Il nostro obiettivo

Storie e Notizie N. 2320


"Il nostro obiettivo è mettere al centro la lingua italiana come grande strumento di integrazione."

Giuseppe Valditara, Ministro dell’istruzione e del merito

Da cui, in una differente Italia situata su un diverso pianeta nel multiverso delle storie inverosimili, ma auspicabilmente ragionevoli, accade quanto segue:

“Dottor Valditara? È permesso?” fa il segretario del ministro dopo essersi affacciato sulla soglia.
“Sì? Che c’è?” esclama seccato il responsabile dell’istruzione e soprattutto del merito di un’intera nazione. “Non vede che sono occupato? Sto lavorando sul nostro obiettivo… ricorda?”
“Certo, dottore, ed è per questo che sono qui” ribatte l’altro, che è anche il suo più fido consigliere, malgrado la cosa non sia nota, ovviamente. “Vede, ci sarebbe un problema riguardo al recente decreto sulla scuola…”
“Quale problema? Se ti riferisci alla possibilità che diventi un’arma nelle mani dell’opposizione ti sbagli di grosso. L’hanno capito anche loro da un pezzo che mettendosi dalla parte di quelli c’è solo da perdere voti…”
“No, dottore, il problema non riguarda quelli.”
“Ah sì? E chi?”
“Le spiego: nel decreto avete scritto che se un ragazzo non sa l'italiano e questo può pregiudicare la sua integrazione con i compagni e il rendimento a scuola, e anche la famiglia non conosce l'italiano, quest'ultima è obbligata alla frequenza di un corso gratuito di italiano: se non frequenta, viene multata con una sanzione da 200 a 1000 euro. Mi conferma il passaggio?”
“Certo che glielo confermo! È una parte fondamentale del nostro obiettivo.”
“E sarebbe?”
“Scherza?”
“No, magari, ma lasciamo perdere per ora. Vede, la lingua italiana è come la matematica. Ha regole precise e bisogna stare attenti a ciò che si dice e soprattutto come si dice. In particolare quando si mette ogni cosa nero su bianco. Mi segue?”
“Ovviamente, conosco l’italiano, io…”
“Sicuro, non lo metto in dubbio. Ma il fatto è che ci sono dei dati che vorrei ricordarle.”
“Cos’è? L’Istat? Quei comunisti delle statistiche rosse?”
“No, non è l’Istat, dottore. Faccio prima a elencarli. A quanto pare, secondo l’OCSE più di uno su tre degli italiani tra i 16 e i 65 anni ha competenze di lettura basse.”
“E che vuol dire? Ma sanno leggere, no?”
“Sì, certo... le insegne dei cartelloni pubblicitari e i titoli dei giornali o dei post sui social, ma non appena passano al resto dell’articolo si perdono, ecco…”
“Perdono?”
“Non capiscono una ceppa.”
“Ah…”
“Sempre secondo lo stesso report dell’OCSE, solo circa 5 su 100 raggiungono i livelli più elevati di comprensione. Ma non è tutto: tra i giovani italiani di 15 anni il 24% non riesce a raggiungere neppure il livello minimo di comprensione di un testo e solo 4 su 100 comprendono concetti più complessi.”
“Sì, ma…”
“Mi lasci finire: secondo le recenti prove INVALSI nella scuola superiore solo poco più della metà degli studenti dell'ultimo anno raggiunge il livello minimo di conoscenza dell’italiano…”
Il ministro resta in silenzio con la fronte aggrottata per qualche istante, ma poi spalanca gli occhi come mosso da un sussulto della cervice ed esclama: “Va bene, ma se ha ragione Bonaccini, ovvero che gli ignoranti votano a destra, siamo a cavallo, no?”
“Può essere, dottore, ma vede, se seguiamo alla lettera il testo del decreto, significa che il governo dovrà costringere a seguire un corso di italiano, pena la multa, un numero enorme di cittadini. Italiani, intendo…”
La perplessità del ministro Valditara a questo punto è alle stelle e per fortuna c’è il segretario a soccorrerlo.
“Dottore?”
“Sì?” fa l’altro con un’espressione confusa come una clessidra del PC impallata.
“Ricorda qual è il nostro obiettivo?”
“Sì…”
“E qual è?”
“Che domande? Mettere al centro la lingua italiana come grande strumento di integrazione…”
“Eh no, dottore, e che cavolo…”
“Non è questo?”
“Adesso è lei a scherzare. Con i media e la gente che ci vota, è un conto, ma tra noi, solo tra noi, qual è il vero obiettivo?”
Seconda illuminazione a rasserenare il volto del ministro.
“Ah, intendi quell’obiettivo…”
“Certo, il solo e unico.”
“Le elezioni?”
“Le elezioni?” ripete il segretario facendo il verso al ministro.
“Okay, basta prendermi per i fondelli. Che facciamo allora?”
“Semplice, dottore e ad aiutarci, guarda caso, c’è proprio la lingua italiana. Facciamo un bell’emendamento al testo, chiarendo meglio il bersaglio, e risolviamo la questione.”
“Ma scusa, mica possiamo scrivere una cosa del genere: se un ragazzo nero, africano, diverso, straniero, extracomunitario e roba simile non sa l'italiano e questo può pregiudicare la sua integrazione con i compagni e il rendimento a scuola, e anche la famiglia di neri, migranti e migrati, immigranti e immigrati - insomma, hai capito - non conosce l'italiano, quest'ultima è obbligata alla frequenza di un corso gratuito di italiano: se non frequenta, viene multata con una sanzione, ecc..”
“No, certo! Ma il senso è quello, no? Basta renderlo più evidente. Le parole ci sono, usiamole. Ne abbiamo così tante, è il bello della lingua italiana ed è grazie a essa che anche stavolta riusciremo a realizzare il nostro obiettivo...”
“Già.”
E voi? Voi che vi opponete a questa narrazione e che magari vorreste prendere il loro posto, qual è il vostro vero obiettivo?

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