giovedì 8 ottobre 2020

Campionato mondiale dei venditori di morte: classifica aggiornata

Storie e Notizie N. 1889

Ecco, la nostra trasmissione potrebbe iniziare così: gentili telespettatrici e cari telespettatori, eccoci al consueto appuntamento con il campionato mondiale dei paesi venditori di morte. Oggi siamo qui per comunicarvi la classifica aggiornata. Be’, in fondo però non siamo in video, bensì su pagina (e forse non è un caso, vista la scomodità dell’argomento…). Indi per cui, rettifico: gentili lettrici e cari lettori, ci accingiamo a presentarvi il ranking ufficiale relativo allo scorso anno sul torneo più importante del mondo, ignorato quanto sottovaluto. Però, a essere onesti, considerando la peculiare specialità sportiva – se così vogliamo chiamarla – trattasi di questione generalmente maschile, ovvero sfrontatamente testosteronica e falsamente virile. Perciò, l’introduzione diventa: gentili quanto cari signori, benvenuti alla gara delle gare, quella che più di ogni altra decide il destino di ciascuna generazione e qualsiasi luogo sulla terra. Siamo in onda, ovvero sulla carta, per riferirvi le nostre due classifiche opportunamente compilate in base ai recenti aggiornamenti.

Partiamo subito da quella relativa all’affare più ricco del 2019. Al primo posto c’è – rullo di tamburi – la Russia, con la vendita di ben 6 sottomarini Akula all’India per 3.3 miliardi di euro. Silenzio per favore, fate uscire i buonisti in sala. Cosa vuol dire che l’India è costretta a guardare in faccia violenze e povertà e poi spende miliardi per quattro sommergibili? Questa è la solita demagogia. Peraltro i sottomarini sono sei e non quattro, cribbio. Andiamo avanti e basta interruzioni, prego. Al secondo posto gli immancabili Stati Uniti, che hanno venduto all’Arabia Saudita navi da combattimento per un miliardo e 950 milioni di dollari. Al terzo il Brasile, che ha incassato dal Portogallo 932 milioni di dollari per cinque aerei da trasporto tattico. Eh, si sa quanto i portoghesi ne abbiano bisogno, di questi tempi, di aerei tattici... Ops, chi è stato a pronunciare quest’ultimo commento? Ignoratelo, sono i soliti radical chic, che non vuol dire un piffero, ma fa fico e soprattutto piace ai sovranisti. Al quarto posto c’è ancora la Russia, che ha scucito alla Malesia ben 540 milioni di dollari in cambio di aerei da caccia, e al quinto di nuovo gli USA, che hanno venduto alla Norvegia quattro aeromobili da guerra per 595 milioni di dollari. Ma veniamo adesso al clou della serata, ovvero la top ten dei maggiori esportatori di morte dal 2010 al 2019. Come vedete, con noi non attaccano le fastidiose disamine pacifiste da bandiera colorata sul balcone e gita di piazza sotto forma di corteo di protesta. Non abbiamo remore a scrivere che i seguenti paesi vendono morte, punto, e lo fanno da un pezzo. È la maggior parte del mondo che ancora non lo ha capito, o fa finta di non sentire. Al primo posto ci sono, come ormai ogni anno, gli irraggiungibili Stati Uniti d’America, con quasi 350 miliardi di dollari. Al secondo abbiamo il Regno Unito, che con i suoi cento milioni e passa di dollari ha superato la Russia al terzo, arricchitasi con una cifra di poco inferiore. Al quarto c’è la Francia con circa settanta miliardi, al quinto la Germania ferma sui venticinque e al sesto, intorno ai venti, c’è l’Italia. Che c’è? Dài, non ditemi che vi sorprende, su. È storia vecchia, avanti. Non facciamo i finti tonti, per cortesia. A ogni modo, a seguire ci sono Israele, Canada, Spagna e Svezia. Sì, avete capito bene. L’Italia vende morte – e con essa si arricchisce – più di paesi come il Canada e la Svezia, guarda un po’. Più di circa duecento nazioni sulla terra, se vogliamo essere precisi. Bene, per oggi è tutto. Avete preso nota? Ottimo. Continuate pure a seguirci, a scommettere e a puntare su di noi, e a permetterci di lucrare sui conflitti di ogni angolo del pianeta senza colpo ferire. Grazie infinite, perché da che mondo è mondo, le guerre e il silenzio su come e perché si fanno valgono oro. Anzi, miliardi di dollari.

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É uscito il mio nuovo libro: A morte i razzisti

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