Scusa se ti abbiamo schiavizzato arricchendoci alle tue spalle

 

Storie e Notizie N. 2330


C’erano una volta le scuse.
Scusa deriva dal latino excusare, composto da ex (“fuori”) e causa (“accusa”, “colpa”). Secondo la Treccani e il De Mauro significava originariamente discolpare qualcuno, ovvero liberarlo da un'accusa o giustificare un comportamento.
Nondimeno, già nel XIII secolo in italiano il termine veniva utilizzato con il significato di giustificazione non veritiera, pretesto. Un'accezione che anticipa il significato negativo che oggi attribuiamo alla parola “scusa”.
Eppure…
Buone notizie, cari discendenti di uno dei più orrendi crimini contro l’umanità compiuti dal genere umano: il Regno Unito potrebbe presto avviare un percorso per chiedere ufficialmente scusa alle ex colonie per il proprio ruolo nella tratta degli schiavi. Il ministro Andy Burnham ha proposto di aprire un «dialogo strutturato» con i Paesi coinvolti, per contribuire a definire i contenuti delle prime scuse ufficiali dello Stato britannico.
Daje, esclamano in molti.
Un'iniziativa che arriva dopo un lungo silenzio e che potrebbe prendere spunto dall'esperienza dei Paesi Bassi, dove un percorso simile è iniziato diversi anni fa.
Durante la cosiddetta Età dell'oro olandese, i mercanti dei Paesi Bassi parteciparono attivamente alla tratta degli schiavi. Si stima che circa 600.000 africani furono deportati attraverso l'Atlantico verso le piantagioni del Suriname e di Curaçao. A questi si aggiungono tra 660.000 e un milione di persone trafficate attraverso l'Oceano Indiano e le Indie Orientali.
Ma soprattutto, la schiavitù rappresentò anche una grande fonte di ricchezza. Negli anni Settanta del Settecento, i profitti legati a questo sistema costituivano oltre il 10% del prodotto interno lordo della provincia d'Olanda. Anche la famiglia reale ne trasse vantaggio: tra il 1675 e il 1770, i sovrani Guglielmo III, Guglielmo IV e Guglielmo V ricavarono dal commercio degli schiavi una somma che oggi equivarrebbe a circa 545 milioni di euro.
Minchia, esclamano gli interessati suddetti discendenti.
Le prime scuse ufficiali arrivarono nel 2021, durante le celebrazioni annuali del Keti Koti, la ricorrenza che ricorda l'abolizione della schiavitù. La sindaca di Amsterdam, Femke Halsema, presentò le scuse ufficiali a nome della città, mentre il 19 dicembre 2022 giunsero le scuse ufficiali del governo olandese. Infine, a luglio del 2023 anche il re chiese scusa.
Al contempo, pure il Regno Unito non se ne sta con le mani in mano.
Daje, gridano i discendenti dei discendenti degli schiavi resi tali dalla Corona inglese.
Il primo ministro Andy Burnham ha proposto di aprire un «dialogo strutturato» con i Paesi coinvolti, per contribuire a definire i contenuti delle prime scuse ufficiali dello Stato britannico.
Tuttavia, uno studio pubblicato nel 2018 sul Journal of Global History dal ricercatore Klas Rönnbäck, dell'Università di Göteborg, ha analizzato il valore economico prodotto dalla tratta degli schiavi e dalle piantagioni. La ricerca stima che, all'inizio dell'Ottocento, l'intero sistema collegato alla schiavitù arrivasse a rappresentare circa l'11% dell'economia del Regno Unito…
Minchia, mormorano i pronipoti delle vittime della schiavitù britannica.
E tutti, in un coro comprensibilmente imbufalito e assordante, si aspettano ben altro che semplici scuse...

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