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Sabato 13 Gennaio 2018, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni, Libreria Ubik – Via Adige 2, Monterotondo (RM) - Ingresso libero

C’era una volta il niente

Storie e Notizie N. 1505

Una nave carica di rifugiati Rohingya è affondata. Si parla di più di 60 morti, anche se i dati sulle cifre non sono ancora ufficiali. Secondo l'Agenzia per la migrazione delle Nazioni Unite stavano cercando di sfuggire alle persecuzioni in Birmania, quando la nave si è capovolta in mare aperto.

Siamo niente.
Davvero, è così.
Credici, almeno ora, guardaci.
Come se fossimo davvero qui.
Prendi le elezioni, prendi la Germania, prendila con la destra e rifletti su cosa è accaduto sul lato mancino del paese.
Gente che osserva i corpi dei rifugiati Rohingya pronti per un funerale vicino al Cox's Bazar.
Fotografia: Damir Sagolj / Reuters
E’ proprio lì che la gente ha votato contro.
Il nulla.
Per paura.
Del vuoto.
Eppure, trattasi di regione dove siamo meno presenti.
Perché siamo niente.
E all’improvviso diventiamo tutto.
E’ uno strano tipo di magia, vero?
Ovvero, un sortilegio ambiguo, che strega voi, ma sacrifica noi.
Non siamo il problema imminente, esistiamo in altro universo rispetto a esso, ma diventiamo il problema comunque, nella stessa frase.
Gioco di mano e di parola talmente lento che dovrebbe essere svelato all’istante.
Nondimeno, è difficile trovare riscontro nell’occhio per ciò che non esista sul serio.
Che non dovrebbe esistere.
Siamo niente, sì.
Forse sarebbe un bene che il nulla non ci fosse.
Via il patimento, via tutto.
E forse sarebbe peggio.
Perché senza quel tutto, anche voi sareste niente.
Nulla sul serio, però, con il monitor spento, a telecamere silenziate, nel buio della camera da letto, sotto la doccia e più che mai davanti allo specchio.
E allora, diamoci dentro e andiamo in scena.
Come niente.
Essendolo ogni giorno di più.
Fino al consueto attimo in cui lo siamo così tanto da esplodere di zeri, in un boato silente, invisibilmente colorato sull’orizzonte rigorosamente alle spalle.
Eccoli, i famosi cinque minuti di notorietà.
Ovvero, di nullità.
Il preciso secondo durante il quale il sipario di onde e vento ci ricopre del tutto e scrive la parola fine in calce a ogni nostra rimostranza verso il destino.
E così che il niente affonda e muore.
Mettendo a nudo il tutto.
Ciò malgrado, neanche il tempo di onorare i lutti che altre futili comparse vengono scelte per l’ingrato compito.
Di essere il prezioso niente.
Del mondo.


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