La Manifesta Azione per la pace
Storie e Notizie N. 2308
Chiedo perdono per lo sfogo, ma c’erano una volta le manifestazioni per la pace, giustappunto.
Tristemente al plurale, anche se questa arriva dopo.
Non mi riferisco solo ai cortei e le marce, i sit-in e ogni altro tipo di iniziativa per far sentire la propria voce assieme ad altri, possibilmente numerosi. E che siano comunque benedette tutte.
A ogni modo, per tirarmi un po’ su, stamani mi sono chiesto: quante e quali manifestazioni per la pace si sono svolte in questi ultimi giorni o sono in procinto di svolgersi per rispondere all’acuirsi della crisi internazionale con l’ennesimo intervento militare da parte del governo degli Stati Uniti, stavolta in combutta con quello israeliano?
Oltre alla manifestazione nazionale 'In piazza contro la guerra' indetta per domani a Roma, già pianificata per il no al referendum, in ordine sparso, ecco cosa ho trovato (chiedo scusa se me ne è sfuggita qualcuna):
• 10, 100,1000 Piazze di Donne per la PACE: Una rete di associazioni di donne, nel contesto dell’iniziativa sta lavorando in tutta Italia per allestire in un grande numero di piazze estesi “arazzi” di donne per la pace il 28 marzo 2026.
• Ancora in vista del 28 marzo: la rete NO KINGS parteciperà alla manifestazione per la pace. L’Italia e Pisa ripudiano la guerra: chiudere Camp Darby, impedire il trasporto di armi sul nostro territorio
• Il 10 marzo scorso: “La pace non può aspettare”. Con questo slogan diverse realtà associative e sindacali genovesi hanno organizzato una manifestazione contro le guerre davanti alla prefettura.
• Il 7 marzo: Le Marche per la Pace. Disarmiamo il linguaggio, l’economia, la scuola. Per dire ‘No’ alla guerra. L’iniziativa, organizzata dal Forum della Pace Marche, è stata ideata appunto in risposta all’escalation dei conflitti internazionali, ponendosi contro il riarmo e il militarismo.
• Sempre il 7 marzo: Il Forum per la Pace Versilia ha organizzato una manifestazione sul tema “La guerra è incominciata: chi la fermerà? Un urlo per la pace”.
• Il giorno prima: Manifestazione per la pace a Padova. Corteo lungo le vie del centro per chiedere la pace e condannare l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Non ho scovato molto altro. Ulteriori appuntamenti locali e suddivisi nel territorio, ma non posso fare a meno di percepire una sensazione di vuoto, di assenza. E non intendo una voce unica, magari di un singolo soggetto che parli per ciascuno. Abbiamo già dato, non funziona. In breve, non paga il replicare lo stesso meccanismo del condottiero al comando a guidare e ispirare le masse. Soprattutto se di genere maschile.
Mi riferisco semplicemente a qualcosa di condiviso e collettivo. Come dinanzi al Covid, per dirne una. Resto persuaso che al netto delle differenze e dei conflitti, non ne saremmo mai usciti – chi ce l’ha fatta, ovviamente, un mio caro amico ha perso questa battaglia – se non ci fosse stato un ampio fronte a camminare verso la medesima direzione: ovvero, fronteggiare il pericolo.
Il pericolo oggi sono loro. Quelli che sono pronti a sacrificare persino i propri cari per aumentare il proprio potere e la propria ricchezza. E al di là delle divergenze sceneggiate sullo schermo di turno, a mio modesto parere credo sia evidente che i registi e gli attori di questa compartimentata ennesima guerra mondiale stiano agendo in modo collegiale ai danni dei più e dei maggiormente vulnerabili.
Be’, la Storia passata e anche recente ci dimostra che un nemico globale necessita di una risposta globale. E, mi dispiace dirlo, la frammentazione di quest’ultima non è altro che un paradossale vantaggio per l’avversario.
Serve altro. È urgente, altro. Mi sbaglierò ancora una volta, non sarebbe la prima, ma ho impressione che la nostra risposta non stia funzionando.
Leggo ogni giorno il più possibile le parole altrui, soprattutto di coloro con cui ho in comune ideali e aspirazioni, ma come per il sottoscritto – non mi escludo di certo dalla messa in discussione – la maggior parte di ciò che trovo è soltanto un lungo elenco, seppur appassionato, condivisibile e lodevole, di indignate, incollerite e amareggiate constatazioni di ciò che i suddetti mostri stanno facendo al mondo.
Dov’è la nostra collettiva proposta concreta?
Ma non solo su una pagina.
Dov’è là fuori, nel mondo reale in cui ce n’è più bisogno?
Dov’è, in breve, la nostra comune - il che vuol dire costruita assieme - quotidiana, attiva e manifesta azione per la pace?