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La guerra è un’occasione

Storie e Notizie N. 2005

La guerra per molti è un’occasione irripetibile, più passa il tempo e altrettanto me ne convinco.
Perché la guerra è una grande occasione per chi la fa e non vedeva l’ora, questo è ovvio.
Altrettanto banalmente la guerra è un’occasione propizia anche per chi vive di essa e con i suoi profitti ci paga il mutuo della casa e dell’auto, ci manda i figli all’università e si gode pensioni dorate.
Perché altrimenti non si comprende a quale scopo ogni maledetto giorno, a prescindere se ci sia pace finta o reale guerra all’orizzonte,
investa miliardi per costruire armamenti sempre più efficaci e al contempo per corrompere politici e istituzioni affinché si voltino dall’altra parte a turarsi il naso o sfacciatamente mettano la propria firma sulla bomba di turno.
Tuttavia, la guerra è un’occasione attraente anche per chi gode nel parlare solo di guerra, infarcendo i propri discorsi di obiettive strategie e obiettivi strategici in quantità militare, più che industriale.
Perché altrimenti non è chiaro quale sia il motivo per avergli fatto sprecare ogni scampolo di giovinezza per apprendere le presunte profonde lezioni dei campi di battaglia della Storia.
La guerra, ovvero una in particolare, è una ghiotta occasione anche per tutti i quotidiani e i tg che non desiderano affatto affrontare tutte le altre di guerre e allora possono dire per un giorno o anche più: "Vedete? Non abbiamo timore di mettere da parte puttanate e gossip di partito per mandare in onda i capitoli orribili dell’attualità. L’importante è che nessun dito possa essere puntato contro di noi, anche solo sfiorando di striscio la nostra coscienza." Ma che sia spettacolo di fiamme e morte con una torrenziale pioggia di clic impressionati.
La guerra, lo dico con grande amarezza, è pure un’occasione unica – nel senso letterale – per chi si ricorda improvvisamente che un tempo era pacifista e che ha di nuovo la possibilità di sfoggiare la divisa della non violenza e del cessate il fuoco. Peccato che la memoria si faccia di nuovo labile quando il frastuono dei cannoni pare scomparire perché è proprio in quel momento che si dovrebbe scendere in piazza, per restarci, parlarci e ascoltarci. Leggi pure quando gli altri ricominciano a rinchiudere anima e cervello dentro il proprio cellulare.
La guerra è un’enorme distrazione da tutto il resto ed è quindi un’occasione straordinaria per chi sino a quel momento aveva avuto qualche remora o ci era andato leggero nell’aggredire, colpire e perfino distruggere quel resto.
Ecco perché se c’è un momento in cui i più deboli tra noi e coloro che ne hanno a cuore le sorti tutto l’anno dovrebbero preoccuparsi è proprio quando lo schermo principale è invaso dagli eserciti schierati l’uno contro l’altro.
La guerra è un’occasione inevitabile per chi pianifica il personale futuro e le proprie ambizioni su quel che accadrà dopo la guerra, a cui è sufficiente chiudere gli occhi e il cuore e al posto di macerie e distruzione immaginare i suoi palazzi e le sue fabbriche, le strade e le città, da cui il successo, i denari e il potere che sbocciano e fioriscono nel dolore altrui.
La guerra è un’occasione perfetta per chi ha un disperato bisogno di schierarsi, punto, non conta molto chi ha invaso chi, ma non sia mai che quale comune avversario si scelga la guerra stessa.
Quest'ultima è un’ipocrita scelta di facciata che si dichiara solo in tempi assai sospetti, vedi le giornate mondiali di questo o quello, le adunate celebrative della memoria che possibilmente non scotti e le serate inaugurali per scopi personali travestiti da ideali.
La guerra è una magnifica occasione per tanti, troppi, e ne puoi avere conferma proprio in questi giorni, perché sono tutti lì, spesso in prima fila, a recitare il proprio personaggio.
Per tutti gli altri è l’inferno in terra e la maggior parte di noi, ancora oggi, non ha alcuna voglia di guardarli in faccia e ascoltarne i discorsi.
Altrimenti, di guerre sino a oggi ce ne sarebbero state molte di meno


Vieni ad ascoltarmi sabato 9 aprile 2022 alle 17.00, Libreria Lilli, Roma

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