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Sabato 13 Gennaio 2018, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni, Libreria Ubik – Via Adige 2, Monterotondo (RM) - Ingresso libero

L’ultimo sogno del sottomarino

Storie e Notizie N. 1532

L’Argentina ha interrotto le operazioni di salvataggio per il suo sottomarino scomparso 15 giorni dopo che un’esplosione era stata segnalata, a quanto sembra, sul fondo dell'Atlantico al largo della costa della Patagonia.
Ancora nessuna notizia dei 44 membri dell'equipaggio…


Così, ci siamo.
E’ l’ora.
La nostra.
Di una storia, anche.
Di un addio, forse.
Di un arrivederci, magari.
Di un sogno, indubbiamente.
Di molti, racchiusi in uno.
Orsù, leggiamoli insieme e stringiamoci accanto ai dispersi per darci la reciproca buonanotte, con la speranza, giammai la certezza, di rincontrarci al mattino seguente.
D’altronde, chi può dire di averla davvero?
Il primo si libra danzando innanzi a una platea di terraferma che può solo ammirare chi non tema le onde.
Il secondo sorride, perché si fida del Principio di Archimede applicato alla fantasia: un sogno immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari all’impossibilità di realizzarlo.

Il terzo gioca a carte con il quarto e urla di gioia, poiché vince per la prima volta da quando sono in viaggio.
Il quarto simula irritazione, sicché ha giocato a perdere, ma va bene così. Perché i sogni non hanno bisogno di vincitori, solo qualcuno con cui condividerli.
Il quinto cucina per tutti, anche se non è il cuoco, perché da piccolo avrebbe voluto essere
tutto fuorché il capitano.
Il sesto è il cuoco, ma suona la chitarra ed è un bel momento.
Ma dai? Fa il settimo, ecco perché la carne era sempre scondita e inizia a cantare.
L’ottavo è sul bordo del letto a scorciarsi la barba, l’aveva promesso alla moglie e non vuole deluderla.
Se mi ami, ti radi, gli aveva scritto l’ultima volta.
Se ti amo, guardami, parla per lui lo specchio che ha in mano.
Dopo pallose carte e bussole, il nono legge finalmente un romanzo d’avventura, il primo da quando sono salpati.
C’è voluto un sogno per dedicare tempo a quelli degli altri.
Il decimo ha gli occhi incollati al periscopio e cerca sirene, perché se non le trovi nei sogni di cosa stiamo parlando?
L’undicesimo è una sirena, ovvero si è vestito come tale.
Ditemi voi se esista momento migliore per svelare segreti.
Il dodicesimo racconta storie a tutti, anche a chi non le vuol sentire. Non è mai stato capace, è solo che se le è ricordate tutte assieme.
Il tredicesimo non sogna, dorme e russa come uno squalo bianco raffreddato.
No, dico io, restateci voi dieci ore a lucidar la sala macchine e poi ne riparliamo.
Il quattordicesimo fa un disegno in cui ritrae gli altri che a loro volta sognano, ma non vuole colorarlo, perché ha paura di uscire fuori dai margini ed essere ripreso dalla maestra (citazione del figlio di sei anni).
Il quindicesimo lava i piatti anche se c’è la lavastoviglie e, si ripete di continuo, fallo con cura senza sprecare acqua (citazione della moglie).
Il sedicesimo fa ginnastica e suda da morire con ben tre tute addosso, perché vuole perder peso. Sai quante interviste ci faranno quando ci salveranno? Riesce a dire malgrado il fiatone.
Il diciassettesimo stira con mano attenta la divisa per il medesimo motivo.
Il diciottesimo non trova la sua e si infila lo scafandro: chi credete che fotograferanno per primo quando usciremo?
Il diciannovesimo è preso dalla calcolatrice: allora, pensa, con i giorni premio che di sicuro ci daranno e le ferie che mi restano copro natale, la befana e ci scappa anche l’onomastico di mia sorella.
Il ventesimo cuce e rammenda un calzino dopo l'altro, perché ha sempre fatto tutto da solo e non sarà di certo un sogno a rammollirlo.
Il ventunesimo allarga le braccia e stringe a sé tutti quelli che incontra, perché gli ultimi amici che hai non li scordi mai, pare reciti un detto del mare.
Il ventiduesimo si ammazza di flessioni perché il capitano, prima di darsi alla cucina, diceva sempre che alle ragazze piacciono i pettorali scolpiti.
Erano gli addominali, fa il ventitreesimo che si allena accanto, altrimenti come potrebbero essere a cubetti?
Il ventiquattresimo scrive una lettera a se stesso, ma immagina di essere qualcun altro che la scrive a un altro ancora, la cui missiva arriva per sbaglio a un terzo che poi è lui, ma non ditelo in giro. Scrivere è come amare, dice, è complicato ma riempie il cuore e la vita.
Il venticinquesimo chiede scusa a tutti della propria erre moscia. Oh, fa poi sorpreso un attimo dopo, non ce l’ho più, che scemo, è un sogno!
E da quell’istante, grazie al noto Teorema dell’immediata rimovibilità dei difetti, dimostrabile solo nei deliri collettivi e con la chirurgica estetica o digitale, è tutto un togli e cancella.
Il ventiseiesimo getta il bastone e, dimentico della protesi, balla la salsa.
Il ventisettesimo si tocca il naso ed esclama: “Come Brad Pitt, ce l’ho come Brad!”
Il ventottesimo fa lo stesso e grida: “Io pure.”
Il ventinovesimo non balbetta più e racconta barzellette, mentre il trentesimo mostra ora una dentatura perfetta e può riderne senza vergogna.
Il trentunesimo fa il giocoliere con le ciambelle di salvataggio e al contempo esclama: chi era l’imbranato?
Il trentaduesimo piange davanti a tutti, punto, perché un tempo lo riteneva un difetto e solo adesso ha capito l’errore.
Il trentatreesimo prepara il discorso con cui parlare alla stampa.
Il trentaquattresimo pure, in caso si emozioni il precedente.
Il trentacinquesimo chiede solo di stare in prima fila all’uscita, perché sua moglie aspetta.
Ovvero, per sempre aspetterà.
Il trentaseiesimo vola tra il ponte, la prua e ritorno, e non vuole scendere: ragazzi, spiega, o si punta tutto sui sogni, o è meglio restarsene a terra.
In acqua, vorrai dire, osserva il trentasettesimo mentre si fa un selfie con il trentottesimo, il trentanovesimo e il quarantesimo.
Ti sei mosso, si lamenta quest’ultimo, adesso dobbiamo rifarlo.
E se ve la scattassi io? Si offre il quarantunesimo, il quale non ha ancora capito cosa fare per sé, ma intanto si rende utile.
Il quarantaduesimo osserva tutti e cerca di memorizzare ogni cosa con la mente, perché sa che sta accadendo qualcosa di importante e una storia o una foto non potranno mai competere con gli occhi dal vivo.
Il quarantatreesimo è in bagno a far pipì, finalmente, esulta, finalmente libero.
Il quarantaquattresimo, a chiudere il cerchio, o quasi, è già sulla scaletta, pronto per emergere, senza però dimenticare il futuro padre.
Perché nei sogni non conta arrivare primi, solo ricordarli.
Infine ci sono io.
Sottomarino, sommergibile, come volete, lassù.
Mentre qui sono, e per l’eternità sarò, la sfortunata balena di freddo metallo e umani racconti.
Che un giorno qualcuno ascolterà...


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