Cercasi nuovo nemico: manuale per fabbricare un capro espiatorio


Storie e Notizie N. 2327


Segue un’immaginaria riunione dell’altrettanto fantomatica organizzazione CIMUN, il Comitato Internazionale per il Mantenimento di un Utile Nemico:

«Signori», esordisce il segretario generale, «vi ho convocato perché qui urge un cambio radicale di strategia».
«Perché mai?» domanda il delegato statunitense. «Da noi ha funzionato per ben due mandati».
«Ha detto bene, collega» replica l’altro. «Ha funzionato: passato prossimo, dove la parola che conta è proprio la prima, passato. D’altronde, i dati parlano chiaro…».
«Quali dati?» interviene il membro nostrano. «Sono tutte le balle della sinistra che…».
«Collega!» lo interrompe il segretario. «Qui non siamo in onda e, poi, non serve che facciate costantemente propaganda… Siete al governo, cribbio!».
Un silenzio imbarazzato cala tra gli interessati e tutti gli altri presenti. Il segretario coglie l’occasione per arrivare al punto.
«Vedete, siamo finiti in un paradosso che ci inchioda e ci costringe a ragionare sul futuro. Volevamo ottenere il potere e abbiamo usato come capro espiatorio i migranti, gli stranieri, i diversi… Insomma, quelli. Lo facciamo ormai da decenni e riconosco che ha funzionato. Ma poi, una volta arrivati al governo, abbiamo applicato le nostre politiche razziste, punitive, repressive, disumane e quant’altro. Risultato? Gli arrivi di questa gente sono in calo!».
«Come?», «Cosa?», «Sul serio?», esclamano in tanti.
«Ordine, signori, ordine!» interviene il segretario. «Sul serio, sì. Sia in Europa sia negli Stati Uniti, i rapporti parlano chiaro: i numeri sono in calo negli ultimi anni. Se vogliamo continuare a occupare le poltrone che contano e, soprattutto, a ricevere fondi da coloro che ci spalleggiano, abbiamo bisogno di anticipare i tempi. Mi dispiace dirlo, ma occorre un nuovo nemico…».
Gemiti di paura e sgomento si levano tra i presenti. Nessuno era preparato a una simile eventualità. Per fortuna, il segretario ha già pronta la ricetta.
«Signori, vi prego, ascoltate. Ho sviluppato un decalogo che ci aiuti a individuare il prossimo capro espiatorio da sfruttare per conservare le posizioni conquistate con tanta fatica in questi anni.
Primo: deve essere riconoscibile. Meglio se identificabile attraverso caratteristiche etniche, religiose, culturali, linguistiche o sociali. Il nemico deve poter essere indicato con un dito.
Secondo: deve essere percepito come estraneo. Anche se vive nel Paese da generazioni, bisogna convincere la popolazione che non appartenga veramente alla comunità.
Terzo: deve essere numericamente sovrastimato. Pochi diventano moltissimi. Le eccezioni diventano una presunta invasione. I numeri reali sono un dettaglio fastidioso, come sapete.
Quarto: deve essere ritenuto responsabile di problemi complessi come la disoccupazione, la criminalità, l’inflazione, il degrado urbano e la crisi abitativa. Meglio attribuire tutto a un unico colpevole anziché affrontare le cause strutturali. Ma questo lo sapete meglio di me.
Quinto: deve essere rappresentato come una minaccia permanente. Non basta dire che è pericoloso oggi. Bisogna suggerire che lo sarà sempre di più domani. La paura del futuro è un investimento politico redditizio. Ed è proprio il futuro che oggi è a rischio, signori miei.
Sesto: deve essere dipinto come moralmente inferiore. Non si prendono più di mira soltanto comportamenti individuali, ma si costruisce l'immagine di un'intera categoria umana come corrotta, violenta, parassitaria o incapace di integrarsi.
Settimo: deve essere privato della propria individualità. Oggigiorno, è risaputo, non esistono più persone con storie, professioni, famiglie e aspirazioni. Esiste soltanto una categoria collettiva. Un individuo virtuoso diventa un'eccezione irrilevante. Ma anche questo vi è noto.
Ottavo: deve essere associato a nemici interni. Chi lo ha aiutato?! I soliti: intellettuali, giornalisti, associazioni, oppositori politici e magistrati. Così il dissenso diventa complicità con il nemico.
Nono: deve essere rappresentato come una minaccia alla sopravvivenza della nazione. Messe da parte le reali questioni di politica pubblica, ci si concentra sui rischi per l'identità, la sicurezza e persino la sopravvivenza collettiva.
Infine, il decimo punto, il più importante e quanto mai attuale in questo momento: deve essere un nemico che non può mai essere definitivamente sconfitto. Questo è il requisito fondamentale: se il problema scomparisse, scomparirebbe anche la sua utilità politica. Ed è proprio ciò a cui andiamo incontro se continuiamo di questo passo.
Occorre rinnovare continuamente l'allarme. Abbiamo bisogno di nuova carne da macello, non so se mi spiego. Qualcuno ha un'idea?».
Le proposte fin qui arrivate sono le seguenti: i possessori di due o più telecomandi, quelli che mettono la sveglia alle 6:00 e si alzano alle 7:45, i mangiatori di pizza con l'ananas, gli utilizzatori di calzini spaiati, i proprietari di piante finte e quelli che dicono “io non guardo la televisione” ma conoscono tutti i programmi.
Ma dateci tempo e vedrete che un altro nemico lo troviamo.
O ce lo inventiamo, che poi è la stessa cosa, no?

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