Cinghiale azzanna cacciatore a Bologna: la lettera

Storie e Notizie N. 858

E’ notizia di oggi quella del cinghiale che è stato avvistato stamattina a Bologna, in zona Saragozza e che ha aggredito un cosiddetto cacciatore selettore che cercava di catturare l’animale.
Il cinghiale è stato abbattuto.
La cosa mi rattrista e mi sono chiesto se non si sarebbe potuto evitare di ucciderlo.
Soprattutto mi sono domandato il perché della sua apparizione in città, nel bosco degli umani.
Ma poi è uscita fuori la lettera, scritta dal cinghiale in persona, anzi, in bestia, ieri sera, dopo aver progettato la sortita:

Zona dei colli fuori Bologna, 4 febbraio 2013

Mi rode, sì, mi rode.
E domani è il gran giorno.
Sono stanco di vivere passivamente tutto questo.
Le mie orecchie lo sono anche di più. Le grida, non sopporto più le grida che arrivano di notte dalle case e dai palazzi dei bipedi presuntuosi (N.d.T. così il cinghiale chiama gli esseri umani).
Possibile che le senta solo io? D’accordo, essendo animale possiedo un udito particolare. Ma la realtà è che ho sempre avuto i padiglioni particolarmente sviluppati, lo diceva sempre mio padre finché sono rimasto con lui.
“Caccia per non esser cacciato”, questo diceva anche quale unico consiglio.
Secondo il babbo finché fossi stato in caccia, attento, con gli occhi vigili alla ricerca della preda, sarei stato ignaro di esserlo a mia volta per qualcun altro. Uno come i bipedi presuntuosi, ad esempio.
Un modo come un altro per invitarmi a guardare sempre avanti e non alle spalle.
“Caccia se non sei cacciato”, dissentiva mia madre, che dio l’abbia in gloria. Il dio dei cinghiali, ovviamente, ma di questo ne parliamo un’altra volta.
La mamma era più concreta ed è forse grazie a lei che sono sopravvissuto a mio padre, non solo per un mero fatto anagrafico.
Banalmente, un pomeriggio stavamo spiando un fagiano sceso sul prato per fare quella grossa, decisi ad agguantarlo, io mio sono voltato e ho visto il cacciatore, il papà no.
E così il bipede si è beccato cinghiale a pranzo e fagiano a cena.
Ma torniamo ad oggi, ora.
Mi rode, sì, mi rode.
Non ne posso più di cogliere i vostri lamenti nella notte. Non riesco più a chiudere occhio e ho un esaurimento nervoso perenne.
Vi ho già detto che ho i padiglioni abnormi? Sento tutto, percepisco ogni ultrasuono, altro che cani segugi.
Ecco perché domani è il giorno, il gran giorno.
Vengo da voi, scendo in città. Non in campo, sono un animale serio, io, mica un cacciaballe.
Entrerò nel vostro bosco e al primo bipede presuntuoso che incontro gliene dirò quattro. Anzi, già che ci sono pure cinque e sei.
“Ma che ti vai in giro con questa boria di giorno”, gli griderò in faccia, “quando la notte strisci nel letto e piangi come una iena ridens al contrario? Piantala di nasconderti sotto il cuscino e vivi alla luce del sole, chiedi quello ti spetta al cospetto di quest’ultimo.”
Sempre se riuscirò a farmi capire, so bene che il cinghialese non è così diffuso tra voi.
Se fossi anch’io un bipede mi farei sentire nella vostra lingua. Se fossi uno di voi, la smetterei di sopravvivere nella paura.
Se fossi uno di voi mi roderebbe e mi farei ascoltare dal primo che capita.
E anche dagli altri.

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