Le Regine senza Corte e senza sudditi, ma che andrebbero altrettanto ascoltate quando e se avranno qualcosa da dire, domandare, esigere.
Sarà un atto dovuto prestare loro orecchio, un diritto sancito dal sangue versato da chi le ha messe al mondo facendo immani sacrifici.
Le Regine a cui non puoi permetterti di stringere la mano, ma non per il motivo che credi, poiché ciò che meritano è solo un lungo ed enorme abbraccio, ovvero qualsiasi gesto capace di restituir loro tutto l’affetto e la tenerezza di cui sono state impunemente private.
Le Regine che sono venute al mondo senza clamore e onori di sorta, spesso con misurata gioia dei presenti e talvolta con dolore.
Le Regine i cui familiari vivono in talune occasioni sparsi e divisi giammai per comuni beghe di potere, ma è la vita che va così in quelle parti del mondo. E stai sicuro che ciascuno dei protagonisti farebbe di tutto pur di allontanare i riflettori da sé, a meno che non sia per un felice motivo.
Le Regine che probabilmente non regneranno mai alcunché, ma per loro andrebbe bene anche il minimo, scontato per i molti oltre mare. Leggi pure come una vita normale fatta di alti e bassi, magari ritrovandosi sul divano a commentare con più o meno autentico dispiacere la scomparsa di una collega decisamente più fortunata.
Le Regine, ahi loro, che forse non vivranno altrettanto a lungo.
Per questo, con tutto il cuore, mi sento di concludere esclamando.
Che Dio salvi le Regine

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