25 anni e due 11 settembre: oltre l’inferno raccontato
Storie e Notizie N. 2318
Dall’undici settembre del 2001 a oggi, undici settembre del 2026.
Venticinque anni tra un giorno e l’altro.
Entrambi segnati da storie diverse all’ombra delle tragedie più o meno grandi raccontate sullo schermo che conta.
11 settembre 2001
America sotto attacco, recitava la prima pagina del Corriere della sera.
Nel mentre, in quello stesso giorno…
Le Americhe adottarono una storica Carta per la democrazia a Lima, in Perù. Difatti, l'Organizzazione degli Stati Americani adottò all'unanimità e per acclamazione la Carta Democratica Interamericana, la quale affermava un principio allora molto significativo: la democrazia è un diritto dei popoli delle Americhe e i governi hanno il dovere di promuoverla e difenderla. Collegava inoltre democrazia, diritti umani, sviluppo, libertà e solidarietà.
Contemporaneamente, a Londra iniziava l'ultimo negoziato internazionale contro i “diamanti insanguinati” per creare un sistema di certificazione dei diamanti provenienti da zone di guerra con l'obiettivo di impedire che la vendita finanziasse guerre civili in Sierra Leone, Angola e Congo. Il progetto prevedeva certificati anti-falsificazione, controlli sulle esportazioni, monitoraggio internazionale, procedure doganali e sanzioni penali.
Sempre nel Regno Unito veniva annunciato un nuovo sistema di assistenza integrata per i bambini disabili, parte del National Service Framework for Children. L'obiettivo era mettere in comunicazione assistenza sanitaria e servizi sociali affinché i bambini disabili non dovessero più affrontare un sistema frammentato.
In quello stesso giorno cinque infermiere filippine venivano liberate da una situazione di sfruttamento, sottratte a condizioni di lavoro inaccettabili in una casa di riposo privata vicino a Swindon, accusata di sfruttamento e discriminazione razziale. Nell’occasione, un sacerdote filippino, padre Claro Conde, raccontò che lui e i suoi collaboratori avevano già contribuito a portare in salvo più di 100 infermiere in situazioni analoghe in varie parti del Paese.
Ancora: la scienza scopriva che i Neanderthal si prendevano cura dei malati grazie al ritrovamento di una mandibola risalente a circa 175.000 anni fa. L'individuo aveva perso tutti i denti e, secondo i ricercatori, era vissuto ancora per mesi o anni. La conclusione era sorprendente: non avrebbe potuto nutrirsi autonomamente, quindi gli altri membri del gruppo dovevano averlo aiutato a mangiare.
La capacità di prendersi cura dei membri più deboli della comunità è dunque antichissima. Un’altra notizia che sembra incredibile oggi ci racconta che nel giorno dell’attacco alle Torri Gemelle l'Europa accoglieva calorosamente a Bruxelles il ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharrazi, membro del governo del presidente riformista Mohammad Khatami. Era il primo ministro iraniano a visitare la sede dell'Unione Europea dalla Rivoluzione islamica del 1979. L'obiettivo era sostenere Khatami e i moderati iraniani nel loro percorso di apertura economica e politica, nonostante l'opposizione dei conservatori. L'evento era avvenuto il 10 settembre, ma era una delle notizie internazionali che il mondo stava leggendo l'11.
Analogamente, un altro fatto del giorno precedente ma diffuso all’indomani fu altrettanto portatore di speranza nel mondo: l'Albania aveva iniziato un programma per distruggere e riciclare 1,6 milioni di mine terrestri, con il sostegno del Canada e nell'ambito del programma NATO Partnership for Peace. Le mine provenivano soprattutto dall'epoca comunista di Enver Hoxha, ma alcune risalivano addirittura alla Prima guerra mondiale.
Era dunque in corso un enorme lavoro per rendere più sicuro il territorio ed eliminare una minaccia che avrebbe potuto uccidere o mutilare persone per decenni. Sempre l'undici settembre di allora, durante un incontro in Bulgaria, il presidente croato Stipe Mesić elogiava pubblicamente i progressi del suo Paese verso l'Europa.
Le due nazioni dichiaravano di condividere l'obiettivo di dimostrare che nei Balcani era possibile abbandonare i vecchi pregiudizi e procedere verso riforme economiche e democratiche. A riprova di ciò, le Nazioni Unite avevano appena compiuto un passo verso la normalizzazione della Jugoslavia. Il giorno precedente, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU aveva votato all'unanimità la fine dell'embargo sulle armi contro la Jugoslavia, l'ultima grande sanzione ancora in vigore contro Belgrado.
Di nuovo le mine al centro del discorso: 48 Paesi dell'Africa subsahariana avevano aderito al trattato contro le mine. L'11 settembre del 2001 veniva difatti pubblicato un rapporto dell'International Campaign to Ban Landmines secondo cui otto ulteriori Paesi africani avevano ratificato il Mine Ban Treaty nell'ultimo anno, portando a 48 il numero degli Stati dell'Africa subsahariana aderenti.
Nello stesso tempo, a Hyderabad, nello Stato indiano dell'Andhra Pradesh, 13 militanti del People's War Group (PWG), compresi esponenti con ruoli di comando, si arresero alla polizia. Dissero di essere rimasti disillusi dalle attività del movimento e di non riuscire più a sopportare la vita clandestina. Il governo annunciò che sarebbero stati inseriti in un programma di riabilitazione, con assistenza per rientrare nella vita civile e alcuni procedimenti minori sarebbero stati ritirati.
Ma non solo: l'11 settembre 2001 veniva pubblicata una ricerca di scienziati dell'University of California San Francisco e UC San Diego che aveva identificato un nuovo meccanismo attraverso il quale i globuli rossi delle persone affette da anemia falciforme aderiscono alle pareti dei vasi sanguigni. Non era ancora una cura, ma i ricercatori pensavano che comprendere quel meccanismo avrebbe potuto aprire la strada a trattamenti migliori per prevenire le crisi dolorose e i danni agli organi.
Sempre in quel giorno il Japan Times raccontava la storia di Hidesaburo Kusama, che nel 1945, quando aveva appena otto anni, aveva assistito allo schianto di un bombardiere B-29 americano vicino al suo villaggio, nella prefettura di Ibaraki.
Per decenni si era chiesto che fine avessero fatto i membri dell'equipaggio. Tre anni prima, ormai adulto, aveva deciso di ricostruire personalmente la storia dell'incidente: aveva intervistato testimoni, cercato documenti giapponesi e americani e ricostruito la sorte dei superstiti. Il risultato fu l'erezione di un monumento commemorativo per gli aviatori americani. Alla cerimonia partecipò anche un colonnello dell'US Air Force.
Infine – ma credo sia evidente quanto potrei andare avanti – il Times of India raccontava nello stesso giorno di Ravinder Talwar, preside della DAV Senior Secondary School di Chandigarh, che aveva appena ricevuto il massimo riconoscimento nazionale indiano per un insegnante.
Talwar aveva iniziato a insegnare proprio in quella scuola nel 1970. Quando era stato trasferito altrove, continuava a tornarci ogni sera per incontrare gli insegnanti e mantenere il rapporto con la sua vecchia scuola.
Quando vi era tornato come preside, aveva lavorato per trasformarla. Aveva fatto costruire una nuova ala per il commercio, aveva migliorato le strutture sportive, aveva creato un campo da basket illuminato, aveva introdotto nuove strutture per cricket e tennis da tavolo, aveva promosso l'informatica, aveva creato progetti ambientali con gli studenti e aveva fondato un'organizzazione che aiutava le scuole a creare club sull’ecologia. Vere e proprie imprese in una nazione con un’infinità di problemi e difficoltà da affrontare.
Venticinque anni più tardi, oggi, 11 settembre del 2026, c’è altrettanto con cui riempirsi gli occhi e il cuore, basta cercare al di sotto dell’onda nera mediatica che vende di più, è risaputo.
In Nuova Zelanda il solare supera il carbone: nel secondo trimestre del 2026 la produzione solare neozelandese è cresciuta del 56,2% rispetto all'anno precedente, arrivando a un record di 242 GWh e superando per la prima volta la produzione da carbone nel trimestre. Non è soltanto un record statistico e significa che una fonte pulita sta diventando concretamente più importante di un combustibile fossile in un intero sistema elettrico.
Una notizia di ieri che sta girando anche oggi ci dice che gli scienziati vedono dei “punti di svolta positivi” per il clima. Un nuovo rapporto dell'Università di Exeter e dell'Earthshot Prize identifica 51 interventi ambientali che potrebbero raggiungere quelli che gli scienziati chiamano positive tipping points: soglie oltre le quali una tecnologia o una pratica sostenibile comincia ad alimentarsi da sola perché diventa più economica, diffusa e desiderabile.
Oggi invece qui si parla anche di una giovane madre che riesce a laurearsi mentre è incinta. Simran Serana Tabanivono, 26 anni, delle Fiji, ha appena conseguito una laurea in Hotel Management dopo un percorso iniziato nel 2018, interrotto per due anni dal lavoro e poi ripreso. Ha affrontato l'ultimo semestre incinta, mentre sosteneva gli ultimi esami. Alla fine ce l'ha fatta ed è salita sul palco della cerimonia di laurea da neo-mamma. Ora vuole lavorare, risparmiare e proseguire con un master, con l'ambizione futura di arrivare eventualmente a un dottorato di ricerca.
Nel frattempo in Nebraska agricoltori, ricercatori e aziende si stanno mettendo insieme per usare meno acqua e fertilizzanti. L'Università del Nebraska–Lincoln ha raccontato oggi un'iniziativa che ha riunito oltre 110 agricoltori, ricercatori, aziende tecnologiche e rappresentanti pubblici per lavorare su gestione dell'acqua, uso più preciso dell'azoto, sensori del suolo e delle colture, intelligenza artificiale, robotica e gestione sostenibile delle risorse.
E in Italia? Oggi, 11 settembre, a Torino si è tenuta l'inaugurazione del nuovo hub tecnologico per la transizione energetica presso Environment Park. Il centro riunisce infrastrutture di ricerca dedicate a idrogeno, CO₂, sistemi di accumulo, energie rinnovabili e tecnologie per l'economia circolare. Il progetto mette insieme Istituto Italiano di Tecnologia, CNR, Politecnico di Torino e partner industriali, con l'obiettivo di portare tecnologie energetiche dalla ricerca alla sperimentazione e poi alle imprese.
Oggi il CNR presenta a Roma il primo anno di attività della Commissione scientifica della nave da ricerca Gaia Blu e la nuova strategia scientifica per il futuro. La nave è una piattaforma italiana per la ricerca oceanografica avanzata: studia mari profondi, cambiamenti climatici, ecosistemi marini, fondali e processi geologici.
Anche in tal caso potrei proseguire oltre ed è palese che se mi impegnassi a farlo all’indomani sarei in grado di riportare una quantità ben più ingente di storie, vita, azioni più o meno concrete, intenzioni, energia, orizzonti, singole persone o comunità che oltre i confini dell’inferno raccontato non si arrendono.
Coraggio, quindi. E come diceva una delle ragazzine “difficili” con cui ho lavorato anni addietro, "c’è il bicchiere mezzo pieno, quello mezzo vuoto, e poi resta il bicchiere, punto. Io mi concentro su quello. Perché io sono il bicchiere…"
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