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Protesta immigrati sulla gru a Brescia è la nostra storia

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Storie e Notizie N. 277

Credo che ciò che è successo ieri ad Anno Zero sia l’esatta fotografia del vergognoso modo con il quale il paese sta trattando esseri umani che in questo momento della nostra difficile storia comune stanno contribuendo in maniera considerevole al benessere della comunità, per quanto relativo.
Perché questa è la realtà della stragrande maggioranza degli immigrati che vivono e lavorano accanto a noi, il più delle volte per noi.
Il fatto è che, come è accaduto puntualmente ieri durante la trasmissione di Santoro, sul tema immigrazione, di fronte a gente che personalmente considero non razzista, neppure ignorante, bensì pericolosamente priva di un numero accettabile di neuroni, sono tutti bravi a parole.
Prendete ad esempio il video tratto dal discorso di Fini in quel di Perugia, quando a differenza del suo ormai fantasma intollerante - sepolto opportunamente nel passato – si dichiara sostenitore dell’uguaglianza tra bianchi e neri e del rispetto per gli stranieri.
E se a parole perfino Fini diventa amico degli immigrati, figuriamoci chi tale vessillo lo sventola da tempo, come la sinistra tradizionalmente tollerante ed il centro cattolico, virtuosamente accogliente.
Tuttavia, non appena la realtà è entrata con forza nello studio di Anno Zero, nella fattispecie la protesta dei quattro uomini (due sono scesi) che dal 30 ottobre sono sopra una gru a Brescia per chiedere il permesso di soggiorno, ecco che abbiamo assistito ad una rappresentazione fedele dell’ipocrisia trasversale di fronte alle difficoltà degli extracomunitari.
C’era la moderna destra paladina dei diritti umani di Bocchino.
C’era il cuore cristiano pieno di amore per gli ultimi di Casini.
E c’era anche la nuova rottamante generazione del PD di Renzi.
Ciò nonostante, nessuno dei tre ha speso una parola che sia una per provare di essere veramente dalla parte di quei quattro.
A parte Santoro e la sua redazione, che hanno avuto il merito di dar luce a questa vicenda, il solo Luca Telese – al quale va il mio sincero applauso - ha mostrato cosa vuol dire capire gli abusi che tanti, troppi nostri concittadini subiscono quotidianamente.
Qualcuno di voi, come il pio Casini, potrà obiettare che il problema è la protesta, salire sulla gru e pretenderlo, quel permesso di soggiorno.
E’ una stronzata.
Diciamola tutta: non si guadagna nulla a difendere gli stranieri, non è così?
E non venite a dirmi perché il paese è di destra.
E’ una stronzata anche questa e lo sapete meglio di me.
Perfino qui, su questo Blog, ne ho conferma tutti i giorni.
Se scrivo un buon post contro Berlusconi ecco che fioccano le visite e i commenti solidali, da sinistra, dal centro e di recente anche dalla destra finicamente modificata.
Ma tutte le volte che ho scritto su questo spazio a favore degli immigrati, il deserto da cui molti di loro arrivano è la parola più giusta per descrivere quel che ho ricevuto in cambio…

La (nostra) Storia:

La storia degli uomini sulla gru è la nostra storia.
E’ la storia di persone come tante in Italia.
Persone che si svegliano al mattino, sapendo che nulla oltre fatica e frustrazione li aspetta dal giorno che stanno per affrontare.
Eppure, come molti di noi, si alzano dal letto, si lavano la faccia, si vestono ed escono di casa, per guadagnarsi il pane.
Sanno che non devono aspettarsi niente di buono dalle persone che incontreranno.
Hanno compreso che è il modo migliore per sopportare il dolore della delusione e allo stesso tempo vivere pienamente la felicità della sorpresa.
Quando arriva.
Una telefonata di un amica che tra una chiacchiera e un’altra si ricorda di chiedere come stai.
Un abbraccio inaspettato da tuo figlio per ricordarti il valore della spontaneità.
Anche solo il sorriso solidale di uno sconosciuto sulla metro, dimostrando di capire il tuo disappunto di fronte all’ennesimo maleducato che ti ruba il posto a sedere.
Tuttavia, quando giorni come questi diventano settimane, mesi, anni, qualcosa inizia a crescere dentro, fino a diventare troppo grande per essere ignorata.
Come un diritto calpestato, calpestato e ancora calpestato.
Come una vita maltrattata, maltrattata e sempre di più maltrattata.
Come un intero paese violentato da tempo immemore nei suoi sentimenti più fragili.
E all’improvviso, qualcuno si alza dal letto in un mattino apparentemente uguale ai precedenti e grida la parola più giusta che potrebbe mai scegliere in quel momento: basta!
Ecco, è lì che inizia una nuova storia, la storia di chi, come hanno fatto Martin Luther King e Gandhi, è finalmente riuscito ad alzare la testa e pretendere rispetto.
Questa non solo è la nostra storia.
Deve esserlo.
Qui ed ora.



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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