giovedì 23 gennaio 2020

Non facciamoci troppo male

Storie e Notizie N. 1677

Sarà perché in testa ho più capelli bianchi che semplicemente grigi, ormai.
Sarà forse perché prediligo la sorpresa, la reale novità, al già letto e già visto.
Sarà perché, più passa il tempo, e maggiormente divengo incline a concentrare la mia attenzione sul bicchiere stesso, invece che oscillare tra la parte piena e quella vuota.
O magari, ho solo una gran voglia di andare oltre la notizia del momento e osservare il racconto comune a campo lungo, approfittando della visione del passato nel prezioso specchietto retrovisore chiamato memoria, prima che anche nel mio caso cominci a vacillare.
A mero titolo di esempio, prendete Salvini.
Ora, nel vivo della diretta, per molti tutto sembra normale.
Un uomo che al riparo di una carica istituzionale così importante come quella di ministro si arroga il diritto di ordinare il sequestro per ben tre giorni di 116 esseri umani, stremati quanto disperati, innocenti fino a prova contraria.
Un uomo che la prima volta in cui si è macchiato dello stesso reato chiede ai compari d’alleanza programmatica di salvarlo dal giusto processo per tale miserabile crimine.
Un uomo, che alla seconda occasione, reclama esattamente il contrario perché è convinto che ciò lo aiuterà alle imminenti elezioni e mentre gli ex alleati stavolta cambiano idea, i suoi sodali votano contro di lui, ovvero a favore.
Un uomo, per citare l’ultima, che dopo essersi auto nominato baluardo dei padroni a casa propria e nemico degli invasori di quest’ultima, ben ripreso dalle telecamere si permette impunemente di violare lo spazio vitale di un ragazzo minorenne nella sua abitazione solo perché una solerte cittadina gli ha confidato che ci vivono tunisini e spacciatori, ormai sinonimi per alcuni.
Eppure, è ormai normale anche questo, qualora si consideri il tutto compressi nei confini dell’attimo presente.
Come pochi anni addietro era normale che un presidente del consiglio ricevesse a ogni ora del giorno e della notte le sue giovani amanti nei palazzi del governo.
O come ancor prima era normale il finanziamento illecito dei partiti, perché tutti sapevano e, spero, almeno adesso se lo ricordino.
Tuttavia, evadendo un istante per rifugiarsi qui su codesta pagina,
al riparo dalle convenzioni sciaguratamente contemporanee, allorché ci guarderemo negli occhi gli uni negli altri rammenteremo alla perfezione che non c’è nulla di normale in tutto questo…
E ciò su cui dovremmo riflettere con maggior cura è il fondamentale contorno, più che le star protagoniste.
Che so, ancora a solo titolo di esempio, non l’imputato Salvini che diventa giudice di portone e neppure la signora accusante, ma le persone tutte intorno con le telecamere e i cellulari, le forze

dell’ordine e i fan, i giornalisti e i semplici curiosi.
Ovvero, tornando indietro sulla scia di cui sopra, tutti quelli che sanno che non c’è nulla di normale, ma è okay, perché questo è quello che va ora. Tutti quelli che, come ha previsto il loro patriottico condottiero, lo voteranno proprio in qualità di fiero colpevole di disumanità.
Sapete una cosa? Peccherò di ingenuità, ma sono persuaso che in quanto più o meno intimamente consapevoli dell’assurdità del momento, il loro sostegno non sia qualcosa di assoluto.
Non sono voti reali, ma piuttosto urla, sputi e rigurgiti, quelli che l’uomo di cui sopra invoca da quando è sceso in campo. Non è stato il primo e non sarà l’ultimo.
Ma come i suoi predecessori, vedrete - sono pronto a scommettere ciò che volete - cadrà anche lui e più continuerà a far rumore e altrettanto fragorosa sarà la sua sconfitta. Non sarà domani e il giorno dopo, ma avverrà presto, fidatevi.
Subito dopo le cose torneranno un po’ più normali sul serio, non del tutto, perché non è mai successo e mai accadrà, conoscendoci.
Eppure, non durerà a lungo, perché col tempo ne spunterà un altro di profittatore di malessere e ignoranza, capace di spostare il livello della decenza ancora più in basso, e vincerà.
Ma ne sono sicuro, alla fine cadrà pure lui.
E via così, sperando che nel mentre ci saremmo occupati con maggiore radicalità dell’ambiente che ci ospita e dei nostri simili.
Sperando che nel frattempo non ci saremo fatti troppo male.


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