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Ballata del bullo e la vittima

Storie e Notizie N. 2012

Sul ruolo dei paesi che assistono più o meno passivi o complici a una guerra d’invasione:

C’era una volta una storia lunga una settimana.
Una fiaba complessa quanto la specie umana.
Un racconto intricato che si trasforma, un secondo dopo l’altro, in modo inaspettato.
Il primo giorno la fai facile: ci sono la vittima impaurita e il gradasso invasore.
Scegliere quale posizione prendere è scelta inevitabile: presto al fianco della creatura aggredita e con coraggio a sfidare il prepotente assalitore.
Tuttavia, il giorno successivo sei meno impulsivo e fai mente locale sul passato.
Così, seppur in modo tardivo, all’improvviso ti ricordi dei tempi in cui così nobile non sei stato.
Perché l’arrogante tiranno era un amico e finché gli aggrediti erano lontani usavi il metodo più antico: occhio non vede coscienza non duole. Anzi, lenisce tutto e si può far ciò che si vuole.
All’indomani esiti ancora poiché la questione si fa ulteriormente complicata.
Perché il teppista è assai pericoloso e potente, e se da amico anche tu diventi nemico, sai già come in precedenza è andata.
Allora temporeggi e cincischi, blateri di questo o quello purché per te non ci sian rischi.
Poi arriva il quarto giorno e bussano alla porta.
È l’altro vecchio amico, altrettanto pericoloso e potente, nemico del nemico che un tempo era amico degli amici del suo nemico, a seconda di dove vadano il vento, il gas e il petrolio.
È il destino dei personaggi ondivaghi di questo mondo che talvolta maledico, condannati a decisioni spesso ipocrite e volubili nelle mani di un folle duopolio.
Così, come hai già fatto nel secolo andato, oscilli a destra e a manca come un avvinazzato di imbranato.
Colui che straparla e urla frasi senza senso, che intendono l’una e l’altra cosa, della serie sono stato frainteso, avete stravolto ciò che penso.
Il quinto giorno è quello del miracolo, giacché apri gli occhi con uno scampolo di eccezionale lucidità.
E come se a parlarti fosse un oracolo, allarghi lo sguardo e ti rendi conto che in quel preciso istante nel mondo di altri bellimbusti che aggrediscono e torturano gli inermi ce ne sono in enorme quantità.
Ma poi, dopo l’inatteso balzo verso un’ideale umanità, ritorni in te per guardarti allo specchio nuovamente.
E con estemporanea quanto amara sincerità rammenti a te stesso che ciò che ti ha smosso non è mai stata l’affezione per l’indifesa gente.
Perciò, il sesto giorno rimetti a fuoco la guerra che conta, dove nel mentre il crudele spettacolo è andato avanti.
Con il crudele gigante che insegue e calpesta il piccolo e quest’ultimo che arretra e si difende come fanno in tanti.
Il settimo e ultimo giorno ricordi meglio qual è il tuo ruolo nella triste vicenda, dell’impunito bullo e della vittima sacrificale.
Di coloro che hanno addirittura pagato per assistere a tale trama orrenda, perché amici o nemici troveranno il modo di approfittare del suo prevedibile finale.
Per gli uomini, le donne e i bambini tra i civili sopravvissuti si chiamerà pace, per taluni auspicabile ricostruzione e per pochi altri una segreta spartizione.
Ma tu farai presto a dimenticar tutto di nuovo, perché dimostrasti troppo spesso fino a che punto ne sei capace, e sarai pronto a ripartire dal primo giorno a recitare la tua parte in questa assurda narrazione.


Vieni ad ascoltarmi sabato 21 maggio 2022 alle 16.00, L'isola del tesoro, Trebbo (BO)

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