giovedì 12 settembre 2019

Fratelli della stazione e di ciò che resta del mondo

Storie e Notizie N. 1660

Questo è ciò che accade oggi, nel particolare.
Questo è altresì quel che succede da tempo, lungo il confine tra ciò che di bello vuol dire la parola umanità e la folle quanto ottusa contraddizione di quest’ultima.
Si tratta di una linea angusta, che opprime il cuore e l’anima, nonché l’intelletto. È terra promessa e al contempo prigione in cui un po’ tutti ci illudiamo di viver come eletti, come se le manette che incatenano il prossimo, perfino appena a un soffio da noi, non stringessero anche i nostri, di polsi.
E, allora, nel dettaglio, in quel di Foggia capita che i fratelli della stazione del titolo vengano multati per aver osato offrire, privi del sacro biglietto vidimato, caldo latte e preziose coperte a chi è rimasto fuori della porta il giorno in cui il caso ha distribuito, come al solito alla cieca, i più favorevoli tra i destini.
16,67 euro, capisci?
Questo è il prezzo della colpa, lì dove si parte, là ove si arriva.
Questo è il difetto di un atto volontario, colpevole di solidarietà.
Questa è la misura con cui la normativa vigente prende le distanze da chi scelga di obbedire alla ragionevolezza della propria coscienza invece che all’incoerenza dei vincoli cittadini.
Eppure la legge è legge, di questo non v’è dubbio.

È ciò che, a lungo andare, garantisce equilibrio e talvolta quieto vivere alle moltitudini che in quantità sempre più crescente insistono con l’occupare il medesimo spazio.
Il quale, che lo si voglia o meno, somiglia ogni giorno che passa con maggior precisione al confine di cui sopra. E, chissà, magari verrà il giorno in cui, a forza di mortificare la speranza di creature, solo in apparenza più ingenue, di raggiungere l’orizzonte sognato, scopriremo che a differenza di loro ci siamo accontentati solo del bordo di quel meraviglioso quadro.
Leggi pure noi tutti come il popolo della cornice, perché il dipinto all’interno fu bruciato per non permettere agli altri di raggiungerlo.
Nondimeno, va ribadito che la regola scritta tra le genti ha un valore ineccepibile.
Tuttavia, laddove l’intenzionale consistenza nel nostro viver civile si riduca al mero strumento con cui tassare ogni letterale sconfinamento, allorché si giungesse all’estremizzazione di tale finalità, ecco che divideremmo il mondo in due parti antagoniste e alternative, come acqua e olio.
Da un lato i guardiani del sopracitato limitare e nell’altro ciò che resta del mondo a cercare di oltrepassarlo, ovviamente privo del necessario biglietto.
È evidente che non potremo sopravvivere a lungo, costretti in tale delirante allegoria.
Il cervello umano, se non il cuore, deve per forza di cose poter offrire soluzioni all’incidente chiamata vita.
Perché è inevitabile che l’amore per quest’ultima ci induca a contraddire le convenzioni sulle quali abbiamo costruito stazioni, palazzi, strade e ovviamente muri e porti.
D’altra parte, da quando esiste l’universo intero, la vita, ripeto, e l’affezione per quest’ultima, superano ogni giorno, in qualsiasi istante, i limiti della natura stessa.
Come si può pretendere che non lo facciano anche con quelli stabiliti dall’uomo?
Tuttavia, nell’assurda eventualità ci si arroghi tale megalomane diritto, per quanto legalizzato, come si può arrivare a pensare di poter sanzionare la mera esistenza?
Si può essere colpevoli di nascita?
E di sopravvivenza?
Ebbene, nel medesimo modo, è altrettanto dissennato e stolto ostacolare il cammino di coloro i quali, con i propri corpi, si fanno aria e acqua, cibo e calore per aiutare gli ultimi della terra.
Qualunque legge lo richieda.
Perché sarebbe come punire l’aria stessa, così come l’acqua, il cibo e il calore.
In una parola, la vita...


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