L’espulsione di un cadavere e il rischio di diventare algoritmi

Storie e Notizie N. 2314


C’era una volta l’uomo che inventò la macchina che a sua volta creò l’uomo.
A immagine e somiglianza di un algoritmo.
A riprova di ciò, ora negli Stati Uniti si espellono anche i morti.
Come se fossero ancora vivi.
D’altronde, è così che funziona la logica, se si è cominciato con il fare esattamente il contrario…
Un giovane di nome Levi Mendez-Maldonado entrò negli USA illegalmente quando aveva 17 anni e due anni dopo, nel 2024, è stato ucciso in una sparatoria.
Ciò nonostante, la macchina della giustizia – in tal caso giammai l’inverso – è andata avanti. Perché è così che agisce un algoritmo, e qui è la vecchia laurea in informatica a parlare.
L’algoritmo è formato da un insieme di istruzioni - o passi - finite che attende costantemente il suo input, ovvero i dati in ingresso. Quindi effettua le operazioni per le quali è stato scritto e programmato, e poi restituisce i dati richiesti, l’output, il risultato elaborato.
In questo caso, l’espulsione.
Il che significa che nel testo del programma non ha rilevanza il fatto che la variabile analizzata sia una creatura vivente o meno. La vita, con tutto ciò che comporta, non è ritenuto un valore significativo in relazione allo scopo per il quale l’algoritmo è stato redatto.
Coerentemente con tale inquietante scenario, nonostante l’avvocato della vittima abbia dovuto far presente che l’imputato è assente in quanto deceduto, nei giorni scorsi un giudice della Carolina del Nord non ha battuto ciglio e in modo freddo e sbrigativo ne ha ordinato l’immediata espulsione.
Ecco, non credo sia un caso e tanto meno isolato.
Spero di sbagliarmi, ma ho la netta impressione che tale allarmante fenomeno si stia diffondendo a macchia d’olio ovunque. E non mi riferisco a un’atavica forma di disumanizzazione delle istituzioni che regolano la nostra vita, bensì a un meccanismo letale che vede molti di noi orientati a imitare a nostra volta il comportamento dei mucchi di bit che si occupano altrettanto di gestire la nostra esistenza, spesso in modalità di cui neanche ci rendiamo conto.
Il fatto che la persona che ha decretato l’espulsione di un cadavere con la stessa formalità che se fosse stato vivo sia a sua volta un essere umano, e non una macchina, per l’apparato governativo a cui appartiene non fa alcuna differenza.
Ed è questo che dovrebbe farci preoccupare…

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