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Io ti perdo e io ti ritrovo

Storie e Notizie N. 1565

C’era una volta l’umano cammino.
La danza, laddove tu preferisca librarti tra secondo e secondo.
La salita, allorché il volto crudele del destino ti abbia scelto come esempio.
L’inverso, qualora il lato morbido ti sia stato donato.
In quel caso, non sprecarlo, anima privilegiata.
Nondimeno, la chiave della melodia che tutti noi sostiene, è l’istessa.
Io ti perdo, io ti ritrovo.
Come avvenne, precisamente ventiquattro anni fa, a Wang Mingqing e sua moglie Liu Dengying.
I due si guadagnavano da vivere facendo i fruttivendoli per le strade di Chengdu e, alla stregua di molti, tutt’altro che baciati dalla cieca divinità, erano costretti a portare al lavoro l’ignara figlia Qifeng, di soli tre anni.
Ignara di molto, per l’età, e infinitamente di più, per il complicato futuro che l’attendeva.
Wang lasciò brevemente la bimba da sola per recarsi a una bancarella accanto e così ottenere il cambio per un cliente.
Quando tornò, i titoli di testa del terribile film da incubo iniziarono a scorrere sullo schermo all’orizzonte.
La figlia era scomparsa.
Io ti perdo, Qifeng.
Noi ti perdiamo, figlia.
La certezza della peggior pagina in un racconto vivente.
Con scritto in calce all’orrendo capitolo, con inchiostro da flebile speranza colorato.
Noi ti ritroveremo.
Così, secondo una sceneggiatura tragicamente scontata, i genitori intrapresero una ricerca

disperata che non si è mai fermata sino a oggi.
In seguito, Wang comprò un taxi e cominciò a perlustrare la città di ben quattordici milioni di persone durante le ore di lavoro.
Mise un volantino sul finestrino dell'auto, dopo aver stampato biglietti da visita con le informazioni di sua figlia, raccontando a ogni passeggero l’accaduto.
Io l’ho perduta.
Noi l’abbiamo perduta.
E l’accezione più orrenda, ovvero, lei ha perduto noi.
Già, eccola l’inaccettabile condivisione che ci lega da sempre.
Il vuoto, non il pieno.
Le mani bramose, giammai le tasche piene.
Desiderio, fervente sogno, insopprimibile aspirazione.
Tutto fuorché la cassaforte stracolma di vanità del riccastro di turno.
Io ti trovo, sentì esclamare da lontano la piccola Qifeng più di vent’anni addietro.
Noi ti troviamo, le mormorarono da vicino un uomo e una donna, altrettante parentesi aperte sul regalo mancante.
Noi troviamo chi è stato perduto, si dissero i genitori adottivi di Qifeng, che ora ha quasi trent’anni e vive a migliaia di chilometri di distanza dalla città natale, nella provincia settentrionale di Jilin.
Una volta appreso il proprio triste passato dai due, la ragazza iniziò a vivere curiosa di chi fossero la madre e il padre biologici.
Io ho perduto, chi ha perso me, in breve.

Ci son volute due decadi affinché il passo fosse compiuto del tutto.
Il balzo all’indietro, per i volteggiatori professionisti.
L’utopia che diviene tangibile, per le fortunate eccezioni alla grama narrazione comune.
Eccoci al triste racconto che mostra il miracolo del sole nella tempesta.
Io ti ritrovo, sussurrò il padre a fatica, sopraffatto dalle lacrime.
Noi ti ritroviamo, pensò con non meno commozione la madre, vinta da esse.
Io ritrovo voi, che ritrovate me, il senso di tutto.


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