Cosa fare?
Storie e Notizie N. 2304
Non so se ti senti come me, ma ci provo lo stesso.
Leggi le notizie anche oggi come ogni giorno o quasi. Ovvero, con la stessa attenzione e un seppur minimo quantitativo di speranza di trovarvi qualcosa di nuovo, diverso, unico. Che possa in qualche modo alimentare la possibilità di un orizzonte difficile, diciamolo.
Tuttavia, da quando hai memoria – malgrado quest'ultima cominci a perdere colpi – giungi ancora una volta alla medesima conclusione: le cose sembrano andare sempre peggio.
Da cui, frustrazione, indignazione, rabbia, mestizia, insomma, il solito miscuglio con cui non vorresti mai iniziare la giornata.
Nel concreto, l'attuale scenario in ordine sparso: quella gang criminale che ha creato Trump per Gaza sta vedendo la luce, e che fa il nostro Paese? L’osservatore, sì, vai! Il ruolo di una vita, ancora lì a guardare e applaudire, a sostenere e omaggiare il bullo di turno. Oramai non ci si limita più a salire sul carro del vincitore: si monta su quello più grosso in ogni caso, male che va ti difende comunque, no? Non è questo il senso della nostrana posizione nel mondo? Restare al riparo da ogni cosa, soprattutto dalla Costituzione e più che mai dalla nostra coscienza.
E ancora frustrazione, indignazione, rabbia, mestizia…
Si avvicina il Referendum sulla giustizia, si legga pure come la minaccia di un’ennesima porcata governativa, e nonostante l’oscillazione dei sondaggi, senti di non avere alcuna fiducia che venga arrestata. Anche perché ne sono andate in porto molte altre senza colpo ferire.
E il miscuglio di cui sopra ribolle, già, lo so.
Leggi del “solito” femminicidio che ormai è amaramente immancabile come l’oroscopo del giorno. Accade lo stesso con i naufragi delle persone migranti, anche se per ora hanno perso appeal nelle prime pagine. Ma vedrai come ritornano in auge con le elezioni alle porte, assieme ai “crimini degli stranieri” e al terrorismo di “chiara matrice islamica”.
E di nuovo frustrazione, indignazione, rabbia, mestizia e anche un po’ di atavica stanchezza...
Altrettanto presenti sono le notizie sul folle maltempo che imperversa ovunque, sconvolgendo luoghi e vite umane, ma ce ne fosse una che si ricorda di citare quei famigerati cambiamenti climatici e soprattutto le loro cause, ovvero quella parte di noi che sta inconsapevolmente alimentando la collera di una natura feroce e vendicativa.
Forse anche lei prova frustrazione, indignazione, rabbia e mestizia, ma di sicuro la sua stanchezza è indiscutibile.
Infine, scandagli a fondo le diverse narrazioni della stampa alla sfrenata ricerca di una voce, forte e autorevole, che ci rappresenti e prenda puntualmente e pubblicamente posizione dalla parte giusta della Storia e ti rammenti che trattasi di azione vana ormai da un po’.
Allora ti attacchi alle uniche buone notizie che ti offre il mercato dell’attualità, mi riferisco alle sentenze a favore della Sea Watch e del cittadino algerino illegalmente trasferito in Albania.
Ma se ripensi all'inarrestabile conta delle vittime di questo atroce crimine contro l’umanità più vulnerabile, il conforto si scioglie come neve al sole. Anzi, pure senza quest’ultimo si scioglie e basta.
E ritrovi l’ormai quotidiana miscela.
Frustrazione, indignazione, rabbia, mestizia, stanchezza…
Mossa radicale: ti allontani dallo schermo e ti lasci andare alle domande, seppur senza risposta. Sono sempre state la migliore medicina per non limitarsi a subire la valanga emotiva che ti crolla addosso in questi momenti.
È davvero là fuori, tra le pieghe del più o meno esauriente racconto dei fatti del mondo, che si cela l’appiglio su cui fare affidamento?
Non so che dire, ma ripensando alle notizie del giorno di un secolo fa, o anche prima, immaginando uno scenario in cui l’umanità avesse potuto ritrovarsi in ogni istante davanti agli occhi la cronologia degli eventi in tempo reale, presumo che avrebbe provato inquietudini ben peggiori delle nostre.
È così indispensabile, malgrado sia di enorme utilità, che ci sia quella voce di cui sopra, in cui rispecchiarsi?
In moltissime parti del mondo, non da oggi, milioni di persone sono state capaci di reagire attivamente costruendo cambiamenti grandi o piccoli, proprio perché consapevoli di non avere quel tipo di rappresentanza che altri danno per scontata. Al punto da comprendere che se agisci in modo coerente con i tuoi ideali ogni giorno quella rappresentanza è la diretta conseguenza del tuo fare. Del nostro, già.
Ecco, non riesco a dire altro.
Mi sento meglio? Be’, la fastidiosa sbobba è ancora lì, nella pancia. Ma sento anche di aver trovato di nuovo la forza di alzarmi da questa poltrona e andare a fare la mia parte.
Alla prossima.