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Il tribunale del tempo

Storie e Notizie N. 1940

A oggi, due miliardi di esseri umani vivono in paesi con un'elevata esposizione ai rischi legati al clima.

L'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, stima che ogni anno 21,5 milioni di persone si ritrovano senza casa per colpa del cambiamento climatico.

Due milioni sono morte a causa di un aumento di ben cinque volte dei disastri legati al clima e il 90% di questi decessi sono avvenuti in paesi in via di sviluppo.

Di conseguenza, la crisi climatica sta distruggendo i diritti umani di chi ne è meno responsabile. Il diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza, che la maggior parte di noi da per scontati.

È così che l'esistenza dei giovani e delle generazioni future è ora divenuta la posta in gioco nei tribunali.

I contenziosi sul clima sono in crescente aumento. Secondo l'ultima verifica, attualmente ci sono più di 1.800 cause legali in sospeso in dozzine di paesi del mondo, ricchi e poveri.

Ciò che segue è un immaginario processo con cui provo a rappresentarle tutte:

Il tribunale del tempo

L’aula del tribunale del tempo è gremita. Ci sono tutti. Ciascuno di quelli che contano, giammai che valgono in qualsivoglia mercato di pecuniario peso. Sono coloro che si dedicano a contare ciò che conta per davvero. Che so, quanti animali rischiano l’estinzione quest’anno, quanti giorni prima dell’anno precedente abbiamo anticipato l’esaurimento delle risorse della terra, quanti atomi di anidride carbonica in eccesso si trovano in questo instante nel fragile mantello di aria respirabile che stoicamente ricopre il nostro povero pianeta.

Silenzio adesso, entra la corte. Tutti in piedi, è il giudice. Anzi, la giudice, a essere onesti, la quale è il tempo stesso. Perché il Tempo è donna, sai? È madre sublime di tutto e tutti, con equo affetto ci accoglie nel suo ventre e una volta venuti al mondo ci accompagna scandendo ogni passo, gesto, palpito senza mai distrarsi per una sola frazione di secondo sino alla fine del viaggio.

“Siamo qui per celebrare per l’ennesima volta il processo dei processi, che mai avremmo voluto affrontare”, esclama la nostra con voce calma e profonda, incapace però di tradire un pizzico di inevitabile mestizia. “La parola all’accusa.”

Il che vuol dire Futuro. E il futuro è un bambino, sai? Questa è facile. Anche se un tempo si diceva che la sanno pure i bambini. Ora pare che lo sappiano solo loro. Sarà forse per questo che siamo qui, oggi?

“Io, Futuro”, comincia il piccolo, senza alcuna esitazione dovuta alla seppur giovane età e andando subito al punto con estrema urgenza per il medesimo motivo, “sono qui a chiedere il massimo della pena per il Presente, reo del peggiore dei crimini secondo il Codice Temporale.”

“La parola all’imputato”, dice la giudice, chiamata anche Vostro Scorrimento, “il quale si difenderà da solo. Perché è così che si fa nel Tribunale del Tempo: ciascuno ha il dovere di rispondere in prima persona di ogni sua azione. Come ti dichiari?”

Il Presente si alza in piedi troppo velocemente, ansioso di dire la sua, ma deve riaccomodarsi e riprovare con più calma, vista l’età. Perché il Presente è un vecchio, sai? No? Be’, capisco che non dovrebbe essere così, tutt’altro, ma è dell’umanità che stiamo parlando, mica dei marsupiali o dei roditori. Ogni cosa va a casaccio e di rado è un miglioramento del quadro generale.

“Io, Presente...” bofonchia l’imputato prima di lasciarsi andare a un roco colpo di tosse, peraltro dovuta all'inquinamento di cui è egli stesso responsabile.

“Lo vediamo, purtroppo”, ribatte ironico il Futuro, strappando una risata al Tempo.

“Dicevo, io, Presente, mi dichiaro innocente.”

“Bene”, fa il Tempo. “Anzi, male. Che l’accusa chiami il suo testimone.”

Il bambino che cura gli interessi delle genti del domani non perde un istante, perché la sopravvivenza dei suoi clienti dipende letteralmente da ciascuno di essi. “Io, Futuro, chiamo a testimoniare il Passato.”

“No, il Passato no”, urla terrorizzato il Presente.

“Silenzio”, lo redarguisce il Tempo, altrimenti ti condanno per oltraggio, oltre che per viltà. Anche se pure la giudice ha un pelo di paura di colui che ora sta raggiungendo lo scranno preposto. Perché il Passato è un fantasma, sai? Come tale è inafferrabile e si nasconde nell’ombra, da tutti è temuto come il peggior incubo oppure evocato con cocente nostalgia. Ma quando ti parla direttamente, hai l’obbligo di ascoltarlo con estrema attenzione. Se c’è qualcuno che può aiutarti a svelare gli inganni dell’oggi è proprio colui che ne ha pagato il prezzo con la sua stessa vita. Chiedi conferma al noto principe danese.

“Giura di dire tutta la verità”, inizia a recitare il Tempo, “tutta la verità… ops, che sbadata, con te non serve. Futuro, a te il teste.”

Perché il Passato non mente mai. Quando ciò accade qualcuno sta barando e il colpevole è vivo e vegeto.

“Passato, dov’eri durante ogni singolo anno, mese, giorno fino al più trascurabile secondo fa?”

“Al mio posto.”

“E quale sarebbe il tuo posto.”

“Alle spalle dell’imputato.”

“Mi oppongo, Vostra Lancetta”, tenta invano il Presente, “alle mie spalle c’è solo la mia ombra.”

“Ed è proprio lì che sono sempre stato”, spiega il testimone principale dell’antico processo. “Cercando con ogni sforzo di richiamare l’attenzione del Presente, urlando come solo uno spettro ignorato per tutta la sua vita sa urlare.”

“E cosa gridi all’imputato?”

“Ciò che il Passato desidera da ogni Presente.”

“Cosa?”

“Di alzare il capo finalmente da se stesso e iniziare ad aver cura di colui che segue, esattamente come ora, solo ora, cerca disperatamente di fare il sottoscritto. Perché c’è stato un tempo in cui il Presente ero io, ma ho compiuto il medesimo crimine…”

“Cosa credete che possa fare, ormai?” si lamenta l’imputato con voce stanca, violando peraltro il protocollo legale. “È troppo tardi e fra non molto morirò.”

“In quel caso al tuo posto ci sarà un nuovo Presente”, spiega il Futuro, “e dovremo ricominciare tutto da capo…”

“Ma non se l’imputato è ancora vivo”, dichiara il Tempo. “E finché è tra noi ha una seppur remota possibilità di redimersi.”

“Quale?” chiede l’interessato.

“Semplice”, risponde il Passato. “Fa’ un passo indietro e siediti accanto a me. Lascia che sia il Futuro a prendere il tuo posto.

“Esatto”, sentenzia il Tempo. “Perché questo è l’unico modo con il quale potremo smettere una volta per tutte di ripetere questo assurdo processo contro noi stessi…”

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Il mio libro più recente: A morte i razzisti

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