Ricominciamo da qui
Storie e Notizie N. 2317
C’era una volta Storie e Notizie.
L’idea di diciotto anni fa non è cambiata. E so già che perderò iscritti, ma devo dire ciò che penso e sento, soprattutto qui.
Altrimenti il risultato è deprimente prima di tutto per me. E se non lo è per chi legge vuol dire che davvero sto sbagliando su tutta la linea.
Da qui, il punto di partenza di quest’ennesima stagione, che vivo ancora come ai tempi degli studi, da settembre a luglio. E non perché ad agosto vada in ferie, visto che per il sottoscritto si tratta di un concetto molto relativo. È solo bisogno estremo di staccare la spina. Tra l’altro è stato un anno davvero pesante, salute in brandelli, due interventi, tumori paventati in altrettante occasioni ma per fortuna schivati.
Ma torniamo al punto di partenza, già: ho sbagliato. Molto. E a chi desidera unirsi, dico con gratitudine “abbiamo”.
Da qui si parte, ovvero riparte, altrimenti mi dispiace, ma non stiamo andando nella stessa direzione. E sono stanco di fare sempre gli stessi errori anche se non riesco a identificarli come tali. Il deficit di comprensione non può essere più una scusa per nessuno, non più.
Perché sto/stiamo sbagliando è o dev’essere il punto di partenza/ripartenza? È semplice, è come l’elefante del garage dell’ultimo pezzo che ho scritto prima di crollare quest’anno. Solo che stavolta – una volta per tutte – riguarda me, noi, se vi va.
Vado in ordine sparso, anche se con fatica visto che è roba arcinota.
Le guerre c’erano già, ovunque, ma lontano dal monitor, dalla cartina amica e dalla coscienza. Adesso le cominci a vedere all’orizzonte e tremano le chiappe. Il mondo bruciava da un pezzo, ma adesso fa caldo, troppo, ci sono le ondate, gli anticicloni, anche se si continua a ignorare le cause e soprattutto ciò che dovrebbe fare ogni santo giorno ciascuno di noi. E non mi riferisco ai “cattivi”, i mangiacarnerossa, quelliconisuv e i condizionatoriapalla a ogni ora del giorno e della notte. Quanti tra i cosiddetti “buoni” là fuori hanno il conto su Banca Etica invece di foraggiare banche serial killer, il che vuol dire tutte? In quanti hanno scelto una professione che aiuti il prossimo e il pianeta invece di danneggiare entrambi? Quanti praticano l’antirazzismo quotidianamente partendo dalla messa in discussione di sé stessi e la consapevolezza che la propensione a discriminare tutto ciò che è diverso ce l’ha nella testa ciascuno di noi? Quanti, infine, sono realmente inclini ad accogliere con empatia e comprensione le persone migranti?
Molto pochi, lo sappiamo già da un pezzo. Altrimenti vivremmo in una nazione differente. Altrimenti, col cavolo che il governo Meloni sarebbe diventato il più longevo della Storia.
Vedete, il mio problema è che la voce che urla di più nella mia testa, obbligandomi ad ascoltarla, non proviene da quel che ho letto o studiato come tanti chiacchieratori più o meno dotti e illuminati, bensì da decenni di lavoro accanto agli ultimi. E sapete cosa mi suggerisce? Che quando la comunità in cui si lotta per far star meglio chi soffre non funziona, i primi a doversi mettere in discussione sono i “buoni”. Sono loro ad aver sbagliato, punto. Non te la prendi con la depressione, con le droghe e neppure con gli spacciatori e le famiglie degenerate, lanciando strali e accuse, condividendo indignazione e sconforto puntando il dito su tutti i “cattivi” tranne te stesso. Sei l’unico imputato anche se hai dato tutto ciò che hai dentro sino a quel momento. Perché è il solo modo per fare il bene di chi ha bisogno d’aiuto. Altro esempio ancora più evidente? Se una medicina non funziona o addirittura ottiene il risultato opposto – come in realtà sta accadendo - il ricercatore cancella la lavagna, fa mea culpa, si tira su le maniche e prende altre strade. Continua a cercare, cambiare, rifare. Daccapo. Ma per farlo deve ammettere di aver sbagliato.
Ho sbagliato - o abbiamo, a voi la scelta - quando c’erano altri al timone, tra Berlusconi, i Bush, i fasciogrillini o grillofasci, i leghisti solo padani o con vocazione nazionale, la Meloni con Vannacci a soffiarle sulle chiappe.
Vogliamo capire una volta per tutte che l’esercizio fine a sé stesso di mettersi in poltrona a riempire pagine su pagine, incazzati e indignati, con le malefatte di costoro non serve a un fico secco? Eh, ma come gliel’ha cantate, declamiamo in coro nei commenti su social e affini, vuoi mettere? Ma sapete perché non serve? Perché siamo noi stessi a leggerle! Non è questo che ci manca. Urge qualcos’altro che manca da troppo tempo.
Mi riferisco a una visione moderna, comune e inclusiva con tutti coloro che vogliono un mondo migliore per tutti. Una storia che ci unisca a prescindere dalle sfumature. Non serve un grande leader, bensì una grande storia. Nuova, originale, coerente e pratica. Giammai una replica seppur puntuale alle balle di chi governa e distrugge la Terra oggi.
Le storie che salvano le persone con cui lavoro non funzionano perché raccontano “la verità”, la quale non ce l’ha in mano nessuno come è noto, ma perché parlano di loro, perché ne sono protagoniste e hanno la possibilità di scriverne il finale. Ma soprattutto perché non vedono in te un maestro, saccente e presuntuoso, che dall’alto della sua cattedra bacchetta i colpevoli e indica la via. Si guardano allo specchio osservando solo qualcuno che si mette in discussione e che inizia ogni racconto dai propri errori e da ciò che ha imparato da essi. E se la storia non funziona, costui ha l’obbligo di ricominciare dall’inizio.
Da “ho sbagliato”, già.
In questo momento, è sufficiente affacciarsi sui media per scorgere ombre ovunque tra le notizie, El Niño in arrivo, AfD che incombe in Germania, il ritorno di Farage nel Regno Unito, Futuro Nazionale in crescita costante qui da noi, povertà, disperazione e femminicidi in aumento, e le immancabili “invasioni straniere” anche se per i dati i numeri sono in calo.
È difficile non dire: sai che c’è? Andate a fare in culo, mi costruisco il mio bel rifugio, più o meno dorato, e che il resto vada pure in malora. Ma di tanto in tanto maledico i malfattori e mi sento meglio.
Be’, io non posso permettermelo.
In malora ci sono nato e cresciuto, che volete farci.
Quindi, vi chiedo sinceramente scusa per tutti gli errori che ho fatto anche oggi.
Ricominciamo da qui.
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