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Sono libero

Sono libero, finalmente.
Lo sono poiché possiedo un appartamento volgarmente detto memoria e le chiavi del portone sono qui, al sicuro nelle mie mani.
Sono sempre state lì, fin dall’inizio.
Sarebbe stato sufficiente guardarle, in altre parole sarebbe bastato essere consapevole di poterlo fare.
Sollevare le palpebre davvero e abbracciare il dono a me destinato. Il primissimo ricordo che è diventato inevitabilmente quella specie di immagine preferita che sistemi all’ingresso, affinché ogni ospite comprenda immediatamente dove si trovi.
Puoi ammirare in esso il racconto del momento in cui ho compreso che ogni reminiscenza persa tra le stanze, in un cassetto, come nell’anfratto meno visibile di quel pregiato luogo virtuale, era mia, unicamente mia, e veniva usata e abusata da coloro che non hanno mai dato il giusto valore a ciò che resta indietro.
Ebbene, questa è la peggiore tra le schiavitù…

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