giovedì 16 aprile 2020

La quarantena dell’universo e il miracolo della vita

Storie e Notizie N. 1870

Una piccola fiaba dal futuro in attesa che inizi la sospirata fase due...

C’era una volta la terra, una terra diversa, lo ammetto. Ovvero, ci sarà. Ci spero tanto, e allora ne scrivo. Perché solo raccontare storie mi aiuta ad aver fede in un finale migliore.
Della terra che sarà, in un futuro lontano, ma possibile, ne parlo al passato, che mi risulta più facile. O, forse, mi aiuta a convincermi di aver vissuto codesta vicenda in prima persona. A ogni modo, la terra non era più solo un pianeta. Come nessuno di noi è soltanto un singolo essere umano, ancor prima che un’isola.
Difatti, come in un racconto di fantascienza che finalmente si fa capitolo di storia contemporanea, il mondo che ci ospitava era parte attiva, consapevole e quindi sognante di qualcosa di ben più grande: il meraviglioso quanto sottovalutato universo.
C’è vita là fuori, hanno urlato a perdifiato i narratori di fiabe stellari. È probabile che non siamo soli, hanno confermato con voce autorevole gli investigatori di galassie ancor prive di nome, volgarmente detti scienziati.
Ebbene, avevano ragione da regalare, più che vendere, poiché nel tempo in cui codesto racconto si svolge, gli extraterrestri c’erano eccome. Ce n’erano così tanti, sparsi tra la miriade di corpi celesti oltre l’orbita nostrana, che a ogni ora si doveva aggiornare l’elenco. Ed era un’occasione di festa, sapete? Tutto merito delle parole, che spesso fanno male, ma altrettanto possono render lieto il cuore. La novità è che non li chiamavano più alieni o UFO, mossi da paure ancestrali. Neanche allusivamente gli altri o quelli là, e neppure sospettosamente loro o essi. Ci limitavano a constatarne la magia tangibile, avendo compreso che è la sola cosa da cui partire e al contempo da non smettere di ammirare: dicesi vita.
Indi per cui, erano tutti viventi, come lo siamo e lo saremo noi altri. Creature viventi dell’universo, tutto il meglio che ci accomuna e ci rende vicini di esistenza.



Ci furono difficoltà, ovviamente, questo è innegabile. Conflitti aspri e dissapori privi di logica, i peggiori; tuttavia, col tempo tutti giunsero a più saggi consigli, ancor prima che miti. E alla fine i viventi iniziarono a coesistere cordialmente tra loro.
Ciò nonostante, la natura universale non è diversa da quella terrena, e nasconde insidie nei luoghi maggiormente ignorati; come il regno del piccolo, ovvero microscopico. Ebbene sì, anche oltre i confini della via lattea i viventi erano inclini a concentrare lo sguardo sul gigantesco quadro a discapito dei minuscoli dettagli. Spesso, ciò che accade nel breve, prima o poi si riproduce alle dimensioni superiori; e le conseguenze sono altrettanto imponenti.
Difatti, all’improvviso, da un anno luce all’altro, l’intero universo si ritrovò ad affrontare lo stesso vecchio nemico che ogni specie aveva combattuto singolarmente: un virus sconosciuto. Un’infezione mai vista prima ovunque, eccezionalmente contagiosa e assai letale.
Non occorre che dica quale fu il pianeta in cui venne rilevata per la prima volta, perché trattasi di informazione di poco conto per i viventi, della terra o meno; a meno che non fosse utile allo studio del virus stesso per la produzione del vaccino. Forse perché le priorità degli abitanti dell’universo erano altre, o magari perché non esistevano confini e linee sulla mappa; di conseguenza, niente nazioni o province, dogane e respingimenti, bandiere da sventolare e inni da intonare. Solo vita. Variegata vita, improvvisamente a rischio.
La risposta universale fu rapida e compatta: lockdown dei pianeti e quarantena di tutti i viventi, con tutte le azioni del caso, come la cura dei malati, il contenimento dei contagi e lo studio del virus stesso.
Ovviamente, si trattava di esperienza già vissuta in passato da molte specie e in tanti si ritrovarono a rileggere le cronache dell’epoca, in modo da trarre insegnamento dai rispettivi avi.
Nel frattempo, mentre i giorni passavano, in ogni angolo dell’universo si cominciava a sentire la mancanza di ciò che era ordinaria amministrazione prima della chiusura delle singole atmosfere. Come viaggiare nello spazio e incontrare creature differenti, esplorare luoghi nuovi e scoprire culture e stili di vita fino a quel momento neanche immaginabili.
Così, malgrado conseguenza di una straordinaria costrizione, su ciascun pianeta i viventi si ritrovarono a riassaporare semplici azioni che oramai avevano date per scontate.
Per esempio, su Kepler-22 b gli abitanti presero a passeggiare su e giù per i viali delle proprie città, percorrendo vie mai battute prima, per poi soffermarsi innanzi a scorci che ignoravano, malgrado fossero a un passo dalle loro abitazioni.
Sul pianeta Tau Ceti e i viventi non facevano che sfiorare e toccare con mano aperta e curiosa la natura circostante le loro recluse esistenze, dalle foglie agli animali, dall’acqua all’aria, dai propri simili al terreno stesso. In altre parole, come se fossero infanti appena venuti al mondo.
Su Gliese 682 c, giacché impossibilitati a montare su una navicella per esplorare il magnifico ignoto oltre la volta celeste, in molti cominciarono a inventare storie di pura fantasia sui mondi che ancora non avevano scoperto. Poi le raccontavano agli altri e questi ultimi ci pensavano su, per poi riciclarle come proprie; allora gli autori originali si arrabbiavano, all’inizio, ma poi si calmavano perché si rammentavano che pure loro avevano rubato i propri racconti, ma l’avevano rimosso, perché troppo felici al pensiero di ritenersi coloro che avevano dato inizio allo spettacolo. Così, tutto finiva in una colossale risata collettiva.
Perché nessuno nell’universo può affermare di aver dato inizio allo spettacolo di vita e luce, ed è una grandissima fortuna, se ci pensate attentamente.
E la nostra amata terra? Ebbene, anche da noi i viventi finirono per concentrarsi unicamente su ciò che il nostro pianeta e la loro mera esistenza aveva da offrire. Niente di meno, nulla di più. Certo, trattasi di roba banale, ai tempi dei viaggi nello spazio, come bere acqua da una fontanella, riposare su un prato al riparo di un albero o restare in silenzio ad ascoltare il rumore delle onde del mare sdraiati sulla spiaggia.
È un vero prodigio poter godere di tutto questo, pensò all’unisono ciascun essere dell’universo.

Lo è altrettanto poter sperare di riuscire a farlo ancora, prima o poi.
Poiché è un miracolo essere vivi.


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