Storie di animali: la vedova del topo

Storie e Notizie N. 893

Nella notte di lunedì un corto-circuito ha causato lo spegnimento dei sistemi di raffreddamento della centrale giapponese. L’allarme è per fortuna rientrato mercoledì, ma è ovvio che lo spavento sia stato grande, visto il disastro di due anni addietro. I tecnici hanno dichiarato che tutto sia stato provocato da un topo, il quale avrebbe penetrato una centralina scatenando il black-out.
C’è addirittura chi sospetti che, anche in occasione del precedente e ben più grave incidente, un ratto possa aver causato il danno.
Tuttavia, c’è qualcuno che dissente con veemenza con entrambe le ipotesi.
La vedova del topo…

La vedova del topo con il piccolino
Vergognatevi.
Dovete solo vergognarvi.
Nient’altro.
Ma come si può essere così privi di coraggio?
Grandi e grossi come siete e vi nascondete dietro un topo.
Dietro il suo cadavere, oltretutto.
Mio marito era un animale generoso, incredibilmente generoso e solo questo è stato il suo peccato.
Peccato d’amore, ma pur sempre capace di condannarlo ad una morte atroce.
Lo ha fatto per me, lo capite?
Per me, per noi, il piccolino ed io.
Non so quando nascerà il nostro secondo figlio.
O figlia, non ho idea.
Queste cose le sapete voi umani, di preciso. Come le date, le scadenze, il primo del mese, l’ultima settimana, l’equinozio di primavera, il solstizio d’estate.
Il topo fulminato
Ma per quelli come noi, che sopravvivono rovistando tra i rifiuti e sognano i propri paradisi al riparo del buio delle fogne ogni giorno è uguale, ma siamo felici lo stesso se sappiamo che qualcuno ci ama.
Ci ama a tal punto da rischiare di perire fulminato per cercare di trovare qualcosa da mangiare per la sua compagna e per suo figlio.
E per il figlio che dorme in lei, letteralmente.
Ovvero la figlia.
Speriamo che sia femmina, perché questo era il suo desiderio.
Giammai quello di mettere a rischio una centrale nucleare e con essa l'esistenza di milioni di umani, piante e animali.
Non facciamo distinzioni, noi altri, quando si parla di vita.
Il mio adorato non sapeva neanche cosa fosse una centrale nucleare.
Ma in questi giorni ho letto qualcosa, ho cercato di capire, perché quando la morte ti strappa via il respiro che ami dalla bocca senti il dovere di conoscerne i motivi.
Centrale nucleare.
Voi create un mostro come quello, una specie di folle ippopotamo gigante che si regge sulla punta del dito di una zampa su un tappeto d’olio e avete l’ardire di dare la colpa a un minuscolo topo se diviene, come dite, instabile?
Cosa c’era di stabile prima?
Voi giocate con le parole, troppo per noi, che ne usiamo molte di meno.
Sarà per questo che riuscite a ingannarci.
Oh, ma non sarà sempre così.
Stiamo imparando.
Mio figlio ne saprà più di me.
Anzi, meglio, mia figlia.
Come voleva lui.
Così i suoi figli e i figli dei suoi figli.
Finché non potrete più incolpare qualcuno dei vostri errori.
Perfino se piccolo e indifeso come un topo.
 



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