La trave del farneticante cittadino medio

Storie e Notizie N. 1350

Le notizie di prima pagina hanno presenze variabili e costanti. Tra queste ultime non mancano mai quelle sul terrorismo, i migranti e i Rom. Soprattutto, ciò che è onnipresente è l’impetuosa protesta dell’esasperato cittadino medio…

Sulla via.
Due uomini si incontrano.
O scontrano, a voi la scelta.
Un attimo dopo l’inaspettato incrocio di esistenze, uno dei due fa: “Ha visto che sporcizia? E’ una vergogna.”
“Infatti, però…”
“E’ normale, porca zozza, con tutti questi Rom che non hanno alcun rispetto per la nostra città. Lo sa che c’è un campo abusivo proprio qui vicino? Ma stavolta alle prossime elezioni do il mio voto a quelli là, voglio vedere se non li cacciamo a pedate.”
“Perfetto, ma…”
“Certo, ha ragione lei, fosse solo quello il problema. Vogliamo parlare dei migranti?”
“Va bene, se magari…”
“E parliamone. Qui non c’è posto per tutti, non c’è lavoro per noi, figuriamoci per quelli là. Che poi, fosse solo il lavoro, quello che cercano. Io non sono razzista ma… ma mi ci fanno diventare, perché questi non sono come noi, sono incivili.”
“Come dice lei, a ogni modo…”
“Fossero cristiani, uno potrebbe pure trovare qualche punto di incontro, ma con quella gente con la barba lunga e il tappeto che vuoi comunicare? Vivono in un mondo tutto loro, non si integrano.”
“A proposito, vorrei…”
“Uno potrebbe obiettare: vediamo, proviamo. Che vuoi vedere? Cosa caspita vuoi provare? I cinesi sono una vita che abitano con noi e sono sempre… cinesi, con i loro ristoranti e i negozietti tutto a un euro.”
“Okay, tuttavia…”
“Se avessi i soldi me ne andrei all’estero, ma in qualche posto tranquillo, però. Perché con questi terroristi siamo proprio noi gente civilizzata a rischiare di più. E’ che ci odiano, ci invidiano e ci odiano. Ci vogliono tutti morti, questa è la verità.”
“Può essere, ciò nonostante…”
“Altrimenti alziamo un bel muro tutto intorno e chi rimane fuori peggio per lui. Anzi, un muro non basta. Una grande cupola infrangibile, come quella serie televisiva. Tutti al sicuro e che il resto del mondo vada pure a farsi fottere.”
“Ho capito, adesso, se non…”
“Cazzo, mi pento già di essere uscito di casa, ecco. Ci hanno fatto passare la voglia di andare a fare una passeggiata, ci hanno rovinato la vita, e poi ci dicono che dobbiamo aiutare quella massa di debosciati e criminali senza arte e né parte…”
“Le ho detto che ho capito!” urla l’altro con una veemenza da far tremare l’aria stessa, catturando così l’attenzione di tutti i passanti nei pressi.
“Ho capito come la pensa”, ripete l’uomo dal volto sfigurato dalla frustrazione, “e se non avesse emesso fiato avrei intuito comunque il suo punto di vista. Ma, come le dicevo poc’anzi, adesso, se non le dispiace dovrebbe nell’ordine: sollevare il piede con il quale sta schiacciando il mio, prelevare con l’apposito guanto lo sterco che il suo orrendo mastino ha lasciato sul marciapiede, già che c’è raccogliere da terra anche la plastica del pacchetto di sigarette che ha appena acquistato dal tabaccaio qui di fronte, chiedere scusa al giovane che ha urtato mentre entrava nel negozio, alla signora anziana entrante a cui non si è curato di dare la precedenza, a tutti i minori qui transitati nel frattempo per tutte le volgarità da lei pronunciate e all’immigrato che ha cercato di venderle i cd per averlo insultato, visto che, a differenza di lei, lui sta lavorando. Infine, visto che anch’io dovrei andare a guadagnarmi il pane, dovrebbe senza indugio spostare la sua auto in doppia fila che impedisce alla mia di uscire, facendo poi manovra a retromarcia, visto che è entrato contro mano in un senso unico. Poi, se vuole, potrà pure continuare.”
A farneticare…

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