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Razzismo Italia contro ONU: meditazione guidata

Storie e Notizie N. 1597

Michelle Bachelet, Alto Commissario Onu per i diritti umani, ha di recente dichiarato di voler “inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom”.
Il nostro governo ha respinto le accuse al mittente, nella persona del Ministro della giustizia Alfonso Bonafede - È un richiamo totalmente infondato, un’accusa ingiusta - e ovviamente del solito Matteo Salvini, il quale pare minacci un punitivo taglio dei fondi alle Nazioni Unite.
Chi ha ragione? Esiste o non esiste un problema razzismo, oggi, nel nostro paese?
Vi propongo una sorta di esercizio di meditazione guidata


Allora, prima di tutto trova qualcuno che sappia leggere.
Ovvero, leggerti, capace quindi di dare il giusto volume, tono e intensità alla propria voce.
Non è indispensabile che sia un professionista.
È perfetto anche qualcuno che ti piaccia ascoltare.
Magari la persona che ami e la magia sarà completa.

Trovata? Bene, affidale le seguenti parole.
Si parte, proprio così.
Faremo un viaggio dentro noi stessi, giacché è lì che si celano le risposte migliori e alcune di esse sono quelle che si avvicinano di più alla verità.
Per questo abbiamo così tanta paura anche solo di sfiorarle.
Chiudi gli occhi, adesso, e immagina con me.
Immagina la nazione in cui entrambi viviamo.
Oggi, in questo preciso istante.
Immagina quel che immagini laddove pensi a essa.
Concentrati sui particolari scontati, i luoghi comuni, ma anche le personali interpretazioni.
Qualcosa appare sullo schermo mentale, vero?
Lo stivale, forse.
La terra protesa nel bel mezzo del Mediterraneo.
Il nord e il sud.
Il sud e il centro.
Il centro e il nord, e ancora il sud.
Città e province, quartieri residenziali e periferie, borgate e nuovi insediamenti.
Ah, leggi pure la parola contro, invece che la congiunzione e, non sarà di certo il sottoscritto a contraddirti.
Vivo qui, esattamente come te.
Ma andiamo avanti, completiamo insieme il disegno.
Privilegiamo, ottimisticamente, il lato già pieno di quest’ultimo, come se fosse il classico bicchiere, ma di carta, pronto per esser colorato.
Ricordiamo il cibo buono, la pasta e la pizza.
Il caffè e il vino.
La musica popolare, i dialetti, la calorosa gestualità.
Passiamo alle ricchezze artistiche e storiche, i monumenti e i musei, riuniti in quella straordinaria quantità di opere sublimi, così come le sue bellezze naturali e l’eterogeneità dei paesaggi, che – sia messo agli atti – tu e io abbiamo solo ereditato.
In quanto abitanti di questa affascinante penisola, in seguito al nostro primo vagito, ci siamo trovati questi doni innanzi agli occhi senza alcun merito se non quello di nascita.
Che, se ci pensi, non è affatto un merito, ma tutto il contrario.
Muoviamo adesso la nostra osservazione inconscia su di noi.
La gente, il popolo, le persone che conosciamo o che ci limitiamo a incontrare nel quotidiano.
A scuola, per strada, al lavoro, sulla metropolitana o l’autobus, nel traffico e nei negozi, negli uffici e sì, anche in rete, nascoste da avatar e nomi più o meno veritieri.
Ma non tralasciamo, anzi, che siano ben inquadrati i governanti degli ultimi trenta, quarant’anni, anche più, i leader sostenuti dal basso e dall’alto, coloro che diffondono idee o che si limitano a drammatizzarle con ogni mezzo popolare a loro concesso.
Siamo quasi arrivati alla meta, amica mia.
Solo una piccola quanto fondamentale precisazione, amico mio.
Cos’è il razzismo? Tra le varie definizioni, ti suggerisco questa: atteggiamento attivo di intolleranza (che può tradursi in minacce, discriminazione, violenza) verso gruppi di persone identificabili attraverso la loro cultura, religione, etnia, sesso, sessualità, aspetto fisico o altre caratteristiche.
In particolare, ti invito a soffermarti sulla mera discriminazione, ovvero disparità di giudizio e arbitraria distinzione.
Fatto?
Ora, sempre mantenendo gli occhi ben chiusi, immagina di camminare e incontrare sulla tua strada due persone.
Una è il tipico italiano, dalla carnagione riconoscibile e la capigliatura altrettanto comune, così come gli abiti e la parlata.
L’altra che sia identificabile a una sola e mera occhiata come il classico africano, dalla pelle scura e i lineamenti marcati del viso.
Adesso, chiunque tu sia, davvero, di qualsiasi regione o città, di qualunque età, ceto sociale e orientamento politico.
Letteralmente chiunque tu sia.
Guarda con la massima onestà tra le pieghe più scomode da interrogare della tua coscienza, della cultura che volente o nolente hai assimilato sin qui, e dell’educazione che ti è stata impartita o solo imposta.
E dimmi se per te, a parte l’aspetto esteriore, non c’è alcuna differenza tra i due.
Ripeto, alcuna differenza.
Già…
Come supponevo.
Quello è il razzismo, quella è l’essenza del virus, quello è il vero nemico.
Come adesso spero converrai, è ovunque, qui, oggi.
E non è che facendo finta che non esista, andrà via, sai?


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