La Storia tra farsa e tragedia
Storie e Notizie N. 2306
La Storia è maestra, è risaputo. E forse – spero che Marx non se la prenderà a male – quando si ripete, è comunque una tragedia anche se sembra soltanto una farsa.
Prendi due uomini in particolare, purtroppo non a caso.
Non li nominerò.
Al secondo, grande quanto funesto appuntamento con quest’ultima, che sia la Seconda guerra mondiale o il successivo mandato governativo, entrambi hanno attaccato precisamente sette obiettivi militari in 13 mesi.
Per il primo, dal 1939 al 1940, Polonia, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo e Francia. Per l’altro, il nostro, Somalia, Yemen, Iran, Siria, Nigeria, Venezuela e Isole Caraibiche.
Il primo è stato promotore di un nazionalismo estremo quanto un entusiasta fautore della priorità della sua nazione rispetto a tutte le altre.
Per il secondo, be’, America First la dice tutta.
Il primo, seppur ripudiato dalla maggior parte dei leader che si sono succeduti, disdegnava la cooperazione internazionale e puntava costantemente a un’azione unilaterale.
Il secondo da sempre biasima ogni tipo di organizzazione che preveda una molteplice collaborazione, privilegiando in ciascuna occasione gli accordi bilaterali, il che vuol dire sedersi al cospetto dell’imperatore e accettare le sue condizioni.
Il primo è stato condannato fin dalla sua scomparsa per aver instaurato politiche discriminatorie nei confronti di diversi gruppi di persone.
Il secondo sta facendo esattamente la stessa cosa in base alla nazionalità e alle origini dei nostri simili.
Il primo aveva trovato un fondamento indispensabile per il suo potere nella macchina della propaganda governativa.
Il secondo, grazie ai più moderni aggiornamenti di cui ha goduto quest’ultima, ha portato l’arte della manipolazione dei cittadini a livelli impensabili, allora come oggi.
Il primo mostrò fin dal primo giorno una marcata propensione a concentrare il potere politico e militare su di sé.
Il secondo, ha parimenti l’abitudine di abusare della propria autorità presidenziale, approfittando in modo spudorato di ordini esecutivi per bypassare il Congresso.
Il primo si è distinto particolarmente nell’arte della demonizzazione del nemico di turno, come gli ebrei, i comunisti e le minoranze, infierendo su costoro grazie alla suddetta propaganda.
Il secondo non è da meno e anzi è difficile immaginare chi non possa essere identificato come nemico giurato, assieme ovviamente agli immigrati, tra partiti di opposizione, giudici, personaggi noti, o chiunque osi muovere qualsiasi tipo di critica nei suoi confronti.
Alla base della politica del primo vi era l’obiettivo principe di rendere il suo Paese autosufficiente rispetto al resto del mondo, privilegiando il riarmo e le grandi opere pubbliche.
Il secondo si comporta ugualmente incentivando e proteggendo in modo maniacale e imperialista le industrie della sua nazione e, al contempo, cercando di danneggiare il più possibile quelle straniere e i loro prodotti.
Il primo aveva compreso quanto fosse potente la capacità di poter parlare direttamente alle masse e se ne avvalse ampiamente tramite discorsi pubblici, radio e anche film.
Il secondo ha imparato alla perfezione il gioco e lo applica ovviamente fin dal primo giorno tramite i Social network, bypassando in un secondo i media tradizionali.
Il primo si è impegnato a fondo nella revisione dei principali accordi precedenti con ad esempio la violazione del Trattato di Versailles, il riarmo sfrenato e le improvvise annessioni territoriali.
Il secondo segue a ruota sbattendo la porta in faccia all’Accordo di Parigi sul clima, l’Accordo di Partenariato Trans-Pacifico e quello sul nucleare iraniano, per dirne alcuni.
Infine - ma potremmo andare avanti all’infinito -, il primo si è fatto alfiere dell’ideale di un “popolo puro” come base dell’unità della sua nazione.
Il secondo, pur se non esplicitando in tal modo il concetto, allude a esso in modo inequivocabile con la costante enfasi sul patriottismo, la protezione dei simboli nazionali, l’orgoglio nazionale e la chiusura dei confini dinanzi a tutto ciò che non corrisponda all’ideale evocato.
Per accontentare Karl, sapete qual è a mio modesto parere l’aspetto più farsesco di questa tragedia? Che fin dalla prima parola dell’incipit sino all’ultima non c’è stato alcun bisogno di citare il nome dei due…