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Storie di bambini: c’è un altro tempo

Storie e Notizie N. 1148  Un uomo e un bimbo di 7 anni sono morti travolti da un'auto mentre viaggiavano sullo scooter, di ritorno dalla partita persa dalla Roma. Dopo due umilianti tempi di gioco, il punteggio è 7 a 1 per i tedeschi. Non è. Era… Figlio mio, chiudi gli occhi. E soprattutto ottura con decisione le orecchie. Non sentire il fischio dell’odiata figura di nero vestita. Che spesso se ne torna a casa con la valigia piena di insulti. Leggi pure come il più onesto tra gli arbitri delle nostre sorti . Non credergli. Non credere a quel che racconta il tabellone. Apri gli occhi, adesso, ma non credere a quel che vedi. Libera le orecchie e ascolta me. Perché non è ancora finita. Certo, lo so, il momento è terribile e non possiamo più fare cambi. Siamo qui e qui resteremo. Per sempre. Ma questa è una fortuna, sai? Possiamo ancora farcela. Sette a uno demolirebbe il petto e poi il cuore di chiunque. E’ già successo a molti, lo so bene. Io c’ero. Ma da ...

Smog inquinamento dermatite atopica bambini: non ci credo

Storie e Notizie N. 886 Leggo or ora che, secondo i pediatri l’inquinamento sarebbe responsabile della dermatite atopica , molto diffusa nei bambini sino ai 5 anni. Ma dai. Stiamo scherzando o cosa? Non è possibile, su, siamo seri. Qui basta uno che si svegli al mattino e che spari la prima cosa che gli passa per la mente e tutti i giornali abboccano. Ho capito, saranno pure pediatri, ma che vuol dire? Oltretutto non sono certo che i pediatri siano dottori. Veri medici, insomma. Sono un po’ come i veterinari, giusto? Che uno chiama dottori, così, per cortesia. Come il commercialista. Dottore commercialista, sì va bene. Ma il dottore è quello che ti visita, a noi grandi, però, mica i bambini. E’ come a scuola, che non lo sapete? La maestra d’asilo è un conto e la professoressa di liceo è un altro, per non parlare dell’università. E che sono insegnanti allo stesso modo? Diciamola tutta: ma che ci vuole a far fare ai bambini due pallette con il pongo e quattro scarabocchi...

Berlusconi e l’auto in ritardo: autista confessa

  Storie e Notizie N. 159 In occasione del meeting internazionale sulla sicurezza nucleare a Washington, Silvio Berlusconi - il nostro più prestigioso vanto internazionale - ieri sera ha atteso circa 40 minuti l’auto che avrebbe dovuto condurlo al Willard Hotel, dove poter digerire la sontuosa cena offerta da Obama ai colleghi capi di Stato. Come al solito si deve far riconoscere, diranno in tanti. E’ più forte di lui: se non riesce a raggiungere la ribalta per motivi che vanno al di là delle sue funzioni ufficiali, non è contento, penseranno molti altri. Eppure, stavolta la colpa dell’ennesimo fuori programma non è sua. Cioè, non lo è direttamente, poiché il ritardo è tutta responsabilità dell’autista, il quale è stato sostituito, non prima di aver confessato le sue ragioni… La Storia: Sono stato io. Sono la persona che avrebbe dovuto andare a prendere il premier italiano. Il fatto è che quando ho saputo che era lui… mi sono rifiutato. Il motivo è semplice. Perché sono un citt...