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Elezioni 4 Marzo chi votare: questi quelli o gli altri?

Storie e Notizie N. 1557

Domenica 4 marzo 2018 si terranno in Italia le elezioni politiche per il rinnovo dei due rami del Parlamento, Senato e Camera, oltre alle consultazioni riguardo alla presidenza delle regioni del Lazio e della Lombardia.
Se omettiamo l’elezione dell’Assemblea costituente del 1946, peraltro l’esordio al voto delle donne, le prime elezioni politiche dopo la caduta (di questi grotteschi tempi dovremmo dire presunta) del fascismo hanno avuto luogo nel 1948, ovvero precisamente 70 anni fa…

C’era una volta la democrazia.
Per molti, la democrazia è il voto.
Ovvero, il diritto a mettere una crocetta.
Sotto o sopra il nome o il simbolo, non ti sbagliare, altrimenti, niente voto.
E, per condizione necessaria è sufficiente, per tanti vuol dire niente democrazia.
O forse no.
Forse vale solo in un senso, di solito dal basso verso l’alto.

Come storia suggerisce, giammai il contrario.
Cosicché, nei paesi ove vigeva la democrazia, che per tanti è il voto, ma solo dal basso verso l’alto, i candidati di solito venivano divisi in questi, quelli e gli altri.
Difatti, malgrado il privilegio del diritto, le possibilità per i cittadini non è che fossero così tante.
Di conseguenza, non era difficile immaginare il racconto delle differenti decisioni dell’elettore medio, di seguito illustrato con esercizi di stile votante.
Io voto questi, perché non sopporto quelli.
Io voto quelli, perché non potranno certo far peggio di questi.
Io voto gli altri, perché voglio veder perdere questi e quelli.
Io voto questi, perché malgrado le dichiarazioni di facciata, gli altri sono uguali a quelli.
Io invece voto gli altri perché sono nuovi.
Io mi turo il naso e voto quelli perché sono il meno peggio.
Io allora voto questi perché le cose devono peggiorare del tutto, così possiamo solo risalire.
Io voto gli altri perché sono diversi da questi e quelli.
Io voto quelli perché, altrimenti, chi voto?
Io voto questi perché l’ha detto il mio capo.
Io voto quelli perché uno di loro è il mio capo.
Io voto gli altri perché io sono uno degli altri.
Io voto questi perché sono gli unici che capisco quando parlano.
Io voto quelli perché sono più giovani.
Ma scherzi? Io voto questi perché sono più esperti.
Io voto gli altri perché tra loro c’è lui.
Io voto lei, non importa con chi stia.
Io ho sempre votato questi, stavolta provo quelli.
E così via, in tal guisa votando.
Siamo in democrazia, ergo, io voto, tu voti, noi votiamo…
Nondimeno, laddove tu voti, o meno.
Questa non è la democrazia, poiché per nostra sottovalutata fortuna quest’ultima è molto di più.
Per quanto importante, il voto è solo una crocetta sotto il nome o il simbolo.
Ma tu non dimenticare che all’indomani di un’elezione.
Sei ancora il cittadino di una democrazia.


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