Storie sulla pace: colpevoli del futuro

Storie e Notizie N. 1490

In questi giorni è stata ascoltata dall’Alto tribunale presieduto da Sir John Chilcot la conclusione dell’inchiesta sulla guerra in Iraq (2003-2011), la quale accusa l’allora primo ministro Tony Blair. In particolare, in una concomitante intervista, Chilcot ha affermato di ritenere che lo stesso Blair – proprio in quanto avvocato e abile nel convincere il prossimo – riguardo alla partecipazione del suo paese al conflitto non sia stato del tutto onesto.
Non sappiamo ancora come proseguirà l’indagine, quali saranno le conseguenze, tuttavia, ci sono già fondati elementi per giudicare come disastrosa quella missione, come del resto molte altre. Se sarà bollata anche come criminale, lo dirà il tempo.
Già, il tempo e il presunto, autorevole narratore di quest’ultimo nel pieno della diretta, che muta giudizi e aggettivi con la non chalance di un frettoloso, superficiale cronista.
Colpevole


C’era una volta l’innocente fino a prova contraria.
Ignaro dei fatti sino alla sgradita intercettazione.
E responsabile di essi, ma erano altri tempi, dai.
Non si può giudicare il passato, dicono alcuni, perché tanto non puoi cambiarlo.
Ma si può ascoltare.
Il fruscio delle pagine ingiallite che soffoca sotto il peso di un confuso presente, rumoreggia, di primo acchito.
Sembrano come astruse farneticazioni in una lingua morta, se rapportate al chiacchiericcio simultaneo con cui in pochi secondi sentenziamo e condanniamo nel giro di un clic il destino di interi popoli.
Tuttavia, se riesci a inclinare quanto basta la clessidra digitale, puoi seguire il dito che accusa l’ormai sbiadito assassino seriale di pacifiche convivenze.
La direzione dell’indice rivelatore non cambia,

facci caso, e individuarne l’attuale trasposizione sulla storia contemporanea non è così arduo.
Devi solo armarti di un po’ di geometria sociale, un accenno di aritmetica dei diritti civili e un pizzico di umana logica.
Allora, il giochino è facile, come la conseguente supplica che giro ai noi che sopravvivranno.
Beati i conoscitori di verità posticipate.
Perché sapranno i nomi di chi dovrà rispondere della sparizione tra le onde di generazioni intere.
Degli indifendibili imputati, certo, ma anche dei volgari complici di bassa lega, a ogni profondità del mare di strumentali menzogne in cui impunemente sguazzano.
Beati, perché saranno in grado di guardare in faccia i volti di coloro che hanno firmato in calce a ottusi quanto micidiali proponimenti.
E con loro, avranno facoltà di riconoscere anche a distanza i prodi sostenitori del cieco agire senza preoccuparsi del dopo.
Che siano beate le genti che leggeranno le confessioni del domani, le quali dimostreranno che forse l’oggi a qualche cosa è servito.
E che saranno da monito all’ulteriore futuro, o forse no, visto ciò che è successo prima, adesso, ieri, nel terzo millennio e in tutti i secoli trascorsi.
Per questa ragione, vi prego, umani all’orizzonte.
Se la fantascienza qualcosa avrà portato in dote, affinché possiamo guadagnar tempo e vite, voltatevi e urlateci i nomi.
Dei colpevoli del futuro.
E di oggi.


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