Storia della Festa delle donne: lettera a Libera

Storie e Notizie N. 1200 

Addì 8 Marzo duemila e qualcosa, laggiù.

Cara Libera,
non ho idea se ti chiami davvero così, ma è così che ti vedo.
Libera.
Di fatto, più che di nome, ma questo è scontato e di ciò ti chiedo perdono.
Di mancanza di originalità nel riferirsi a te il mondo ne ha dimostrata fin troppa.
Spero quindi di non peccare, se non altro, di ridondanza.
Sono qui, con questa mia, a congratularmi con te.
Perché una festa, in teoria, dovrebbe essere una festa e la protagonista di quest’ultima andrebbe festeggiata, sarebbe un dovere, ancor prima che un piacere.
Oggi, 8 marzo, sarebbe la tua, di festa.
Dovresti aver vinto, dovresti essere arrivata prima, dovresti essere la prima.
Di molte, spero, a meno che il passato non resusciti e chi meglio di noi altri sa quanto tale rigurgito della storia sia temibile.
Ecco perché al contrario vanno festeggiate le feste come la tua, che vivi nel mondo del domani.
Perché la tua non è come le altre che l’hanno preceduta.
Non è come oggi.
Che non c'è proprio nulla da festeggiare.
Ecco perché laddove si chiami festa, dovresti avere almeno una ragione per svegliarti al mattino e sorridere pensando a questo giorno.
Perché sarebbe speciale.
Unico.
Come se oggi avessi scoperto una stella che tutti dicevano che fosse solo un buco nero, tutt’al più diversamente luminoso.
Come se avessi violato una regola a costo di perdere tutto, conquistando tutto per tutti, tranne che per te.
Come se fossi riuscita a dimostrare che la vera bellezza è il colore che tutti vedono, ma solo una persona ama.
E allora basta.
Con i rallegramenti e i regali.
Gli applausi e le celebrazioni pubbliche.
Le serate a tema e gli spettacoli dedicati.
Gli articoli di denuncia e anche le lettere che pretendono di essere originali.
Basta.
Mia cara Libera che vivi laggiù, l’otto marzo del Duemila e qualcosa, l'oggi del futuro, va festeggiato perché tu e il tuo mondo siete riuscite finalmente a spazzare via tutto questo.
A liberarvi di tutto.
Comprese le mie parole, che spero suoneranno vane.
Perché tutto quello per il quale ci sarebbe da lottare, più che festeggiare, l’avrete già conquistato da tempo.
E sarà festa.
Il primo giorno in cui non ci sarà alcun bisogno di celebrare questa presa per i fondelli che si chiama la Festa della donna.

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