Storie di razzismo: Disastro Germanwings e le origini dei piloti

Storie e Notizie N. 1208 

“Che origini hanno i piloti dell'autobus caduto???”
Malgrado la tragicità dell’evento, difficile rimanere seri innanzi a siffatta domanda.
Nondimeno, sarebbe un errore trascurare l’ennesima incolta quanto goffa strumentalizzazione del parassita di turno.
C’è del marcio tra le parole e non è la Danimarca, perché qui non siamo nell’Amleto.
Siamo nel paese senza meta…

C’era una volta il paese senza meta.
Viaggiatori, sì, tutti.
Con biglietto vidimato o meno.
Con bagaglio a mano o nascosto nella manica.
In prima classe, è ovvio.
E in tutte le classi minori, che non finiscono mai.
Perché c’è sempre qualcuno dietro che ritenga di aver diritto.
Ad invidiare il tuo posto.

Nel paese senza meta si partiva ogni giorno.
Ma che dico?
In ciascun attimo del vivere comune c’era qualcuno che esclamava con orgoglio.
Io vado.
Io esco e vado.
Perché ne ho facoltà, perché questo è il mio paese, perché ne santifico i confini e protetto da essi sono il sovrano dei miei capricci.
Tutto posso, finché qualcuno non mi fermi.
Ma dovrebbe arrestarsi anche lui ed è ardua impresa.
Per gli abitanti del paese senza meta.

Eccoci, guardaci.
Siamo in fila, viviamo in coda, l’uno dietro l’altro, in attesa di arrivare.
E allora il tempo va, scivola via sul tapis roulant della nostra smemoratezza, ma nessuno si scandalizzi.
Non v’è ragione.
Siam partiti un giorno, ma non conta quale.
Quel che è certo è che veniamo tutti da.
Dal ventre fertile di una madre confusa dal volto a forma di stivale, sempre pronta a sorridere al principe, quanto a prendere a calci il vassallo.

Non v’è discriminazione, bensì coerenza.
Con un’esistenza a metà.
Di un esploratore dallo sguardo miope, che non distingue il passato dell’uno dal presente dell’altro.
Purché si tratti di compagni di cambusa.
L’aver bevuto e mangiato insieme, questo ci rende fratelli e sorelle.

Ed ecco che il nemico appare.
All’improvviso è a bordo, osa fino a tanto.
E addirittura pretende di viaggiar seduto.
Con biglietto o meno.
Con bagaglio o anche solo un sogno.
In mano.
Ma la storia più sconvolgente è scritta negli occhi di quei clandestini.
Perché costoro sanno perfettamente da dove vengono e non è mai uguale per nessuno tra loro.
Poiché hanno anima e cuore fissi su ciò che conti davvero in un viaggio.
Perfino laddove tutti quelli che incontri l’avranno dimenticata.
La fondamentale meta.
Altro che origini.

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