Non è un essere umano

Storie e Notizie N. 2311


Questa è la storia.
Bakari Sako, aggredito a quanto si legge per futili motivi e poi ucciso a coltellate, non era un essere umano.
Tale è il racconto pressoché quotidiano che ormai da decenni viene diffuso ovunque.
A cominciare dall’alto.
L’orrenda novella che in Italia ci viene inculcata con ogni mezzo da decenni, o forse da molto prima, è che se un individuo ha la pelle scura, magari non parla la “nostra” lingua e, soprattutto, non è ricco e ben vestito, non è umano, punto. Non vale quanto un essere umano. La sua vita non conta
È una fiaba terribile costruita su un assunto altrettanto mostruoso, ma è comunque la pietra angolare della strategia con cui nel tempo una minoranza di figuri, del tutto privi davvero di ogni umanità, ha sempre più occupato le stanze del potere.
D’altronde, ciascuno di noi racconta una storia.
Con la sua vita, con quel che dice e più che mai con le proprie azioni.
Noi tutti siamo storie viventi.
Ciò malgrado, esiste una controindicazione in ogni racconto: dal momento che attecchisce nella mente del prossimo, cambiarlo diventa estremamente arduo.
Soprattutto se è semplice e facile da ricordare.
In particolare, se fa comodo ai peggiori istinti dei più.
Fateci caso, perché ormai la trama vigente è la stessa da tempo ed è quasi identica ovunque: noi e la nostra terra abbiamo bisogno più di ogni altra cosa della protezione di persone forti e ben armate che ci difendano da loro. I mostri. I cattivi. Gli invasori.
Gli alieni, i non umani.
Non sono esseri umani, ricordalo, è il succo del racconto. Questo è il perenne mantra che ci viene sussurrato da tempo nell’orecchio come il veleno in quello del padre di Amleto.
Un veleno costante, però, a rilascio prolungato, ma non letale. Che distrugge qualcosa di prezioso e tiene in vita il resto.
Lo nutre e lo fortifica fino a renderlo prevalente.
Quelli non sono esseri umani.
Non come te.
Non valgono quanto te.
La loro vita non conta.
Ecco perché la loro morte non merita attenzione.
Chiaro, la storia ha uno scopo ben preciso.
Fa il suo lavoro, come le altre, semplici e facili, che l’hanno preceduta. Vende alla grande perché la gente se la beve come l’acqua fresca in una giornata più calda del solito. E mentre i clienti elettori sono lì con il bicchiere in mano a dissetarsi – o a credere di farlo – alle loro spalle gli si può far di tutto e sono comunque contenti.
L’arte del potere è tutta qui, signore e signori, da quando esiste l’uomo.
Il problema è che quando racconti una storia semplice e facile per così tanto tempo, e su di essa costruisci un’intera società, non puoi prevedere fino a che punto le persone ci crederanno.
Non puoi immaginare quanto la faranno propria.
Quanto la prenderanno alla lettera.
Se ha la pelle scura e non parla come me, e magari è un povero disgraziato, solo e senza un soldo… è come se fosse il nulla.
Vale meno di nulla.
Come un sassolino in terra che puoi prendere a calci per noia.
Alla stregua della polvere che alzi camminando.
Insignificante come un’ombra.
E cosa c’è di male nello sfogare su quest’ultima la rabbia repressa o anche solo distrarsi cancellandola dal mondo?

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