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Gli immigrati benvenuti

Storie e Notizie N. 1581

Benvenuti, immigrati.
Loro sì che lo sono.
Oh, se lo sono.
Nei luoghi dove meno te l’aspetti, laddove ti fermassi qui, a una manciata di parole dalla completezza e, soprattutto, fondatezza del pensiero.
Ma d’altronde, non è evitando siffatte seccature che oggigiorno il cittadino fieramente populista trae le sue indiscutibili conclusioni?
Non è con uguale approssimazione che giudica e quindi vota?

In breve, non è sufficiente fermarsi al titolo dell’articolo per delegare il destino di una o più generazioni?
Nondimeno, qualora trovassi il tempo e la curiosità di andare oltre, ti dico che in diecimila tra immigrati da ogni dove si sono trasferiti l’anno scorso in quel di Australia, paese record per la classifica in oggetto.
Nella totale assenza di proteste, sulla tradizionale quanto digitale pubblica piazza.
Con altrettanta non chalance, negli Stati Uniti ben novemila clandestini sono diventati magicamente cittadini con un subitaneo, insolito colpo di bacchetta, del tipo accecante e silenzioso ai più, che risplende e risuona soltanto in ambienti esclusivi, dove sperare in un futuro migliore costa così poco da divenire semplicemente volere.
Nel medesimo tempo, cinquemila stranieri privi di permesso di soggiorno sono diventati ufficialmente canadesi senza un grammo di fatica.
Nessun muro ne ha rallentato il cammino.
Nessuna voce si è levata intollerante e rabbiosa contro di loro.
Nessuno ha osato approfittarne tramite la solita, bieca manipolazione delle peggiori ignoranze, rese addirittura arroganti dall’odio più ingiustificabile.
Altrettanti viandanti sono stati accolti con tappeto rosso e strette di mano, pacche sulle spalle e addirittura abbracci negli Emirati Arabi.
Perché la narrazione che accompagna codesti viaggiatori afferma che non portano malattie e non ti rubano il lavoro, che non vogliono importi il loro credo e tantomeno la loro cultura d’origine.
Nel medesimo, scorso anno, con identica facilità di transito in tremila hanno ottenuto la cittadinanza dalle isole caraibiche e duemila da Israele, lo stesso numero dalla Svizzera, e mille da Nuova Zelanda e Singapore.
Ogni anno migliaia di estranei come questi ottengono ovunque desiderino, sul posto, in risposta alla semplice richiesta, documenti di identità e ogni tipo di foglio di via.
E nei giorni a seguire, è una strada rigorosamente in discesa ad attenderli.
Non conoscono razzismo e discriminazioni di sorta.
Non hanno che da scegliere in quale città stabilirsi.
In quale quartiere far crescere i propri figli.
Dove lavorare.
Dove, semplicemente, camminare tra la gente.
O anche solo rimaner fermi, a godere dell’umano diritto di sosta su un pianeta che indossa i confini geografici come una delle tante stramberie della specie più folle che ospita.
Che fungono da rovente filo spinato per alcuni e ben oliate porte girevoli per loro.
I migranti benvenuti.
Ovvero, con un milione di dollari in tasca




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