25.5.18

Cantico delle creature migranti

Storie e Notizie N. 1578

Grottesca contingenza vuole che i governi più intolleranti sul tema dell’immigrazione si dichiarino spesso e volentieri come i più religiosi, compreso il nascente esecutivo nostrano e il suo possibile premier.
Qualche giorno addietro, sono entrato nel Santuario di Rivotorto, in Umbria, e all’interno del cosiddetto Tugurio di San Francesco, malgrado lo conoscessi, mi sono ritrovato a leggere di nuovo, con gli occhi attuali, il Cantico delle creature.
Non sono credente, lo dico da subito, ma quelle parole mi sono sembrate ulteriormente sante, allorché adattate alla bisogna, anzi, al bisogno di molte, troppe esistenze sistematicamente dimenticate…


Che tu sia lodato, mio Signore, e altrettanto ciascuna delle umane creature, specialmente lo straniero, il quale è nostro fratello alla luce del giorno come della notte, e tramite lui ci arricchisci. Sicché lui è prezioso e portatore di un grande dono: simboleggia il valore di non essere i soli favoriti di un padre straordinariamente ingiusto.

Che tu sia lodato, mio Signore, per le sorelle immigrate e le loro figlie: sulle nostre rive le hai condotte, speranzose e mirabilmente coraggiose.

Che tu sia lodato, mio Signore, per colui che non ancora nascituro lo stolto chiama clandestino, e per il presente e il futuro; quello triste, quello sereno, e ogni orizzonte che non avrà luogo senza il suo contributo.

Che tu sia lodato, mio Signore, per la madre di quel bimbo, la quale è tutto ciò che ha superato per averlo, in breve, lei è tutto.

Che tu sia perdonato, stavolta, mio Signore, per il fratello rifugiato scomparso tra i flutti, attraverso il quale avresti regalato ulteriore chiarore alla notte. Forse sarebbe stato bello, magari giocondo, robusto e forte, o forse no, ma di sicuro, sarebbe stato contento di esser vivo.

Che tu sia lodato, mio Signore, per nostra sorella e madre terra, la quale a ognuno di noi dovrebbe dar nutrimento e mantenimento: producendo frutti differenti, con fiori ed erba variopinte come le creature a cui spettano.

Che tu sia lodato, mio Signore, per i milioni di migranti, che magari non riescono proprio a perdonare in nome del tuo amore, ma sopportano comunque malattie e sofferenze.

Fortunati quelli tra loro che tollereranno ciò serenamente, se in vita saranno premiati per la loro pazienza.

Che tu sia lodato, mio Signore, per coloro tra quei maltrattati viandanti a cui avrai risparmiato la morte, dalla quale nessun essere umano può scappare, ma guai a quei meschini che si approfitteranno dell’altrui amara sorte.

Grati ti saranno quelli che la troveranno dopo aver portato in salvo i propri figli. La loro prematura scomparsa, farà loro meno male.

Se proprio dovete, lodate e benedite il Signore, ringraziatelo pure, servitelo con grande umiltà e, soprattutto, coerenza anche per queste elencate ragioni.

Perché se è un Signore diverso da questo, colui che pregate, e con esse non concordate, allora vuol dire che c’è qualcosa di incredibilmente sbagliato nel cielo e nella specie che rivendica di esser stata creata a sua immagine e somiglianza...



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