Il più grave crimine contro l’umanità
Storie e Notizie N. 2308
C’era una volta il più grave crimine contro l’umanità.
Almeno secondo le Nazioni Unite.
Ovvero, quasi tutte, tra gli attesi voti contrari e le prevedibili astensioni.
Nel dettaglio, 123 voti a favore, 3 contrari e 52 astensioni.
C’era una volta, quindi, il suddetto crimine.
A causa del quale per oltre 400 anni, più di 15 milioni di uomini, donne e bambini sono stati vittime della tragica tratta transatlantica degli schiavi.
C’era una volta, allora, questa vicenda del voto spiegata come se dovesse capirla un bambino:
Sai, c’è questo crimine orribile che è andato avanti per 4 secoli e che ancora oggi determina un disumano squilibrio del mondo a favore dei colpevoli.
Allora, sai, alcune nazioni, tra cui le vittime del suddetto crimine, all’interno del luogo ideale in cui farlo scrivono una dichiarazione che condanni in modo esemplare il misfatto. Tuttavia, al momento della firma, essa viene sottoscritta soltanto da Paesi che non sono stati colonizzatori o attivamente coinvolti nella tratta, come Nigeria, Ghana, Senegal, Haiti, e molti stati africani, caraibici e asiatici.
A votare contro sono gli Stati Uniti, uno dei colpevoli, seguito da governi amichetti o alla ricerca di qualche tornaconto, come Israele e Argentina.
Mentre si astiene l’intera Unione Europea, la quale comprende le nazioni maggiormente coinvolte nel crimine della tratta degli schiavi: Portogallo, Spagna, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Belgio.
Ma tu guarda un po’…
Come ci si potrebbe sorprendere? Chiedere che il colpevole di un reato si costituisca mentre persiste nel godere dei profitti di quest’ultimo ai danni delle vittime sarebbe già utopico. Se poi gli domandi di riconoscere che è stato il peggiore tra tutti, stai fresco.
Ma è davvero questo il punto della questione?
C’erano una volta le richieste delle vittime e di tutti coloro che hanno firmato la risoluzione:
Riconoscimento storico, ovvero dichiarare che la tratta degli schiavi africani e l’asservimento razziale degli africani sono stati “il più grave crimine contro l’umanità”, sottolineando la brutalità, la durata secolare e l’impatto sistemico del traffico transatlantico.
Condannare ufficialmente la tratta e le sue conseguenze storiche invitando gli Stati membri a mantenere viva la memoria storica, attraverso educazione, musei e commemorazioni.
Considerare misure di giustizia riparativa, come scuse ufficiali da parte degli Stati coinvolti, restituzione di beni culturali e documenti storici, promozione di programmi di cooperazione internazionale per affrontare le conseguenze storiche della schiavitù.
Evidenziare gli effetti persistenti della schiavitù su discriminazione, razzismo strutturale, disuguaglianze socio-economiche e accesso ai diritti.
Lavorare insieme su educazione, dialogo interculturale e prevenzione di simili crimini futuri.
E infine, promuovere la creazione di strategie comuni per affrontare le conseguenze storiche della tratta.
Indi per cui, col senno di poi, siamo sicuri che il punto critico della risoluzione sia il primato di un crimine sugli altri?
C’era una volta, perciò, la dichiarazione di astensione da parte dell’Unione Europea. Ovvero, la stragrande maggioranza delle nazioni colpevoli e ancora oggi profittatrici del crimine in oggetto:
L’Unione Europea è impegnata a fare luce sulla storia della schiavitù e della tratta transatlantica degli schiavi, nonché sulle loro cause, conseguenze e sul loro impatto duraturo. Riconosciamo le profonde cicatrici lasciate da questi eventi e l’importanza di preservarne la memoria.
Tuttavia, l’Unione Europea non può sostenere il testo nella sua forma attuale. Esso contiene una serie di elementi che sollevano preoccupazioni legali e fattuali.
In particolare, l’uso di una terminologia che stabilisce una gerarchia tra crimini contro l’umanità è problematico. L’introduzione di qualificazioni come “il più grave crimine contro l’umanità” non è appropriata dal punto di vista giuridico.
Alcune disposizioni del testo non sono coerenti con il diritto internazionale, inclusi i principi relativi alla non retroattività. L’Unione Europea sottolinea l’importanza di rispettare il quadro giuridico internazionale esistente.
Alcuni riferimenti storici presenti nel testo risultano selettivi e non riflettono pienamente un approccio equilibrato e condiviso. Inoltre, il processo negoziale non è stato sufficientemente inclusivo.
Le disposizioni relative alle conseguenze legali non sono in linea con il diritto internazionale vigente.
Per queste ragioni, l’Unione Europea si astiene sul progetto di risoluzione.
Sai, banalmente, cosa mi sembra questo? Il tipico discorso di un avvocato. Ma non uno qualsiasi, bensì l’avvocato del colpevole seduto comodo sui privilegi delle proprie malefatte. Non è un caso che, a parte la sopra citata polemica sulla gerarchia tra crimini, gli argomenti più ricorrenti riguardino preoccupazioni legali, il punto di vista giuridico, il quadro giuridico internazionale, le conseguenze legali, eccetera.
Perché alla fine della fiera, ciò che non farà mai un criminale incallito, il quale non ha mai smesso di comportarsi come tale, è proprio impegnarsi a rispondere concretamente di ciò che ha fatto e continua a fare...